“Il lavoro femminile misura la qualità dello sviluppo. Reggio è una provincia forte, capace di produrre ricchezza, ma non può accettare che troppe donne restino fuori dal mercato, vengano spinte verso il part-time o si perdano nella fase più matura della vita lavorativa. La strada è chiara: partecipazione nelle imprese, contrattazione aziendale, stabilizzazioni, welfare e condivisione dei carichi di cura”.
Così Rosamaria Papaleo, leader Cisl Emilia Centrale, sul report che indaga il mercato del lavoro in tutta la regione, realizzato da Cisl Emilia-Romagna.
OCCUPAZIONE FEMMINILE: REGGIO TERZ’ULTIMA IN REGIONE
Nel 2025 il tasso di occupazione femminile a Reggio Emilia si ferma al 66,8%, quasi tre punti sotto la media regionale (69,6%) e 17,8 punti sotto quello maschile provinciale (84,6%). La traiettoria preoccupa: per le donne Reggio segna il peggior dato del triennio, dal 68% del 2023 al 66,8% del 2025, mentre gli uomini salgono dall’82,7% all’84,6%.
IL NODO 55-64 ANNI
Il dato più duro riguarda la fascia 55-64 anni: occupazione femminile al 51,3%, peggior dato regionale, undici punti sotto la media emiliano-romagnola (62,4%) e 24 punti sotto gli uomini reggiani (75,3%). Anche altrove il distacco resta forte: tra 25 e 34 anni lavorano l’81,1% degli uomini e il 68,1% delle donne; tra 45 e 54 anni il 96,8% contro il 77,2%. Non c’è solo ingresso, ma permanenza: maternità, cura, carriere interrotte e anziani pesano sulle donne.
DISOCCUPAZIONE SOPRA LA MEDIA REGIONALE
Nel 2025 la disoccupazione femminile reggiana è al 6,3%, in forte aumento sul 2024 (3,7%), sopra il dato regionale (4,6%) e più del doppio di quella maschile provinciale (2%). Attenzione all’inattività: le donne che non cercano più lavoro sono il 34,3%, quarto peggior dato in regione, contro il 21,1% degli uomini reggiani, record regionale. È la zona grigia in cui spariscono reddito e pensione futura.
PART-TIME E CONTRATTI: LA LEVA È IN AZIENDA
Il 63,3% delle assunzioni part-time riguarda le donne. Il tempo determinato pesa sull’80% delle assunzioni femminili, contro il 75,1% maschile. C’è però un dato da non disperdere: le assunzioni femminili a tempo indeterminato sono al 20%, quasi sette punti sopra la media regionale del 13,2%. Una base esiste, ma va allargata. Nelle trasformazioni a tempo indeterminato prevalgono gli uomini con il 56,9%; nei passaggi da tempo indeterminato a tempo parziale pesano le donne, al 69,1%.
“Questi numeri dicono che la battaglia evocata nei convegni spesso non è nemmeno giocata – attacca Papaleo –. La leva è portare la questione femminile dentro le imprese, dove si decidono orari, organizzazione, premi, flessibilità, carriere. La contrattazione aziendale deve sprigionare il suo potenziale: welfare, permessi, banca ore, sostegni a genitorialità e cura degli anziani, premi che non penalizzino maternità e part-time. Reggio ha talento femminile, ma troppo spesso lo lascia fuori dalla pista”.
UNIMORE: ECCELLENZA E DIVARIO CONVIVONO
A un anno dalla laurea 3+2 all’Università di Modena e Reggio Emilia, i risultati sono spesso i migliori della regione: stipendi più alti, più indeterminato e meno part-time involontario. Ma il divario resta: laureate più numerose dei maschi (962 contro 920), ma meno occupate (88% contro 91,9%), con meno contratti fissi (35,9% contro 46,6%), più tempo determinato (26,8% contro 13,6%) e più part-time (11,4% contro 2,2%). Busta paga: 1.500 euro per le donne, 1.740 per gli uomini, gap di 240 euro. “Il problema non è la preparazione delle donne – conclude Papaleo – ma il modo in cui il mercato ne riconosce il valore”.









