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Verso l’8 marzo, indagine Lapam Confartigianato sulla condizione femminile

Modena sesta provincia in Italia per numero di imprenditrici laureate

In vista dell’8 marzo, l’ufficio studi Lapam Confartigianato ha svolto un focus proprio sulla condizione femminile nella provincia di Modena analizzando servizi di welfare e mercato del lavoro, due temi direttamente collegati perché la presenza di servizi per le famiglie favorisce la partecipazione delle donne al mondo del lavoro e permette di rendere attrattivo il territorio. E numeri alla mano, essere genitori a Modena è, almeno a livello statistico, meno arduo che altrove.

Circa un terzo dei bambini sotto i tre anni usufruisce dei servizi comunali per l’infanzia, pari al 32,9% in provincia di Modena, con valori quasi doppi rispetto al 16,8% della media nazionale, cifra che posiziona la provincia modenese al settimo posto a livello nazionale tra le province più virtuose d’Italia. A questo si aggiunge la copertura quasi completa della scuola dell’infanzia per la fascia 4-5 anni, frequentata dal 94,9% dei bambini nel modenese. Questo garantisce un’infrastruttura che dovrebbe liberare tempo, in particolare alle giovani donne, in genere più coinvolte nelle attività di cura della famiglia, per permettere loro di coltivare una carriera lavorativa soddisfacente. Eppure il divario di genere rimane e va a penalizzare le donne fin dai loro primi passi nel mondo del lavoro. Tra gli under 30, infatti, se il 9,7% dei ragazzi in provincia di Modena fatica ad entrare nel mondo del lavoro, il dato raddoppia al 18,5% per le coetanee. Questo nonostante siano mediamente più istruite: si iscrive all’università il 58,7% delle neo-diplomate di Modena a fronte del 45,6% dei neo-diplomati modenesi. Tuttavia, è proprio l’incrocio tra l’alta formazione disponibile sul territorio e la qualità della vita offerta a generare un fenomeno in controtendenza rispetto al resto del Paese. Modena si conferma territorio fortemente attrattivo per i giovani laureati, capace di richiamare capitale umano qualificato da fuori. E più spesso sono le giovani ragazze laureate che scelgono di trasferire la loro residenza qui, pari a 17,2 ogni mille laureate con meno di 40 anni residenti a Modena (sono 13,7 ogni mille i colleghi).

Questo flusso di “cervelli femminili” in entrata non si traduce solo in lavoro dipendente altamente qualificato, ma alimenta un tessuto imprenditoriale di qualità. Non a caso infatti a Modena quasi la metà degli imprenditori e lavoratori autonomi con laurea è donna (il 47,7%), un dato che colloca l’area tra le prime 6 province in Italia. Le donne rappresentano un pilastro imprescindibile dell’economia locale: nella provincia il 21,6% di imprese è gestito da donne. Le “imprese rosa” si concentrano prevalentemente nel commercio, nell’agricoltura e nei servizi alla persona, ma vantano una presenza significativa anche nella manifattura, vero cuore pulsante dell’Emilia. In quest’ultimo settore, oltre due terzi delle imprese femminili fanno parte del comparto artigiano, concentrandosi in particolare nel tessile-abbigliamento, nell’alimentare e nella fabbricazione di prodotti in metallo, in perfetta continuità con la vocazione meccanica del territorio.

«Non siamo di fronte alla cosiddetta “imprenditoria per necessità”, che nasce in assenza di alternative occupazionali e spesso dà vita a realtà fragili – sottolinea Rita Cavalieri, presidente del Movimento Donne Lapam Confartigianato –. Al contrario, assistiamo alla nascita di imprese solide, frutto di scelte consapevoli e di una chiara visione strategica orientata al lungo periodo. Scegliere di avviare un’impresa significa costruire un percorso professionale fondato sull’autonomia e sulla piena espressione delle proprie competenze. L’indipendenza economica che ne deriva è un elemento centrale: consente di pianificare il proprio futuro con maggiore stabilità e consapevolezza, contribuendo al tempo stesso alla competitività del sistema economico locale».

















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