Rimane alto nel 2013 il numero e il valore degli appalti pubblici nel Modenese, pur su livelli inferiori rispetto a quelli dell’anno precedente caratterizzato dall’attività di ricostruzione dopo il terremoto. Ma sono sempre gli interventi post sisma a fare la differenza, mentre gli effetti della crisi economica determinano un ulteriore riduzione del numero di imprese (oggi sono 11.084 nelle costruzioni: 500 in meno rispetto al 2009) ed è sempre più negativo il dato occupazionale con una perdita nel settore dal 2009 di quasi 4 mila posti di lavoro che non accenna a rallentare: gli assicurati nell’ultimo anno sono passati da 14.980 e 14.557, un terzo dei quali sono stranieri.
E’ la fotografia che emerge dal Rapporto 2013 dell’Osservatorio provinciale degli appalti, attivo dal 1999 su iniziativa di Comune e Provincia di Modena, che è stato illustrato agli aderenti (istituzioni, enti locali, sindacati, organizzazione economiche e professionali) in un incontro che si è svolto mercoledì 26 marzo in Municipio con gli interventi dell’assessore comunale a Lavori pubblici e sicurezza Antonino Marino e dell’assessore provinciale a Infrastrutture e Sviluppo delle città e del territorio Egidio Pagani.
Gli appalti pubblici, come ha spiegato il direttore dell’Osservatorio Vincenzo Pasculli, nel 2013 sono stati 601, 83 in meno rispetto al 2012, ma 109 in più rispetto all’anno precedente, con un’incidenza molto alta ancora degli interventi di ricostruzione post terremoto. Il valore del 2013 è stato di 185 milioni, ben lontani dai valore del 2012 (654 milioni) ma ancora superiori a quelli del 2011 (164 milioni). Simile la dinamica anche per i lavori privati: 1.648 cantieri nel 2013, rispetto ai 2.878 del 2012 ma l’anno precedente erano stati 1.481, per un valore complessivo di 501 milioni di euro, in calo di 31 milioni rispetto al 2012, ma oltre cento milioni in più rispetto al 2011.
Anche in relazione all’attività di ricostruzione post-sisma, il territorio modenese “è ritenuto mercato molto interessante per investire e per essere controllato da parte del sistema illegale” evidenzia il Rapporto sottolineando, comunque, come dalle indagini della magistratura emerga “con evidenza che la parte politica, in tutte le sue sfaccettature, non è risultata coinvolta e quindi il territorio, pur oggetto di infiltrazioni, non è colluso con le diverse mafie”.
Una situazione che, per i promotori dell’Osservatorio, richiede un’ulteriore attenzione sul fronte dei controlli per evitare ogni infiltrazione della criminalità organizzata e a questi temi sono stati dedicati specifici approfondimenti con gli addetti ai lavori sia sulle metodologie adottate dalle imprese regolari per partecipare alle gare pubbliche o per acquisire lavori privati sia per studiare azioni di prevenzione e repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione.
Il dato dell’iscrizione alle Casse edili, con aumento di imprese e occupati, conferma la forte concorrenza alla quale sono soggette le imprese modenesi. Le imprese, infatti, si devono iscrivere alla Cassa del territorio dove si trova il cantiere, pur mantenendo la propria sede sociale in altra provincia. Nel 2013 crescono le imprese attive (1.891 rispetto a 1.687 del 2012) i lavoratori e le ore lavorate (quasi sette milioni e 400 mila contro i sei milioni e 900 mila del 2012), mentre calano leggermente le ore di cassa integrazione pur rimanendo vicino al milione (982 mila).
SEI SU DIECI A IMPRESE MODENESI
Ma la “residenza” non basta: contro le mafie monitoraggio e controlli incrociati. Rischio nei subappalti. Una struttura organizzativa in continua evoluzione
Nel 2013 sei appalti pubblici su dieci (65 per cento) sono stati assegnati a imprese che hanno sede in provincia di Modena con un valore complessivo di 112 milioni di euro (60 per cento del totale). Dai dati dell’Osservatorio, inoltre, emerge che se si restringe l’analisi alle aggiudicazioni della fascia di importo superiore al milione di euro, alle imprese modenesi sono andati 42 appalti su 66 per un valore di 51 milioni di euro sui complessivi 91, mentre altri 8 milioni di lavori sono andati a imprese della regione.
