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All’Archiginnasio l’archivio di Renata Viganò e Antonio Meluschi

Meluschi-ViganoGrazie alla collaborazione dell’IBC (Istituto regionale per i Beni Culturali), l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di Bologna ha depositato presso la Biblioteca dell’Archiginnasio le carte della scrittrice e partigiana Renata Viganò (1900-1976), famosa soprattutto per il romanzo L’Agnese va a morire,e del marito, anch’egli scrittore e partigiano, Antonio Meluschi (1909-1977). Si tratta di 19 cartoni e raccoglitori d’archivio ricolmi di manoscritti, corrispondenza, dattiloscritti, ritagli a stampa relativi agli anni 1939-1977, che bene documentano la vita e le relazioni della coppia simbolo della Resistenza nel Bolognese.
Il deposito di tale fondo archivistico presso la sezione Manoscritti e rari dell’Archiginnasio faciliterà grandemente la possibilità di consultazione da parte degli studiosi interessati, che possono accedervi fin da ora, dal momento che ne è stato già approntato un inventario sommario.

Renata Viganò (Bologna, 1900-1976) partecipò alla Resistenza e nel dopoguerra collaborò a quotidiani e riviste (“l’Unità”, “Noi donne”). Giovanissima autrice di versi (Ginestra in fiore, 1913; Piccola fiamma, 1916), pubblicò poi volumi narrativi (Arriva la cicogna, 1954) e saggistici (Donne della Resistenza, 1955). Deve la sua fama al romanzo L’Agnese va a morire (1949), in cui disegnò una suggestiva figura di donna partigiana, «sintesi, rappresentazione di tutte le donne che sono partite da una loro semplice chiusa vita di lavoro duro… per trovarsi nella folla che ha costruito la strada della libertà», attingendo per far questo anche alla propria esperienza personale. La lotta partigiana l’aveva vista infatti protagonista insieme con il marito, Antonio Meluschi, mentre, sino alla Liberazione, si impegnava di volta in volta come infermiera, staffetta garibaldina, collaboratrice della stampa clandestina. Il romanzo, edito nel 1949 da Einaudi e vincitore del Premio Viareggio, è stato tradotto in quattordici lingue. Nel 1976, l’anno della morte della scrittrice, ne è stato tratto un film diretto da Giuliano Montaldo. Alla Resistenza si ispirò per altri due testi: Donne nella Resistenza, del 1955, omaggio alle donne antifasciste bolognesi, e Matrimonio in brigata, del 1976, raccolta di racconti.

Antonio Meluschi (Vigarano Mainarda, 1909 – Bologna, 1977), già critico teatrale del “Corriere Padano”, poeta e amico di Roberto Roversi e di Pasolini, dall’inizio del 1944 aveva fatto parte, assieme alla moglie Renata Viganò, della redazione del foglio clandestino “La Comune”, pubblicato a Imola. Caduto nelle mani delle SS, era riuscito fortunosamente a fuggire dopo esser stato torturato, divenendo comandante partigiano nelle valli di Comacchio. Nel 1946 esce il romanzo La morte non costa niente, dedicato alla Resistenza, descritta senza retorica, e nel 1949 Meluschi curerà per l’ANPI Epopea partigiana, importante raccolta di testimonianze e di immagini sulla lotta di liberazione nel bolognese e in Romagna. Nel 1979 uscirà il romanzo L’armata in barca, che ripercorre l’esperienza della Resistenza nel ferrarese.
















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