Come d’abitudine lo scoppio di un nuovo conflitto si porta dietro gli immancabili aumenti delle materie prime e in particolare del petrolio. Puntuale come al solito arriva il grido di dolore delle imprese preoccupate dell’aumento dei costi e “Ça va sans dire” delle possibili ripercussioni per l’occupazione e i lavoratori.
In realtà le ripercussioni per lavoratori e pensionati sono già arrivate.
Federconsumatori stima che l’aumento dei prezzi per le famiglie, tra elettricità, gas e carburante, arriverà a pesare fino a 650 euro in più in un anno.
Nell’ambito dell’ultima legge di stabilità per il 2026 il Governo aveva riconosciuto ai lavoratori dipendenti un vantaggio fiscale che poteva arrivare fino a 440 euro annui. Mentre per le pensioni le rivalutazioni sono comprese tra i 30 e i 200 euro l’anno.
E’ lampante come lo scoppio di una guerra oltre che uccidere chi vive in quei Paesi, impoverisca anche lavoratori e pensionati degli altri Paesi.
E’ evidente dunque perché come sindacato e come rappresentanti dei lavoratori e dei pensionati ci battiamo per la pace: perché è economicamente più conveniente.
In base al nostro campione di aziende ceramiche esaminate in provincia di Modena, nel 2024 (ultimo dato disponibile) il risultato d’esercizio è stampo complessivamente di 70 milioni di euro. Per il settore metalmeccanico il risultato d’esercizio è di oltre 150 milioni di euro, sempre riferito al 2024.
“Alle imprese diciamo: rimettete in circolo gli utili che vi siete portati a casa in questi anni – dichiarano Alessandro De Nicola e Fernando Siena, rispettivamente segretario generale CGIL Modena e responsabile politiche industriali della segreteria provinciale – anche lavoratori e pensionati subiscono gli aumenti dovuti ai costi energetici; mica ne sono esonerati. E sicuramente lavoratori e pensionati hanno meno strumenti per difendersi da questi rincari”.
Gli interventi di sostegno che da più parti si auspicano devono essere di sostegno ai redditi di lavoratori e pensionati che ricordiamo, al netto dei rincari energetici, continuano ad essere tra i più bassi d’Europa. Alle istituzioni diciamo di fare molta attenzione ai sostegni alle imprese: bisogna sostenere il lavoro e non i profitti finanziari già abbondantemente foraggiati da misure fiscali di favore.


