“La Commissione Europea ha appena chiesto ai Paesi membri di ridurre l’utilizzo di idrocarburi e si parla sempre più spesso di razionamento. È un segnale preciso, che arriva mentre alla pompa un lavoratore modenese paga il diesel 2,10 euro al litro, erodendo uno stipendio già colpito da un’inflazione tornata a correre. Non aspettiamo che la crisi diventi emergenza: chiediamo ai datori di lavoro pubblici e privati di aprire un confronto per mappare chi può lavorare da remoto. Sarebbe la risposta più concreta, più equa e più immediata che il sistema delle relazioni industriali possa dare”.
Rosamaria Papaleo, leader della Cisl Emilia Centrale, propone di aprire il dossier del lavoro da remoto, evitando il dibattito ideologico sullo smart working ma segnalando che dai 70 mila ai 100 mila lavoratori modenesi potrebbero essere coinvolti con forme smart. Non per lavorare tutti da casa ogni giorno ma per ridurre sensibilmente gli spostamenti settimanali, producendo un risparmio reale per le famiglie e un contributo misurabile alla riduzione dei consumi di idrocarburi.
“Il vento dell’austerity soffia forte: essere pronti ad attivare una misura condivisa significa tutelare i lavoratori e lasciare il carburante alle filiere come autotrasporto e logistica, che riforniscono i supermercati e sostengono il manifatturiero”, osserva Papaleo.
LO STRUMENTO
“Attenzione: nessuno vuole il ritorno all’applicazione forzosa dello smart working scattata in pandemia. Stavolta la Comunità non dovrebbe subire lo strumento, ma avrebbe l’opportunità di costruire un’applicazione sartoriale per il proprio sistema economico e amministrativo, senza imposizioni né approssimazioni. Con l’esperienza fatta in passato ora siamo pronti per mettere a terra un lavoro da remoto più efficiente e funzionale”, avverte Papaleo, che indica il luogo per questa analisi: Modena ha attivato da quasi due anni un tavolo sull’economia del territorio, nato dal patto tra l’Amministrazione Mezzetti e i sindacati. Potrebbe essere il luogo giusto per riunire, con una visione più ampia, Provincia, Camera di Commercio, parti datoriali e amministrazioni pubbliche.
A CONTI FATTI
I numeri parlano chiaro. Un dipendente modenese tipo che percorre 40 chilometri al giorno tra casa e lavoro con un’auto diesel di piccola cilindrata da 6 litri ogni 100 km ora spende oltre 107 euro al mese solo di carburante, contro gli 88 euro di novembre scorso: quasi 20 euro in più al mese, oltre 230 euro in più all’anno. Su uno stipendio medio, già allo stremo, questa voce pesa sempre più. Anche solo un giorno a settimana di lavoro da remoto riduce quella spesa di un quinto, trasformando un’emergenza in welfare con un modello organizzativo calibrato sulla congiuntura.
La Cisl sa che questa proposta non piace a molti datori di lavoro. La cultura della presenza è radicata, talvolta per ragioni concrete. Ma distinguere chi è essenziale in sede da chi può lavorare a distanza è oggi la scelta più saggia nell’interesse della Comunità.
DUE NODI MOLTO LOCALI
La crisi dei carburanti riassume due problemi cronici del territorio. I prezzi degli affitti hanno spinto molte persone a vivere lontano dal luogo di lavoro, aumentando i chilometri quotidiani e il peso del caro carburante. In più, il trasporto pubblico è strutturato soprattutto sulle esigenze degli studenti, spesso incompatibili con quelle di chi lavora. “Due nodi che non si sciolgono da soli, ma che una mappatura intelligente del lavoro da remoto può allentare già oggi, senza attendere infrastrutture o incentivi statali”, conclude Papaleo.


