trinceeL’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. E’ un passaggio molto conosciuto della Costituzione, che deriva dalle immani tragedie delle due guerre mondiali. In particolare la Grande Guerra del ’15-’18 è stato un passaggio storico fondamentale per definire tutto ciò che sarebbe avvenuto poi nel ‘900, e fino ai giorni nostri: sconvolse la vita di tutte le nazioni come mai nessun conflitto prima. Quest’anno ricorrono i 100 anni dall’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale. Le massime istituzioni nazionali hanno concordato di promuovere iniziative culturali e didattiche su questo tema, affinché sia salvaguardata e trasmessa nelle generazioni la memoria dell’orrore e della violenza di quegli anni.

I Comuni di Casina e di Castelnovo ne’ Monti hanno deciso di offrire insieme una esperienza conoscitiva alla popolazione scolastica della montagna e a tutti i cittadini. Si tratta di due mostre collegate che si fregiano dell’alto patronato della Presidenza del Consiglio dei ministri, prodotte dal Centro Studi Musica e Grande Guerra e dal Museo “Il nemico era come noi”, che si sono avvalsi dell’apporto scientifico di istituzioni quali l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia e Istoreco.

Le due mostre saranno visitabili dai prossimi giorni nel Centro Convegni del Castello di Sarzano e nel foyer del Teatro Bismantova e sono dedicate rispettivamente alla prigionia di guerra e alla vita in trincea.

Dal 15 ottobre al Bismantova si potrà visitare, in orario di apertura del teatro, “Trincea, soldati tra vita e morte nella grande guerra”, itinerario in 15 grandi pannelli che documentano la vita quotidiana nei comuni aspetti drammatici e in molteplici sublimazioni artistiche. L’inaugurazione ufficiale è prevista per le ore 18,30, con visita guidata da parte di James Garimberti e Carlo Perucchetti. “Le trincee – spiegano – sono uno dei simboli della Grande Guerra. In tutta Europa si scavarono centinaia di chilometri di trincee. Questi lunghi corridoi, profondi poco meno di due metri, comparvero da subito anche sul fronte italiano, in pianura, sull’altopiano carsico e in alta montagna, in mezzo alla neve. Nel lungo periodo della guerra le trincee furono la “casa” dei soldati, il luogo dove i militari impegnati al fronte vissero per settimane, se non addirittura mesi, tra una battaglia e l’altra”. La mostra consente di comprendere come vennero costruite le trincee e quale fosse la vita di un soldato al loro interno, come dormissero, mangiassero e quali fossero i problemi di tutti i giorni. In molte testimonianze si possono leggere gli stati d’animo, le emozioni, le paure, la voglia di scappare da quell’inferno. Ma si possono anche cogliere le cronache di vita reale, di come fosse stata organizzata questa convivenza sul fronte, vicino al proprio nemico. E si scopre come, contro l’angoscia del pericolo, alcuni riuscissero a medicare lo spirito con opere di vera cultura.

Dal 17 ottobre al castello di Sarzano, a Casina, sarà invece proposta la mostra “Prigionieri Dimenticati”. Furono 600.000 i soldati italiani fatti prigionieri tra il 1915 e il 1918; in alcuni casi la loro prigionia si svolse in località che diverranno tristemente celebri durante la seconda guerra mondiale, ma che già durante la Grande Guerra procurarono sofferenze e morte. I principali campi di prigionia furono infatti a Mauthausen (in Austria), a Theresienstadt (in Boemia), a Rastatt (nella Germania meridionale) e a Celle (nella Bassa Sassonia).

Su questa tragedia dimenticata è nata la mostra incentrata sul lager di Celle (Hannover), nel quale furono rinchiusi gli ufficiali in gran parte catturati dopo Caporetto. Tra di loro ci furono scrittori, come Carlo Emilio Gadda, Bonaventura Tecchi, Ugo Betti e non pochi artisti e musicisti, che lasciarono numerosi diari, memorie, lettere, disegni e composizioni musicali che costituiscono il nucleo centrale dell’esposizione. Insieme ai pannelli descrittivi con un diorama del lager, sono esposte in bacheche disegni e acquerelli di rilevante valore artistico, oggetti, documenti e fotografie originali provenienti da Celle. Sono in mostra opere di Giuseppe Denti, Francesco Nonni e del reggiano Angelo Ruozi Incerti. Il percorso espositivo è accompagnato, in sottofondo, da musiche originali scelte dal Centro Studi Musica e Grande guerra.

Afferma Gianfranco Rinaldi, Sindaco di Casina: “Crediamo sia doveroso commemorare questa importante ricorrenza. L’onore e l’onere di tramandare la memoria di questi fatti ai più giovani, dopo 100 anni, è oggi sulle nostre spalle, e attraverso testimonianze, scritti, immagini, oggetti di quel periodo possiamo far capire cosa sia stata l’esperienza terribile della prigionia dei nostri soldati, tra l’altro spesso maltrattati anche una volta rientrati in patria, e l’altrettanto terribile esperienza bellica delle trincee, di mesi impegnati per guadagnare pochi metri di terreno a costo di moltissime perdite. Condizioni oggi difficili da immaginare. E’ importante anche che per questa iniziativa ci sia questa collaborazione tra due comuni, perché questo onere di tramandare la memoria va condiviso e deve diventare collettivo”.

Ed aggiunge Emanuele Ferrari, vice Sindaco e Assessore alla Cultura di Castelnovo Monti: “Si dice spesso che compito della memoria dovrebbe essere un impegno quotidiano. Creare occasioni per rinnovare questo gesto e questo pensiero, è la sostanza del nostro proporre cultura come educazione permanente. Dico “nostro” perché in questo progetto unitario di mostra su due comuni si realizza un racconto a più voci, che nella cura della ricerca e degli oggetti esposti, riesce nell’intento di avvicinare un tempo oggi molto distante, solo in apparenza privo di testimoni, ma che invece ci appare ancora vivo, ancora presente, nelle sue concrete risonanze”. Carlo Perucchetti e James Garimberti, ideatori, curatori e guide delle due mostre didattiche, affermano: “Oggi, quando la guerra continua ad essere ancora proposta come soluzione facile e immediata per i mali del mondo, la conservazione della memoria di ciò che la guerra realmente è stata diviene un’operazione eticamente necessaria. Da qualunque parte del fronte si guardi, la sofferenza era la medesima; come ebbe a dire un reduce italiano ricordando la vita in trincea durante la Grande Guerra, in fondo anche il nemico era come noi”.

Alla inaugurazione di Sarzano, sabato 17 alle 16, verrà presentato anche il volume di ricostruzione storica, Voci e silenzi di prigionia, Cellelager 1917-1918 (Gangemi editore, 2015), con la partecipazione degli autori Rolando Anni, Mariuccia Cappelli, Mirco Carrattieri, Lauro James Garimberti, Maria Neroni, Carlo Perucchetti.

Le due mostre sono già state a Bibbiano, all’Università di Reggio Emilia, al Liceo De André di Brescia e al castello Oldofredi di Iseo, a Sant’Ilario d’Enza, a Rubiera e a Brescia. Dopo Casina e Castelnovo ne’ Monti farà tappa a Sondrio, Roma, Cremona, e infine a Celle in Germania.

 



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