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Lavoro, Tullia Bevilacqua (Ugl): “In Emilia-Romagna aumentate le malattie professionali”

Gli ultimi dati statistici dell’Inail relativi al primo quadrimestre 2025 evidenziano un calo complessivo delle denunce di infortuni, ma un aumento delle denunce con esito mortale e delle malattie professionali. L’incremento ha riguardato principalmente i settori Industria e servizi e Agricoltura. Le denunce di malattie professionali sono aumentate sia tra gli uomini che tra le donne. Con prevalenza dei lavoratori stranieri, i più colpiti, in media il doppio degli italiani.

 

Sempre in base al report Inail le malattie più frequentemente denunciate sono quelle a carico dell’apparato muscolo-scheletrico, seguite da quelle del sistema nervoso e dell’apparato uditivo. Tra le malattie più gravi, si registrano anche i tumori e le patologie respiratorie.

 

“L’analisi territoriale dell’Inail evidenzia un aumento delle denunce su scala nazionale. Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nei primi 5 mesi del 2025 sono state complessivamente 42.383, ben 3.515 in più rispetto allo stesso periodo del 2024 (+9,0%). L’aumento è del 35,2% sul 2023, del 65,6% sul 2022, del 77,2% sul 2021, del 154,0% sul 2020 e del 54,8% sul 2019. Dunque, c’è una preoccupante progressione. L’aumento del fenomeno interessa il Nord-Est e dunque l’Emilia-Romagna per un 3,2%”: spiega Tullia Bevilacqua, segretario regionale di Ugl Emilia-Romagna.

 

“Dato che non esistono ragioni per ipotizzare la presenza di un più alto livello di nocività nelle aziende del territorio regionale, è molto verosimile pensare che in Emilia-Romagna si operi una ricerca più attenta di queste malattie e si verifichi una più alta adesione, da parte degli operatori sanitari e degli enti di tutela, verso l’obbligo di certificazione delle patologie correlate al lavoro. Ma nonostante questo, il problema rimane”: aggiunge ancora Tullia Bevilacqua.

 

“Come abbiamo visto i settori più colpiti dal fenomeno delle malattie professionali sono industria e agricoltura, mestieri usuranti dove esistono rischi specifici legati in agricoltura a: sostanze chimiche e radiazioni solari, e nell’industria a: rumore, vibrazioni e sollevamento manuale di carichi. Tanto per fare alcuni esempi. In alcuni casi – e ce lo ricorda la cronaca quasi ogni giorno – con l’uso adeguato dei mezzi di protezione e la tenuta di corretti comportamenti dettati dalla legge si potevano evitare eventi traumatici gravi, invalidanti o mortali. In alcuni casi le norme di sicurezza sul lavoro non sono applicate alla lettera”: ricorda, ancora, il segretario regionale di Ugl Emilia-Romagna.

 

Che fare dunque?

“Come sindacato abbiamo chiesto di alzare la guardia agli organismi di controllo e intensificare le verifiche di legge sui cantieri e nei luoghi di produzione. Ma non basta. C’è anche la questione della previdenza e della protezione sociale e professionale dei lavoratori. Francia, Danimarca e Olanda rappresentano modelli che tutelano maggiormente la forza lavoro, con il diritto a prestazioni sanitarie e indennità economiche ed il datore di lavoro che paga l’intero contributo di assicurazione in casi di malattie professionali. E diciamo questo non con l’invito a imitare soluzioni adottate all’estero, ma per ribadire che il sistema esistente in Italia può e deve essere rivisto. Se non vogliamo ogni anno ripetere il cahier de doléances su i morti e le malattie professionali che colpiscono il nostro sistema produttivo”: conclude il segretario regionale Ugl Emilia-Romagna, Tullia Bevilacqua.

















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