Sono 512 le imprese del settore dei dispositivi medici con sede in Emilia-Romagna, per un totale di oltre 14.500 occupati e oltre 131 milioni di euro investiti in ricerca e innovazione. Un ecosistema industriale ad alta intensità tecnologica, dove oltre la metà degli addetti possiede un titolo universitario o post-universitario e il 9% degli occupati è impiegato in attività di ricerca e innovazione.
Numeri che confermano il ruolo strategico dell’Emilia-Romagna e del distretto biomedicale di Mirandola come il principale polo europeo del settore, capace di coniugare manifattura avanzata, innovazione, competenze e integrazione tra imprese, ricerca e territorio. I dati, elaborati dal Centro Studi di Confindustria Dispositivi Medici, sono stati illustrati oggi nel corso dell’evento “Emilia-Romagna motore d’innovazione. Futuro e competitività del distretto biomedicale”, promosso da Confindustria Dispositivi Medici, in collaborazione con Confindustria Emilia-Romagna e Confindustria Emilia Area Centro presso l’Auditorium Rita Levi Montalcini di Mirandola.
L’incontro si è svolto nel giorno dell’anniversario del sisma del 2012, una ricorrenza dal forte valore simbolico per il territorio e per un distretto che negli anni ha saputo trasformare la resilienza in capacità di rilancio e sviluppo. Al centro del confronto le grandi trasformazioni che stanno attraversando la sanità e l’industria dei dispositivi medici in Italia e nello specifico sul territorio: digitalizzazione, intelligenza artificiale, nuove tecnologie, sostenibilità delle filiere, attrazione dei talenti e infrastrutture per la competitività.
Nel corso dell’iniziativa è stato ribadito il valore strategico del distretto biomedicale di Mirandola come ecosistema integrato capace di coniugare innovazione, manifattura avanzata e competenze altamente qualificate, rafforzando il posizionamento dell’Emilia-Romagna nel panorama europeo della salute e delle tecnologie medicali.
“Il distretto biomedicale di Mirandola – hanno affermato il Presidente della Regione Michele de Pascale e il Vicepresidente Vincenzo Colla – rappresenta una delle eccellenze industriali e tecnologiche più importanti del nostro Paese, capace di coniugare innovazione, competenze e qualità produttiva. Il 20 maggio è una data che richiama una ferita profonda per questo territorio, ma anche la straordinaria capacità di reagire e ripartire dimostrata da imprese, lavoratori e comunità locali dopo il sisma. Per questo, aver scelto proprio questa giornata per riflettere sul futuro del distretto vuol dire riconoscere la forza di un ecosistema unico che, grazie alla capacità di tenere in relazione imprese, università, tecnopolo, laboratori, si è imposto come punto di riferimento a livello internazionale. Guardare in prospettiva significa parlare di ricerca, attrazione di talenti, investimenti sulla sostenibilità, di filiere strategiche per la salute dei cittadini. Un patrimonio economico, scientifico e sociale per tutta l’Emilia-Romagna e per l’Italia, che incarna il modello con cui vogliamo continuare a distinguerci nel mondo e che vogliamo continuare a sostenere”.
“Il distretto biomedicale di Mirandola rappresenta una delle espressioni più avanzate della capacità industriale italiana: un territorio che ha saputo costruire nel tempo una filiera altamente specializzata, competitiva sui mercati internazionali e capace di generare innovazione, occupazione qualificata e valore per il sistema salute. Oggi, in uno scenario globale segnato da profonde trasformazioni tecnologiche e geopolitiche, il biomedicale è chiamato ad affrontare sfide decisive legate alla competitività industriale, all’autonomia strategica europea, alla resilienza delle filiere e alla capacità di attrarre competenze e investimenti. Per questo Mirandola non è soltanto un’eccellenza territoriale, ma un asset strategico nazionale ed europeo da valorizzare e rafforzare attraverso politiche industriali, innovazione e collaborazione tra imprese, istituzioni e mondo della ricerca”, ha dichiarato Fabio Faltoni, Presidente di Confindustria Dispositivi Medici.
