Smart working o mamma smart?


Nel 2016, secondo l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, le donne che si sono licenziate dopo la gravidanza sono state 35.140: è stato rilevato che solo 5.261 hanno fatto questa scelta perché sono state assunte da un’altra azienda dopo il periodo di maternità. Per 29.879 mamme invece il licenziamento è stata una scelta obbligata vista la difficoltà di conciliare famiglia e lavoro.

Per fortuna in tutto il mondo, anche in Italia, sempre più aziende stanno riconoscendo il valore dello smart working. Significa permettere alle neo-mamme di lavorare da casa, almeno in certi giorni alla settimana: già molte multinazionali come New Holland, L’Oreal, Johnson e Johnson hanno fatto proprio questo concetto. Eppure sono ancora tante mamme che o si trovano costrette a rinunciare al lavoro, come mostrato dai dati sopra, o che devono giostrarsi tra lavoro, figli, partner, scuola, attività extrascolastiche.

Chi non ha nonni a disposizione, chi vive in città dove difficilmente si trova posto negli asili nidi pubblici o chi ritiene che è meglio aspettare l’età giuste per entrare alla scuola materna, una soluzione flessibile e comoda risulta essere la ricerca di una babysitter.

Sopratutto in settembre, quando le vacanze finiscono, la ricerca di babysitter da parte delle famiglie sale in maniera esponenziale (lo si evince delle analisi delle visite sui siti specializzati in messa in contatto di genitori e babysitter). Dall’altra parte sono tantissime, in tutta Italia, le ragazze più o meno giovani che sono in cerca di lavoro come babysitter.

La mamma smart si trova allora a dover selezionare le candidate, fissare i colloqui, scegliere la preferita per un periodo di prova. Ma poi non finisce qui: bisogna gestire gli orari, le emergenze (uno dei vantaggi di avere una babysitter, e vicino a casa, è di poterla chiamare quando i bambini si svegliano al mattino con la febbre!), senza sottovalutare la gestione della casa e quella del partner.