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Commercio, Confesercenti Emilia-Romagna: tra il 2014 e il 2025 sparite quasi 5.900 imprese di vicinato

L'81% dei comuni ha perso almeno un'attività di base

Oltre 2,3 milioni di residenti vivono in comuni dove manca almeno uno dei 21 servizi essenziali. Edicole quasi dimezzate, calzature -40%, macellerie -27%. E la popolazione non cala: è il modello della prossimità a essere sotto pressione.

La desertificazione commerciale avanza anche in una delle regioni più dinamiche del Paese. Tra il 2014 e il 2025, in Emilia-Romagna sono scomparse 5.895 imprese di vicinato di base – dai forni ai minimarket, dalle macellerie alle edicole, dai bar alle ferramenta – con un calo dell’11,2% delle 21 categorie commerciali essenziali analizzate: da 52.504 a 46.609 localizzazioni, al ritmo di oltre 1,4 chiusure nette al giorno. È quanto emerge dall’analisi condotta da Confesercenti Emilia-Romagna sui dati dell’Osservatorio regionale, che confronta le localizzazioni registrate al 31 dicembre 2014 e al 31 dicembre 2025.

Il fenomeno tocca ormai la quasi totalità del territorio: 266 comuni su 330 – l’81% – hanno perso almeno un’attività di base nel periodo considerato, e 94 ne hanno perse tre o più. Oltre 2,3 milioni di emiliano-romagnoli, più della metà della popolazione regionale, vivono oggi in comuni in cui manca almeno una delle 21 attività essenziali, e per soddisfare bisogni primari sono costretti a spostarsi fuori dal proprio comune.

Il dato più pesante è quello delle edicole: -816 punti vendita tra il 2014 e il 2025, il -47,6%, quasi uno su due. Seguono calzature e accessori (-40,2%), ferramenta (-28,2%), macellerie (-27,2%, con oltre 301mila residenti ormai privi di una macelleria nel proprio comune) ed elettronica di consumo (-24,2%), quest’ultima colpita anche dalla delocalizzazione delle vendite verso le piattaforme online.

A differenza di altre aree del Paese, il fenomeno non si spiega con lo spopolamento: la popolazione regionale è stabile, anzi in lieve crescita (da 4,43 a 4,48 milioni di residenti). A essere sotto pressione è il modello stesso del commercio di prossimità, stretto tra la delocalizzazione delle vendite verso l’e-commerce – si stima che nel 2025 i pacchi generati dagli acquisti online circolati in regione abbiano raggiunto quota 80 milioni, +14% in due anni – l’aumento dei costi di gestione e la difficoltà del ricambio generazionale. Pesa anche l’erosione del potere d’acquisto: tra il 2019 e il 2024 i consumi reali delle famiglie emiliano-romagnole sono scesi dell’11,7%, più del Nord-est (-9,4%) e della media nazionale (-9,2%).

Contro la desertificazione commerciale Confesercenti ha presentato una proposta di legge di iniziativa popolare per la rigenerazione urbana e il commercio di prossimità: una legge quadro nazionale che prevede un Piano contro la desertificazione, misure fiscali a sostegno dei negozi esistenti e delle nuove aperture, regole più eque rispetto ai giganti del web e un Fondo dedicato con un Osservatorio nazionale al MIMIT. La raccolta firme è in corso, online con SPID o CIE sul portale del Ministero della Giustizia e nei punti di raccolta sul territorio, fino al 25 novembre.

“La rete di vicinato si sta ritirando nonostante la popolazione tenga: è il segnale che il problema non è demografico ma strutturale», dichiara Dario Domenichini, presidente di Confesercenti Emilia-Romagna. «La chiusura dell’ultimo negozio di un paese non è solo un dato economico: significa costringere residenti, spesso anziani, a spostarsi anche per i bisogni quotidiani. Servono politiche mirate: un regime fiscale di vantaggio per chi apre nei comuni più colpiti, più poteri e strumenti ai sindaci per attrarre le attività di base, e un Fondo per la rigenerazione urbana, alimentato anche da un’addizionale dell’1% sui ricavi dei grandi operatori internazionali del commercio elettronico. È la direzione della proposta di legge di iniziativa popolare che Confesercenti sta portando avanti in tutto il Paese: invitiamo gli emiliano-romagnoli a firmarla”.

MISURE PER LA RIGENERAZIONE URBANA DEL COMMERCIO E DEI SERVIZI DI PROSSIMITÀ

Questa proposta di legge, intitolata “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”, mira a contrastare la desertificazione commerciale e a sostenere in modo strutturale i piccoli negozi e i servizi locali.

L’obiettivo principale è garantire la continuità dei servizi essenziali per i residenti, tutelando la rete degli esercizi di vicinato e i presìdi multiservizio, rafforzando al contempo il tessuto economico e sociale dei territori.

Ecco i punti chiave del provvedimento:

  • Istituzione delle ZESpro: Il cuore della riforma è la creazione delle Zone Economiche Speciali di Prossimità (ZESpro). Si tratta di aree urbane o periurbane, individuate dalle Regioni, dove verranno concentrate misure specifiche per sostenere le imprese del commercio e dei servizi.
  • Agevolazioni e Semplificazioni: All’interno delle ZESpro, le imprese potranno beneficiare di un regime fiscale di vantaggio, incentivi per l’avvio o il rilancio delle attività, sostegno finanziario e una significativa semplificazione amministrativa.
  • Risorse Finanziarie: Per finanziare questi interventi, viene istituito un fondo dedicato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy con una dotazione di 600 milioni di euro per l’anno 2026 e 600 milioni di euro annui a decorrere dal 2027.
  • Monitoraggio: È prevista la nascita di un Osservatorio nazionale per monitorare l’efficacia delle misure e supportare le politiche di settore.
  • Attuazione: La legge delega il Governo ad adottare, entro 12 mesi dall’entrata in vigore, i decreti legislativi necessari per definire l’organizzazione e i requisiti delle ZESpro, in coordinamento con le Regioni e gli enti locali.

In sintesi, la proposta vuole trasformare i centri urbani e le aree periferiche in zone economicamente attrattive, incentivando l’aggregazione tra imprese e proteggendo i servizi di vicinato che sono fondamentali per la vita quotidiana dei cittadini.

















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