“Il distretto di Mirandola è un hub tecnologico globale, terzo polo biomedicale al mondo e vero “cuore manifatturiero d’Europa”. Con un tasso di innovazione del 41,7%, quasi triplo rispetto alla media nazionale, le nostre imprese non si limitano a produrre, ma generano valore reale e soluzioni d’avanguardia per la salute. La nostra forza risiede nella capacità di fare rete e in una proiezione internazionale che vede oltre la metà delle nostre associate esportare con successo. Per restare il motore d’innovazione del Paese, dobbiamo ora puntare tutto sul capitale umano e sulla sostenibilità, trasformando le sfide globali in nuove opportunità di crescita, per questo bisogna investire nell’alta formazione e colmare i gap strutturali su mobilità ed energia. È necessario quindi che le istituzioni a livello nazionale credano in questo distretto quanto ci credono gli investitori esteri, collaborando con noi per snellire la burocrazia e potenziare i servizi. Solo così il “motore” emiliano potrà continuare a guidare la competitività del Paese”, ha dichiarato Marco Fantoni, Presidente della Filiera Salute di Confindustria Emilia area Centro.
“Essere qui, a quattordici anni di distanza dal terremoto del 2012, ha un valore simbolico ulteriore, perché il distretto biomedicale di Mirandola continua a dimostrare la propria capacità di produrre, innovare e guardare al futuro con determinazione. Questo appuntamento rappresenta un’occasione importante per valorizzare e riportare la giusta attenzione su una realtà di eccellenza, riconosciuta a livello mondiale. Realtà che garantisce al Paese una produzione strategica e che deve poter contare sulla piena collaborazione tra imprese, istituzioni, università e centri di ricerca per continuare a generare valore, occupazione qualificata e sviluppo”, ha affermato Letizia Budri, Sindaco di Mirandola.
“Negli ultimi quattro anni, durante il mio mandato alla guida di Confindustria Emilia-Romagna – ha dichiarato la Presidente di Confindustria regionale Annalisa Sassi concludendo l’incontro – le nostre imprese hanno dimostrato una capacità straordinaria. Hanno gestito la crisi energetica, ricostruito dopo l’alluvione, navigato l’inflazione, iniziato a integrare l’intelligenza artificiale, ripensato le supply chain. Oggi l’unica variabile certa è l’instabilità: per questo è fondamentale garantire condizioni che favoriscano davvero gli investimenti e la crescita, liberare energie, valorizzare il potenziale delle nostre aziende e dei nostri lavoratori. Occorrono politiche più incisive a tutti i livelli per l’attrattività, lo sviluppo e la competitività del territorio”.
“L’intelligenza artificiale è già una realtà diffusa: il 77% dei lavoratori ha avuto un’esperienza diretta con queste tecnologie. Oggi però il tema non è più adottarla, ma trasformarla in valore concreto su ricavi, costi e qualità. In Emilia-Romagna, e nel distretto biomedicale, la sfida è passare dalla sperimentazione all’integrazione nei processi produttivi, per rafforzare un vantaggio competitivo già distintivo. La vera differenza la faranno quelle imprese capaci di tradurre l’AI in applicazioni industriali concrete, dentro la filiera e nei processi core”, ha affermato Gianluca Focaccia, Partner EY, Responsabile ufficio di Bologna e dell’Emilia-Romagna.
L’incontro ha visto la partecipazione, tra gli altri, della Vice Capo di Gabinetto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy Elena Lorenzini, il cui intervento ha concluso i lavori.
Nel corso delle tre tavole rotonde sono stati approfonditi i temi dell’innovazione e dell’ecosistema tecnologico, del capitale umano e delle competenze, oltre al nodo strategico delle infrastrutture e della connettività tra i distretti produttivi, elementi considerati centrali per rafforzare la leadership del biomedicale emiliano-romagnolo nel panorama europeo.









