Lapam scrive ai sindaci per un ‘Comune Amico’ del contribuente


“Tutti dicono, spesso a ragione, che il Comune è l’istituzione pubblica più vicina al cittadino. Questo è vero, appunto, solo finché non si affronta il tema delle tasse e dei tributi. In quel caso specifico, infatti, il Comune non è più un amico, ma anzi non di rado si trasforma in un antagonista, quando non in un vero e proprio nemico”. Lapam Confartigianato è molto esplicita: da una parte denuncia uno stato di fatto, dall’altro sta scrivendo in questi giorni ai sindaci dei comuni della provincia (a cominciare da quello del capoluogo) per chiedere un deciso cambio di passo, una riappacificazione tra ente e contribuente (cittadino o impresa che sia).

Scrive Lapam: “Il problema è che, mentre ad altri livelli esistono istituti consolidati e previsioni normative che aiutano il cittadino a regolarizzare la propria situazione tributaria, quando il contribuente ha rapporto con l’amministrazione comunale trova spesso grosse rigidità e a volte atteggiamenti che sembrano eccessivamente punitivi. Abbiamo fatto come associazione un ‘viaggio’, fra i Regolamenti Tributi di vari comuni e abbiamo trovato, sugli stessi argomenti, posizione estremamente differenti. Nella nostra ricerca – sottolinea Lapam – abbiamo trovato delle buone pratiche, ma spesso distribuite quasi a caso fra i vari regolamenti comunali”. In pratica, spiega l’associazione di categoria, mentre altre realtà consentono di sanare dimenticanze o errori agevolando il contribuente in vario modo, i comuni mettono molti più paletti che mettono oggettivamente a rischio la sopravvivenza di imprese o che minano la stabilità economica delle famiglie.

Lapam, allora, propone un patto per un ‘Comune Amico del contribuente’ con alcune proposte concrete.

Celerità e tempestività degli accertamenti. L’accertamento per i cinque anni dovrebbe essere una eccezione. Occorrerebbe efficientare la macchina burocratica, in modo da avere la possibilità di fare accertamenti tempestivi, l’arrivo di un accertamento di 5 anni in un unica soluzione rischia di mettere in difficoltà i cittadini e di far chiudere o fallire le imprese, con la doppia conseguenza negativa che sparisce una impresa e il comune non incassa un euro.

Possibilità di utilizzare aliquote ridotte IMU e TASI, solo a seguito di domanda presentata, a pena di decadenza. Le riduzione delle aliquote sono subordinate a situazioni di fatto, come ad esempio per chi affitta con i canoni concordati. Basta però dimenticare di presentare la domanda in Comune per perdere il diritto alla riduzione e, anzi, per dover versare differenza e sanzioni moltiplicate per 5 anni. Questo non avviene in tutti i comuni, c’è infatti chi si fida del cittadino, salvo poi giustamente verificare l’oggettività del diritto.

Invito al contraddittorio. Prima di procedere all’accertamento, con l’applicazione delle sanzioni e al recupero coattivo, si potrebbe invitare il contribuente a chiarire la propria posizione e a pagare il dovuto, senza sanzioni o con sanzioni ridotte: vi sono comuni che lo fanno.

Ravvedimento operoso. Molti comuni prevedono solo il ravvedimento breve, sostanzialmente solo per un anno. Vi sono comuni che hanno già adottato la possibilità che il cittadino possa utilizzare il ravvedimento lungo cioè esteso sino alla prescrizione o all’arrivo dell’accertamento.

Dilazione di pagamenti avvisi di accertamento. Su questo punto la fantasia si è particolarmente impegnata, vi sono comuni che non la prevedono, altri che prevedono la possibilità di rateizzare sino a 120 mesi, altri che concedono la dilazione solo se accompagnata da fidejussione bancaria. La nostra proposta è quella di istituire un rateizzo breve di 24/60 mesi a seconda dell’importo, la cui concessione sia pressoché automatica e di riservare la necessità di presentare una domanda, corredata della documentazione necessaria, solo a chi ha necessità di una dilazione più lunga, sino a 120 mesi. Altro punto estremamente delicato, alcuni comuni, prevedono che il rateizzo sia utilizzabile solo con le sanzioni intere. Chiediamo che se il contribuente si attiva per il rateizzo prima della scadenza prevista per il pagamento delle sanzioni ridotte, e paga la prima rata nei termini indicati, sia possibile mantenere la riduzione delle sanzioni.