Foto di Stefano Ferrario da Pixabay

Dalla provincia di Enna a quella di Bolzano passando anche per le province di Reggio Emilia, Parma, Modena, Potenza, Lecce, Sondrio Padova, Pistoia, Firenze, Viterbo, Frosinone, Roma, Pordenone, Pesaro, Latina, Udine, Livorno, Agrigento, Torino, Genova, Cagliari Napoli, Bergamo e Treviso. L’escamotage truffaldino era sempre lo stesso: i truffatori contattavano le vittime che avevano pubblicato annunci di vendita su d un sito specializzato. Oltre a mostrarsi interessati agli acquisti,  si rendevano disponibili a pagare subito con la modalità della ricarica del conto attraverso l’utilizzo della postazione ATM.

In contatto telefonico con i truffatori le vittime si recavano a eseguire le operazioni ma anziché trovarsi accreditate le somme richieste si vedevano i conti alleggeriti. Gli introiti delle truffe venivano poi indirizzati a carte prepagate “madri” e quindi riciclati attraverso la ricarica di altre carte prepagate intestate ai componenti della banda. In questo modo tra novembre e dicembre del 2020, in meno di un mese, una trentina di persone in tutt’Italia sono state raggirate dalla banda che ha introitato circa 40.000 euro, grazie appunto agli acquisiti fantasma. Circa 20.000 euro sono sati riciclati con la complicità di un ristoratore dei Castelli Romani a cui venivano effettuati fittizi pagamenti: nonostante il lockdown fatturava migliaia di euro grazie a tali operazioni.

A scoprirlo i carabinieri della stazione di San Polo d’Enza che, al termine di una complessa attività investigativa anche di natura telematica, hanno denunciato alla competente Procura della Repubblica 7 persone (aventi un’età compresa tra i 19 e i 51 anni) tra cui un ristoratore, tutti dimoranti tra i comuni di Velletri, Ciampino, Genzano e Castel Gandolfo, chiamati a rispondere dei reati in concorso di truffa aggravata, riciclaggio indebito utilizzo di carta elettroniche abilitate ai pagamenti commessi nell’intero territorio nazionale.

L’indagine dei carabinieri di San Polo d’Enza è stata avviata all’inizio dell’anno quando un reggiano abitante a Canossa si è presentato in caserma denunciando di aver subito una truffa. Aveva messo in vendita un’auto chiedendo una caparra di 250 euro che con le predette modalità gli venivano prelevate dal conto. Nell’immediatezza i carabinieri avevano avviato accertamenti sull’utenza con cui la vittima aveva trattenuto i rapporti, risalendo a un 26enne di Velletri noto per i suoi innumerevoli precedenti specifici, a carico del quale acquisivano incontrovertibili elementi per il reato di truffa. Un primo importante step per le indagini che sono proseguite attraverso l’analisi dei movimenti della carta prepagata dove erano finiti i soldi. Tale attività ha poi portato a risalire ai complici ad altre carte prepagate dove sono finiti circa 40.000 euro provento delle truffe. Il denaro veniva poi riciclati ricaricando altre carte prepagate e circa 20.000 euro presso un ristoratore romano a cui venivano effettuati pagamenti per fittizi pranzi e cene peraltro consumati in pieno lockdown dove non poteva esercitare attività di ristorazione.

Le truffe per ora accertate dai carabinieri potrebbero essere la punta di iceberg di una condotta truffaldina ben più ampia: secondo i carabinieri potrebbero essere un centinaio gli internauti raggirati.

 



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