Tumore al seno e screening personalizzato, nell’ambito dello studio internazionale MyPeBS (Horizon 2020 Multicentrico EU-GB-Israele) che ha l’obiettivo di individuare le migliori linee-guida per uno screening efficace della mammella e che vede l’Ausl IRCCS di Reggio Emilia capofila a livello italiano, Reggio ha acceso la candelina della decimillesima donna arruolata nella sperimentazione. E la nostra Ausl (coinvolte la Radiologia ASMN, l’Epidemiologia, il Centro screening, la Fisica Medica e l’Oncologia) è anche il centro che ha arruolato più donne tra i Paesi partecipanti, che sono, oltre all’Italia, Francia, Inghilterra, Belgio, Israele, Spagna.

 

La lotta al tumore al seno inizia dalla prevenzione e dalla diagnosi precoce. In questo ha un ruolo importante lo screening mammografico, finalizzato a individuare la malattia prima che se ne manifestino i sintomi. Ogni donna, tuttavia, ha una diversa predisposizione a sviluppare questo tipo di tumore e conoscere il rischio individuale può significare potere offrire un percorso di screening personalizzato.

MyPeBS (My Personal Breast Screening tradotto “Il mio screening personale al seno”), primo studio clinico randomizzato (vale a dire con assegnazione casuale a due gruppi) condotto su scala europea per valutare i benefici di un programma di screening, si era proposto, a fine 2019, di reclutare 85mila donne di età compresa tra i 40 e i 70 anni residenti nei 6 paesi coinvolti. In Italia gli 11 centri partecipanti si erano posti l’obiettivo di coinvolgere nel complesso 30mila donne assegnate in modo casuale a uno dei due gruppi oggetto di studio. In un gruppo si sarebbe attuato il percorso tradizionale di screening, mentre in quello sperimentale la frequenza dei controlli sarebbe stata rapportata al rischio di andare incontro al tumore in base a quattro fattori: l’età, la storia familiare di tumori al seno, la densità del seno e le caratteristiche del DNA. Il profilo emerso avrebbe determinato la frequenza con cui eseguire le mammografie e quali esami aggiungere: l’ecografia e, in casi rarissimi, la risonanza magnetica. Con un periodo di analisi di ciascuna donna di 5 anni.

Obiettivo del progetto: rendere più efficace il controllo del seno e limitare le criticità legate al metodo di screening attuale. Tali criticità sono in prevalenza di due tipi: la prima riguarda le diagnosi tardive su tumori sviluppati nell’intervallo di tempo trascorso tra un esame e il successivo; la seconda concerne i “falsi positivi” ovvero i casi in cui sembra sia presente la malattia, ma si tratta di un allarme infondato, verificabile soltanto attraverso l’esecuzione di una biopsia che comporta ansia e disagio per la donna e costose procedure per il sistema sanitario.

Molto soddisfatti per questo traguardo e questa massiccia adesione si sono detti il direttore della Radiologia dell’Arcispedale Santa Maria Nuova e del Dipartimento di Diagnostica per Immagini e Medicina di Laboratorio, Pierpaolo Pattacini e il direttore del Servizio di Epidemiologia Ausl Paolo Giorgi Rossi. Il risultato finale sperato è di vedere aumentare i casi nei quali il tumore viene individuato a uno stadio molto precoce in virtù del fatto che le donne portatrici di un rischio maggiore vengono controllate con più frequenza rispetto agli intervalli standard oggi in vigore nei diversi Paesi interessati dal progetto. Da questo lavoro, che ha una durata di 8 anni e ha ricevuto dall’Unione Europea un finanziamento pari a 12,4 milioni di euro, usciranno le migliori linee-guida per lo screening mammografico a livello europeo.

Negli ultimi anni l’Azienda Sanitaria di Reggio Emilia è divenuta punto di riferimento internazionale nella ricerca sullo screening del tumore mammario ed è referente italiano per questo studio europeo. Lo si deve al fatto che qui sono stati messi a punto e sperimentati nuovi sistemi di diagnostica quali la Tomosintesi, possibile alternativa alla mammografia tradizionale nello screening, e la CESM (Contrast-Enhanced Spectral Mammography) tecnica che é sempre di più dimostrato essere una valida alternativa alla Risonanza Magnetica.

 

Nella foto da sinistra, Giorgi Rossi, il Direttore scientifico Costantini, il Direttore generale Marchesi, Pattacini e un grafico esplicativo



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