
Sono 12.000 le famiglie reggiane chiamate a collaborare rispondendo alle domande del questionario “Scuole Aperte” al fine di capire qual è l’organizzazione familiare attuale rispetto alla copertura pomeridiana e quali sono le esigenze che restano eventualmente scoperte.
L’indagine è funzionale all’obiettivo principale di Scuole Aperte: ampliare lo spettro delle proposte coinvolgendo anche soggetti della comunità che possano apportare nuove opportunità e contenuti. I genitori potranno così contribuire a progettare un tempo scolastico che mette al centro le esigenze dei ragazzi e le richieste delle famiglie sia in termini di conciliazione dei tempi casa lavoro sia di possibili nuove ambiti di apprendimento. Con “Scuole Aperte” l’Amministrazione comunale intende infatti sperimentare un approccio alla scuola come punto di riferimento per la comunità del territorio, anche ampliando l’offerta educativa sia in termini di fascia pomeridiana sia di opportunità.
“Negli ultimi anni la nostra città è cambiata – ha spiegato Marwa Mahmoud assessora alle Politiche educative – e per offrire risposte davvero adeguate ai tempi, dobbiamo partire da un’analisi scientifica dei bisogni. Per questo abbiamo scelto di coinvolgere tutte le famiglie con figli che frequentano dall’ultimo anno della scuola dell’infanzia, la scuola primaria e secondaria di prima grado, sia statale che paritaria: solo dati reali ci permetteranno di costruire soluzioni credibili e coerenti. Questa analisi ci consentirà anche di fotografare ciò che oggi il territorio offre, punto di partenza per poter creare alleanze, anche inedite, e al contempo valutare i servizi offerti dall’Amministrazione per individuarne eventuali fragilità e punti di forza e poterli aggiornare in base ai bisogni emergenti. Sostenere le famiglie significa, innanzitutto, facilitare la conciliazione tra vita e lavoro. Ma la nostra ambizione va oltre: vogliamo costruire un nuovo modello educativo, condiviso e corale, che metta al centro bambini e ragazzi, accompagni la loro crescita e generi opportunità capaci di ridurre disuguaglianze e isolamento”.
Il progetto è realizzato con la collaborazione degli Istituti comprensivi della città e con l’Istituzione scuole e nidi dell’infanzia del Comune di Reggio Emilia. Vede la collaborazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia sia per quanto riguarda la ricerca sociale (Dipartimento di Comunicazione e Economia) sia per quanto riguarda la componente educativa (Dipartimento di Educazione e Scienze Umane) ed è finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, nell’ambito del bando Partecipazione anno 2025-2026.
Il questionario finalizzato alla raccolta dei dati sarà disponibile a partire da mercoledì 14 gennaio sui registri elettronici degli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado sia statali che paritarie, mentre ai genitori dei bimbi che frequentano l’ultimo anno delle scuole dell’infanzia sarà recapitato via mail. Il questionario è anonimo e i dati raccolti verranno utilizzati esclusivamente a fini scientifici e statistici. Diversi gli ambiti indagati dal questionario: ad esempio si chiede alle famiglie quali sono oggi le soluzioni organizzative attuate per la copertura dei pomeriggi (nonni, babysitter, aiuto tra famiglie, doposcuola, attività sportive, ricreative, organizzate dalla scuola o esterne); se si utilizza un doposcuola comunale o di altro ente, con quale frequenza e anche una valutazione della soluzione adottata sotto diversi aspetti (organizzativo, economico, qualitativo, formativo).
Dopo la fotografia dell’esistente, i quesiti proposti mirano a capire in modo dettagliato le esigenze delle famiglie e in che modo nuove attività pomeridiane dovrebbero essere strutturate per facilitare la vita famigliare: dalla continuità con l’orario scolastico all’articolazione oraria, dalla somministrazione del pasto all’esecuzione dei compiti, dal servizio di trasporto alla disponibilità a contribuire economicamente all’offerta educativa. L’interesse è capire quanto è importante che tali attività facilitino l’organizzazione famigliare, alleggeriscano il carico dei compiti o la formazione di nuove amicizie, favoriscano la partecipazione alla vita del quartiere, supportino l’attività motoria o sportiva o piuttosto il gioco libero, l’autonomia, la socializzazione. Infatti, le domande non riguardano solo la gestione del tempo ma anche la qualità e la tipologia di iniziative che le famiglie vorrebbero all’interno della scuola. Ai genitori viene chiesto di assegnare un punteggio a quanto la presenza di determinate condizioni faciliterebbero l’adesione alla proposta considerando aspetti quali la presenza e la competenza di educatori, la flessibilità delle proposte, le facilitazioni economiche, ma anche la possibilità di frequenza da parte di fratelli o sorelle non iscritti alla stessa scuola. Infine, si esplora anche la propensione delle famiglie a collaborare con altre famiglie nella gestione dei pomeriggi.
Il questionario, compilabile online e attivo fino al 30 gennaio, è disponibile in lingua italiana, inglese e francese. Per agevolare la compilazione delle domande da parte delle famiglie con background migratorio che incontrano difficoltà linguistiche, una versione cartacea, che sarà consegnata direttamente dalle scuole alle famiglie, è disponibile anche in lingua urdu, araba, cinese e albanese, in numero adeguato agli alunni iscritti in ogni istituto.
Un secondo questionario, semplificato e pensato ad hoc, sarà somministrato, previa autorizzazione da parte dei genitori, anche agli alunni delle primarie e delle secondarie, a cura di insegnanti e educatori. Scopo di questo strumento è sondare anche direttamente dai bambini e dai ragazzi quali sono i principali interessi e le attività che svolgono al pomeriggio e quali potrebbero essere le alternative interessanti per loro. L’elaborazione dei dati è prevista per il mese di febbraio a cui seguirà una restituzione pubblica degli esiti dell’indagine. In un momento successivo partirà una sperimentazione in due plessi in due diversi quartieri per provare sul campo il nuovo modello di intervento. Alla sperimentazione saranno chiamati a partecipare i soggetti del territorio interessati a fare una proposta e a costituire un sistema di attori in grado di corrispondere all’idea di una comunità educante, una comunità che si fa carico e si rende corresponsabile, insieme ai soggetti direttamente interessati ovvero le scuole, il Comune e gli educatori, della costruzione della futura comunità di cittadini e cittadine di Reggio e del mondo.


