Nell’incontro svoltosi al Parlamento Europeo, Giovanni Savorani, Presidente di Confindustria Ceramica, e Vicente Nomdedeu, Presidente ASCER, con il Direttore ‘Energia e Ambiente’ della Direzione Generale per la Concorrenza Anna Colucci, hanno potuto rappresentare in prima persona le principali minacce per l’industria ceramica in Europa, affiancate da una serie di proposte e iniziative volte a risolvere la situazione.

Insieme ai rappresentanti di ASCER e Confindustria Ceramica, erano presenti all’incontro di Bruxelles gli eurodeputati Inmaculada Rodríguez Piñero ed Elisabetta Gualmini (rispettivamente presidente e membro dell’EPCF) e Vicente Soler (del Governo Valenciano).

Le principali questioni affrontate durante l’incontro sono state la necessità di stabilire un quadro di riferimento che consenta agli Stati membri di sostenere finanziariamente settori industriali che difficilmente possono decarbonizzare nel medio e lungo termine, creando all’interno delle linee guida sugli aiuti di Stato la possibilità agli Stati membri di sovvenzionare le tecnologie verdi, nel periodo di transizione energetica, dal momento in cui questi sono tecnicamente fattibili fino a quando non diventino economicamente sostenibili.

I rappresentanti dell’industria hanno trasferito ancora una volta la preoccupazione esistente sulla speculazione finanziaria nell’ETS europeo, e l’opportunità di limitarla per evitare che questo strumento di politica ambientale diventi un meccanismo punitivo per le imprese e che fallisca nei suoi obiettivi.

“L’esclusione del settore ceramico dai settori ammissibili è una decisione erronea e inaccettabile che nega al settore ceramico una protezione adeguata contro il carbon leakage indiretto e che, quindi, mette in pericolo le aziende ceramiche europee”, hanno indicato i due Presidenti delle Regioni europee a maggior vocazione ceramica.

“La speculazione finanziaria sul prezzo dei diritti di emissione, che ha portato il prezzo di una tonnellata di CO2 dai 33 euro di gennaio 2021 agli oltre 85 di oggi, rappresenta un danno per l’economia reale, perché sono risorse finanziarie che vengono prelevate da imprese e lavoratori, oltre che per l’ambiente, perché escludono dal mercato la produzione ceramica europea a vantaggio delle ceramiche extra-UE, che hanno livelli di sostenibilità più bassi. Una situazione che non solo non risolve il problema ambientale, ma ne apre anche uno sociale”, secondo Giovanni Savorani, presidente di Confindustria Ceramica.

“Sono soddisfatta del dialogo continuo e fattivo che in questa legislatura abbiamo instaurato con la Commissione europea – dichiara Elisabetta Gualmini, parlamentare europeo.  L’incontro con il Gabinetto Vestager chiederà ulteriori momenti di approfondimento dopo questo. Abbiamo chiesto una revisione del mercato europeo delle quote di gas clima-alteranti (sistema ETS) e l’inserimento di una clausola di revisione/salvaguardia qualora i costi per raggiungere l’obiettivo della riduzione delle emissioni superi livelli di guardia sostenibili per l’intero sistema economico. Le imprese ceramiche, spesso di piccole e medie dimensioni, contribuiscono solo per l’1% alle emissioni di CO2, eppure sono largamente colpite dalle norme europee e dalla competizione distorta che si genera a seguito della delocalizzazione delle emissioni nocive in Paesi in cui la legislazione è più morbida o assente. Occorre pensare ad aiuti e compensazioni per chi seriamente vuole affrontare la transizione ecologica, in una fase in cui i costi dell’energia elettrica sono aumentati in modo esponenziale (+572% rispetto al periodo pre-crisi). Si tratta di accompagnare le imprese a realizzare obiettivi green e non di punirle, con inevitabili ripercussioni anche sui livelli di occupazione e sui lavoratori”. Per l’eurodeputata Inmaculada Rodríguez-Piñero è molto importante portare un messaggio chiaro a Bruxelles, supportato dai dati sui problemi del settore in modo che la Commissione europea ne sia a conoscenza. “È l’unico modo, per coloro che definiscono le regole del gioco, di entrare in empatia con la situazione e agire con l’obiettivo di aiutare le nostre aziende e i nostri lavoratori a compiere una transizione verso la sostenibilità, senza lasciare indietro nessuno”, ha spiegato. “Penso che l’incontro sia stato molto positivo e abbiamo messo sul tavolo la necessità che Stati e autonomie possano collaborare con le aziende in questa complessa situazione. Continueremo con questo dialogo istituzionale a rivendicare ciò che è giusto”.

Le industrie ceramiche italiana e spagnola, alla luce della drammaticità della situazione, si attendono un significativo supporto dai rispettivi governi nazionali e risposte concrete da parte della Commissione Europea.

I due poli ceramici di Sassuolo e Castellón sono i distretti più importanti della filiera ceramica europea. Insieme, entrambe le industrie nazionali hanno fatturato quasi 9.000 milioni di euro nel 2020, generando occupazione diretta per oltre 35.000 dipendenti



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