Si è svolta presso l’Archivio di Stato di Modena la conferenza stampa di presentazione della prima giornata del convegno di studi dedicato a Le conseguenze sugli archivi ecclesiastici del processo di unificazione nazionale: soppressioni, concentrazioni, dispersioni in programma mercoledì 19 ottobre, con inizio alle ore 9.30, con ripresa nel pomeriggio alle ore 14.30, presso l’Archivio di Stato.

Sono intervenuti il direttore dell’Archivio di Stato di Modena Euride Fregni, il sindaco di Fiorano Modenese Claudio Pistoni, il responsabile della Commissione Archivi Ecclesiastici ANAI Gianna Dotti Messori, il consigliere regonale ANAI archivista Enrico Angiolini, il vicepresidente Aib Enrica Manenti.

Nel saluto iniziale il sindaco di Fiorano Modenese Claudio Pistoni ha ricordato come un paese che non ha cultura è un paese che non ha futuro. Fiorano fin dagli Ottanta ha investito nel recupero e nella valorizzazione degli archivi comunale e parrocchiali perchèsono importanti la storia, la cultura e la tradizione. Ha ricordato come pochi giorni or sono sia stato inaugurata la nuova sede dell’archivio storico comunale nel palazzo Bla e come domenica ci sia un appuntamento importante con la presentazione del volume di studi sulla Sala delle Vedute al Castello di Spezzano e come il convegno si svolga nell’Archivio di Stato a Modena per sottolineare l’importanza delle celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia, che ha visto Fiorano protagonista con la figura di Ciro Menotti del quale, in questo periodo storico, assume un valore particolare il motto: ‘Il vostro primo pensiere sia d’unire’.

Gianna Dotti Messori, in rappresentanza del Centro Studi Nazionale sugli Archivi Ecclesiastici di Fiorano e Ravenna ne ha ricordato la storia, la sua nascita a Fiorano nel 1996, non casuale perché era il comune che aveva dimostrato un impegno particolare nella salvaguardia degli archivi religiosi del suo territorio. Da allora, con una capacità di coinvolgere tutte le diocesi , le università e gli istituti archivistici e culturali dlla regione, ha saputo diventare un punto di riferimento a livello anzionale per gli studiosi interessati all’archivistica ecclesiastica, grazie sia all’impegno profuso, in forma del tutto gratuita, dai soci ANAI. Da 15 anni si pubblicano regolarmente gli atti del covnegno annuale costituendo una biblioteca e una fonte di documentazione unica.

Euride Fregni ha sottolineato la positività del rapporto fra comune e istituzioni religiose nel caso fioranese e come il centro studi abbia ottenuto il patrocinio di tutte le diocesi a dimostrare come in Emilia sia possibile fare sistema. Ma oggi, è stata la sua domanda, la soprintendenza archivistica, i professionisti, le istituzioni deputate alla conservazione e alla valorizzazione dei documenti, sono ancora in grado di svolgere il loro ruolo? Si va verso l’impossibilità di garantire l’accesso e la fruizione del patrimonio di archivi e biblioteche; viene annullata la possibilità di garantire il passaggio generazionale di competenze e saperi che soltanto la condivisione nell’esercizio della professione può dare perché non si assume più.

“… e poi non rimase nessuno” è infatti la celebre fras edi Agatha Christie scelta per decrivere la situazione, approfondita da Enrico Angiolini ed Enrica Manenti, che hanno espresso la preoccupazione e l’accorato richiamo all’opinione pubblica di archivisti e bibliotecari, perché i tagli che si aggiungono ai tagli rischiano di cancellare la loro professione, di decapitare in modo irreversibile la memoria non solo storica ma anche di notizie fondamentali per la nostra vita. Negli archivi si conserva il passato della nostra salute, delle nostre attività, dei pagamenti che facciamo, dei percorsi di studio. L’informatizzazione non annulla il ruolo dell’archivista, ma richiede nuove professionalità per garantire un futuro alla memoria.

Si preparano giovani (con corsi gratuiti perché non più finanziati), ma poi si disperdono queste risorse di entusiasmo e di professionalità.

 

IL CONVEGNO

L’iniziativa è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività culturali – Soprintendenza archivistica per l’Emilia Romagna, dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Fiorano Modenese, dall’ANAI Sezione Emilia Romagna e dalla Società di Studi Ravennati, con il concorso e la collaborazione dell’Archivio di Stato di Modena e dell’Archivio di Stato di Ravenna, con il contributo dell’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia, della Fondazione Banco di San Geminiano e San Prospero di Modena, del Comitato per il 150° di Modena e con il patrocinio delle arcidiocesi e diocesi dell’Emilia-Romagna.

