C’è il quasi 40enne che, nell’arco di un anno, è entrato e uscito dal mondo del lavoro la bellezza di 63 volte (ma è un supplente, e ci può stare…). Però c’è anche la 35enne laureata che in 12 mesi ha cambiato lavoro 10 volte.
Sono alcuni dati – o meglio alcune storie – emersi dal “Rapporto sul mercato del lavoro nella provincia di Reggio Emilia 2007-2012” finanziato dalla Provincia attraverso un assegno di ricerca annuale presso il Dipartimento di Comunicazione e economia dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. Il Rapporto, realizzato dalla ricercatrice Elisa Valeriani (che è anche fresca neopresidente di Ervet, l’agenzia della Regione Emilia-Romagna per la valorizzazione del territorio), analizza i dati raccolti dal 2007 a oggi dai Centri per l’impiego della Provincia di Reggio Emilia, senza limitarsi appunto ai semplici numeri, ma indagando sulle persone e sulla realtà sociale che si celano dietro a quei numeri. “Un contributo dunque davvero prezioso per leggere meglio e provare a contrastare la crisi, tanto che l’assessore regionale Bianchi – ha sottolineato il vicepresidente della Provincia, Pierluigi Saccardi – acquisirà come metodologia da applicare in tutta l’Emilia-Romagna questo inedito e approfondito lavoro di analisi dei dati sulla disoccupazione e sul mondo del lavoro”.
L’altra mattina all’aula magna dell’Università – di fronte a una platea composta da rappresentanti di associazioni di categoria, sindacati, enti di formazione e Centri per l’impiego – il Rapporto è stato presentato dalla stessa Elisa Valeriani insieme al vicepresidente della Provincia di Reggio Emilia, Pierluigi Saccardi, e all’assessore regionale al Lavoro, Patrizio Bianchi. Che ha chiuso i lavori, proprio affermando che “il modo più semplice per fare gli economisti è prendere dei numeri ed aggregarli: noi invece preferiamo prenderli per capire cosa succede e poi disaggregarli per arrivare a vedere i volti delle persone che stanno dietro quei numeri”. “Dunque studiare, studiare e studiare, ma soprattutto ascoltare e guardare negli occhi le persone che si rivolgono a voi – è stato l’invito rivolto ai dipendenti dei Centri per l’impiego – Perché questa non è una crisi da una botta e via, ma una crisi prolungata che inevitabilmente finisce per mutare le nostre stesse strutture sociali, creando nuove e profonde fratture: e soltanto stando in mezzo alla gente, ascoltando le persone che stanno male possiamo comprendere questi numeri e ripensare il nostro welfare”.
E quanto, ma soprattutto chi e come, questa crisi abbia colpito nella nostra provincia, lo ha ben spiegato Elisa Valeriani, snocciolando grafici e tabelle del suo Rapporto che, innanzitutto, conferma come in questi ultimi anni sia aumentato il lavoro temporaneo e flessibile: “Si entra e si esce sempre più spesso dal mercato del lavoro e si riduce la possibilità di “rimanere dentro” una volta entrati”. Nel rapporto-Valeriani i dati, fondamentalmente quelli di avviamenti e cessazioni dei rapporti di lavoro registrati dai Centri per l’impiego reggiani, “scompaiono” per lasciare spazio ad una nuova visione: persone (offerta di lavoro), imprese (domanda di lavoro) e territorio (il mercato provinciale).
Per quanto riguarda le persone, ecco allora che si scopre come la crisi nel Reggiano abbia colpito – più in città che in provincia (Castelnovo Monti mantiene una condizione sostanzialmente invariata e gli altri distretti soffrono solo marginalmente) – più i giovani sia non diplomati (15-19 anni) sia laureati (25-29 anni) che non le classi di età di persone già professionalizzate (la fascia 45-49 anni ha addirittura un saldo positivo dell’1,7%, probabilmente “perché le imprese trovandosi costrette a contenere i costi tendono a privilegiare figure già professionalizzate che non necessitano di investimenti importanti in formazione”). Più le donne (nel 2007 rappresentavano il 46% degli occupati, ora appena il 44,3%) degli uomini (colpiti maggiormente dalla crisi economica nel 2009, ma che successivamente hanno risposto meglio recuperando con maggiore velocità). Più gli italiani degli stranieri (tanto in cinque anni gli extracomunitari occupati sono cresciuti dal 20% al 25% del totale). “Nel 2009, l’anno della crisi più pesante, gli italiani hanno subito il calo più significativo a fronte del miglior risultato del quinquennio per i cittadini extracomunitari e oggi sono proprio gli stranieri ad avere contratti di durata più lunga, mentre gli italiani sono quelli che cambiano più spesso lavoro”, ha aggiunto Elisa Valeriani.
Già, la flessibilità: “Se la maggior parte delle persone viene avviata al lavoro una sola volta ogni anno, oltre 10.000 reggiani in un anno sono comunque avviati tra le 2 e le 5 volte – ha concluso la ricercatrice – Il fenomeno assume poi un profilo particolarmente critico qualora si osservi che sono mediamente quasi 700 le persone che in un anno sono occupate tra le 6 e le 10 volte; fino ad arrivare ai 10 reggiani che ogni anno vengono avviati, e conseguentemente cessati, più di 41 volte, il che significa mediamente 2/3 giorni di impiego ogni volta”. Le persone avviate più di 11 volte all’anno (fino al record di 63 volte del supplente) sono prevalentemente impiegate nel settore dei servizi alla persona e, appunto, nella scuola e “rappresentano un fattore particolarmente critico che richiede risposte specifiche”.









