Una giovane donna pakistana di 22 anni è riuscita a sfuggire a anni di maltrattamenti e coercizioni grazie al suo coraggio e all’attivazione del “Codice Rosso” da parte della Procura di Reggio Emilia. La vicenda, che evoca l’orrore del caso di Saman Abbas, si conclude questa volta con un epilogo diverso e più giusto: la condanna dei genitori della ragazza a due anni e 15 giorni di carcere.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Reggio Emilia e condotte dai Carabinieri di Boretto e Guastalla, hanno portato alla luce anni di abusi, iniziati nel 2017 e proseguiti fino al maggio 2023. La giovane, punita per una relazione sentimentale non approvata, veniva isolata, privata del cellulare e costretta a viaggi forzati in Pakistan. La situazione culminò nel 2018, quando fu obbligata a un matrimonio forzato con un cugino. Negli anni seguenti subì violenze fisiche e psicologiche, tra cui percosse, notti chiusa in cantina e un aborto forzato sotto minacce.
Nonostante le minacce e il pericolo di ritorsioni, la ragazza trovò il coraggio di denunciare tutto ai Carabinieri e poi alle autorità giudiziarie. Il Tribunale ha emesso un provvedimento di divieto di avvicinamento e definito le azioni dei genitori come manifestazione di una mentalità “maschilista e dispotica”, contraria ai diritti fondamentali tutelati dall’ordinamento italiano. Questa condanna rappresenta un passo importante nella tutela dei diritti delle vittime di violenza familiare, offrendo alla giovane la possibilità di costruirsi un futuro libero e dignitoso.









