
Un ulteriore, simbolico, “gradino” per entrare nell’universo di un artista profondamente modenese, capace di trasformare oggetti, memorie e frammenti di realtà in un linguaggio personale e riconoscibile. Modena rende omaggio a Lucio Riva (1928-2014) con una mostra che ne ripercorre il lungo percorso creativo, restituendone il legame viscerale con la città.
Il Complesso culturale ex chiesa San Paolo di via Selmi 63 ospita, infatti, dal 19 aprile al 2 giugno 2026, la mostra “Lucio Riva, (al 76° gradino)”, a cura di Marco Pierini, con la collaborazione di Costanza Neve. L’esposizione, organizzata dall’associazione culturale Ricognizioni sull’Arte con il patrocinio e il sostegno del Comune di Modena, viene inaugurata sabato 18 aprile alle ore 18.
La mostra è stata presentata in anteprima alla stampa venerdì 17 aprile alla presenza dell’assessore alla Cultura Andrea Bortolamasi, del curatore Marco Pierini e del coordinatore del progetto Achille Coriani.
«Lucio Riva ha segnato profondamente il clima culturale della città, con un lavoro unico e riconoscibile, fatto di ricerca, libertà e meraviglia – ha evidenziato Bortolamasi – Questa mostra è un omaggio collettivo al suo percorso e al legame mai interrotto con Modena, con l’obiettivo di valorizzarne l’eredità e farla conoscere anche alle nuove generazioni».
Il titolo della mostra richiama alle esposizioni domestiche che Riva organizzava tra il 1982 e il 2002 nella sua casa-studio di via del Teatro, appunto al “75°gradino”, luogo simbolico della sua attività. In quello spazio, aperto al pubblico in modo informale, l’artista costruiva un rapporto diretto con visitatori e appassionati, coerente con una visione dell’arte come esperienza condivisa e quotidiana.
Nel dettaglio, il percorso espositivo comprende oltre 130 opere tra dipinti e assemblaggi, insieme a numerosi taccuini, provenienti da collezioni private e dalla famiglia. Pur non configurandosi come una retrospettiva in senso stretto, la mostra restituisce in modo ampio e articolato l’intero sviluppo della ricerca di Riva, attraversando tecniche, materiali e stagioni creative differenti.
Queste opere, nate dalla combinazione di elementi diversi, non rappresentano un ripiego ma un’evoluzione coerente della sua ricerca, in cui l’artista esercita una libertà creativa sempre più ampia, manipolando e reinventando materiali e significati.
Un’attenzione particolare è dedicata al disegno, spesso considerato marginale rispetto all’opera compiuta ma in realtà centrale nel processo creativo dell’artista. In esposizione piccole carte, appunti visivi e taccuini, alcuni dei quali consultabili virtualmente attraverso dispositivi digitali messi a disposizione del pubblico, che permettono di entrare nel laboratorio intimo del suo lavoro.
Dagli esordi figurativi del secondo dopoguerra, Riva approda progressivamente a una pittura personale, essenzialmente astratta e prevalentemente geometrica, arricchita nel tempo da forme organiche, elementi di scrittura, collage e riferimenti letterari. Negli anni più maturi, accanto alla pittura, assume un ruolo sempre più rilevante la pratica dell’assemblaggio: oggetti di antiquariato o modernariato, recuperati nei mercatini o nel suo studio, vengono accostati, rielaborati e trasformati in nuove composizioni, cariche di rimandi simbolici e stratificazioni di senso.
Nato a Campogalliano nel 1928, Lucio Riva si avvicina presto al lavoro e, dopo un’esperienza nel settore assicurativo, decide alla fine degli anni Cinquanta di dedicarsi interamente all’arte. A partire dagli anni Sessanta avvia un’intensa attività espositiva, con mostre personali e collettive a Modena e fuori dal contesto locale, trovando nella Galleria La Sfera un punto di riferimento importante. Nel 1979 la Galleria Civica di Modena gli dedica una significativa mostra antologica, sancendo il riconoscimento istituzionale del suo lavoro. Pur partecipando a numerose esposizioni, Riva mantiene sempre un profilo appartato, privilegiando un rapporto diretto e personale con il pubblico.
La mostra è visitabile dal venerdì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19; sono previste aperture straordinarie il 25 aprile e il 2 giugno, mentre resterà chiusa il 1° maggio. L’ingresso è gratuito. L’esposizione è accompagnata da un catalogo edito da Aguaplano, con contributi critici e materiali di approfondimento dedicati all’opera dell’artista.