“Il dato della ‘residenza’, comunque, non è certo più sufficiente per sentirsi garantiti dal rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata” commentano i promotori dell’Osservatorio ricordando come l’attività di monitoraggio per garantire trasparenza nelle procedure si sia moltiplicata, così come sono stati incrementati i controlli, anche incrociando le banche dati, partendo proprio dall’esperienza dell’Osservatorio di cui oggi fanno parte tutti i Comuni del territorio e che può contare sulla collaborazione delle associazioni economiche, dei sindacati e delle organizzazioni professionali.
Il Rapporto 2013 analizza le tipologie di subappalto dove è più alto il rischio di infiltrazioni della malavita: dalla fornitura e posa in opera di ghiaia, sabbia, calcestruzzo, ferro; fino al nolo a freddo (del solo mezzo, cioè) trasformato senza autorizzazione in nolo a caldo (con operatore, quindi) per scavi, movimento terra e trasporti; per arrivare ai sondaggi, alle verifiche tecniche e ai lavori specialistici per finiture e impianti. “Serve un maggiore controllo dei cantieri da sviluppare attraverso tecnologie informatiche – sono le indicazioni del Rapporto – in modo da garantire maggiormente la sicurezza di chi ci lavora e nello stesso tempo tenere sotto sorveglianza i movimenti sospetti, gli ingressi non autorizzati, le forniture e i mezzi di trasporto”.
Uno specifico approfondimento è dedicato alla struttura organizzativa in continua evoluzione delle mafie e al sistema di penetrazione nel tessuto economico. L’impresa mafiosa, infatti, si presenta nel territorio come “contraente pubblico” perché presidia il mercato degli affidamenti pubblici, oppure come “banchiere”, perché è detentore di denaro proveniente da attività illecite ripulito nel sistema economico generale, o ancora come “imprenditore locale”, perché opera in regime di monopolio quale affiliato con il sistema mafioso che tenta di radicarsi nel territorio.
FORMAZIONE, OLTRE MILLE I TECNICI
Mentre nei cantieri aumentano i controlli di Dpl, Inps, Asl e Polizia municipale
Dieci giornate di approfondimento per, complessivamente, 1.179 partecipanti, in particolare tecnici degli enti pubblici che hanno esaminato diversi aspetti delle procedure d’appalto per migliorarne la qualità: dall’individuazione delle clausole d’esclusione nei contratti pubblici all’analisi del mercato elettronico della pubblica amministrazione, dalle novità normative sui Durc ai processi di semplificazione amministrativa, fino alle novità legislative introdotte con la “Spending Review” e la legge anticorruzione.
E’ il dato di sintesi dell’attività formativa svolta dall’Osservatorio provinciale degli appalti nel corso del 2013 e che si svolge in parallelo rispetto ai controlli sempre più frequenti e mirati effettuati nei cantieri da parte dell’Inps, della Direzione provinciale del lavoro (Dpl) e delle Polizie municipali.
La Dpl negli ultimi anni ha aumentato i cantieri ispezionati: erano 44 nel 2008, sono stati 211 nel 2013 (195 l’anno precedente) con 318 aziende ispezionate di cui 169 irregolari. In aumento, in particolare, i lavoratori irregolari: 291, di cui 39 in nero, rispetto ai 154 dell’anno precedente (48 quelli in nero)
L’Inps ha svolto accertamenti su 153 aziende, con 80 che sono risultate irregolari con addebito, 12 non iscritte e i lavoratori in nero sono stati 64.
Le segnalazioni della Polizia municipale di Modena all’Azienda sanitaria nel 2013 state 11 su 264 accertamenti.


