La storia dimenticata dei preti operai di Modena. Martedì presentazione del libro di Giuseppina Vitale


Il volume sarà presentato a Modena, in collaborazione con il Centro culturale Francesco Luigi Ferrari, il 9 gennaio 2018 alle ore 18.00. L’evento si terrà a Palazzo Europa (via Emilia Ovest, 101) e interverranno la professoressa Marta Margotti (Università degli Studi di Torino), autrice della prefazione, e il professor Giorgio Vecchio (Università degli Studi di Parma). Modererà l’incontro Paolo Tomassone, presidente del Centro Ferrari.

I preti operai iniziarono a lavorare in Francia durante la Seconda guerra mondiale e, dalla fine degli anni Sessanta, anche in Italia alcuni sacerdoti entrarono in fabbrica per condividere le condizioni di vita dei lavoratori. Lo sviluppo dell’esperienza italiana assunse caratteri del tutto singolari, anche per le differenze esistenti nelle varie regioni e per la coincidenza con le fasi più turbolente della contestazione nel post-Concilio. Scegliere il lavoro manuale, per una parte del clero italiano, significò non soltanto un tentativo di ritorno alle comunità cristiane delle origini, ma pure partecipare attivamente alle lotte sociali e politiche che stavano investendo la società. Il caso emiliano e quello lombardo, ora presentati nel libro, permettono di conoscere in maniera ravvicinata le riflessioni di natura teologico-pastorale e le scelte politico-sociali, costantemente al centro delle discussioni nei convegni nazionali del collettivo dei preti operai italiani e della loro azione a livello locale.

Il volume si pone anche l’obbiettivo di tracciare un bilancio su quanto sinora prodotto in merito alle riflessioni elaborate dai preti operai italiani e di contribuire ad aprire una nuova prospettiva interpretativa, soprattutto in relazione al caso nazionale, che presenta lacune sul piano storiografico. Un caso che starebbe a dimostrare la presenza non solo di quella che, da un punto di vista teologico-pastorale, Natalie Viet-Depaule ha definito come una «stratégie de présence», ma di una vera e propria rilettura politico-sociale dell’impegno sacerdotale nella società moderna.