Gli interventi previsti condurranno il pubblico a comprendere meglio l’importanza degli archivi religiosi nella storia del nostro paese, vero e proprio patrimonio culturale alla base dell’ attuazione di un’Italia unita.

Parteciperanno insigni studiosi come: i professori Elio Tavilla e Alberto Melloni, dell’Università di Modena e Reggio; Antonella Gioli, dell’Università di Pisa; Matteo Al Kalak, della Scuola Normale Superiore di Pisa; Anna Pia Bidolli, dirigente del Servizio II della Direzione generale per gli archivi; il Soprintendente archivistico per l’Emilia Romagna Stefano Vitali ; Fra Luciano Cinelli della Biblioteca Santa Maria Novella di Firenze; Marco Carassi dell’Archivio di Stato di Torino; Carolina Belli dell’Archivio di Stato di Napoli; Manuela Mantani dell’Archivio di Stato di Ravenna.

La parte isituzionale introduttiva vedrà i saluti di Euride Fregni direttore dell’Archivio di Stato di Modena; di Mons. Adriano Tollari archivista diocesano e delegato arcivescovile beni culturali di Modena; Anna Lisa Lamazzi assessore alle politiche culturali del Comune di Fiorano Modenese; Giuliano Muzzioli del Comitato 150 Modena; Gianna Dotti Messori responsabile Commissione Archivi Ecllesiastici Anai Sezione Emilia Romagna.

A tutti i partecipanti sarà consegnato in omaggio il XV volume degli atti del convegno Realtà archivistiche a confronto: le associazioni dei parroci urbani, a cura di Gilberto Zacchè, Modena, Mucchi Editore, 2011.

Gli atti dei passati convegni sono pubblicati da Poligrafico Mucchi e Mucchi Editore e i volumi dal 1996 al 2008 sono disponibili sul sito www.sa-ero.archivi.beniculturali.it

La seconda giornata del Convegno si svolgerà a Ravenna mercoledì 26 ottobre, alle ore 16, presso L’Archivio di Stato, con la presentazione del volume della collana degli atti del convegno 2010.

Per maggiori informazioni contattare Archivio di Stato di Modena allo 059 230549 o il Comune di Fiorano allo 0536 833418.

 

ALTRE INFORMAZIONI

 

IL Centro Studi Nazionale sugli Archivi Ecclesiastici di Fiorano e Ravenna

Era il 4 settembre 1996 allorché, durante un convegno dedicato agli archivi parrocchiali che si teneva a Fiorano Modenese presso il Santuario Basilica, si avanzò l’idea e si decise di costituire un “Centro studi sugli archivi parrocchiali” con sede a Fiorano Modenese, quale prosecuzione del gruppo di lavoro sugliarchivi parrocchiali dell’Anai, attivo dal 1992.

Dopo appena sette mesi da quella data divenuta “storica” per la vita del Centro, a seguito della deliberazione del Consiglio comunale, nel 1997, si procedeva alla stipula della Convenzione tra il Comune di Fiorano (Assessorato ai Servizi e Beni Culturali) e l’Associazione Nazionale Archivistica Italiana (ANAI), sezione Emilia-Romagna, per l’istituzione del Centro, che potè godere sin dall’inizio della collaborazione fattiva della Soprintendenza Archivistica per l’Emilia-Romagna e, successivamente, del patrocinio di tutte le diocesi e arcidiocesi del territorio regionale: nasceva così il Centro Studi interregionale sugli archivi parrocchiali.

Come da convenzione, scopo dell’istituzione del Centro era quello di indire e promuovere confronti, incontri, studi, proposte di lavoro: punto di incontro e di scambio di informazioni per archivisti, rappresentanti di istituti ecclesiastici, ricercatori e studiosi, in ambito nazionale. Concorrere alla valorizzazione degli archivi parrocchiali, promuovendone la loro fruizione, favorire l’individuazione di metodologie uniformi e scientificamente valide da applicare al riordinamento e all’inventariazione furono le prime finalità del Centro, il raggiungimento delle quali doveva essere favorito dall’organizzazione di una “giornata di studi”, da tenersi nel mese di settembre di ogni anno a Fiorano.

Nel corso del tempo, il Centro ha acquisito, per la sua attività, prestigio e fama a livello nazionale, divenendo punto di riferimento essenziale per gli studiosi e interessati all’archivistica ecclesiastica, grazie sia all’impegno profuso, in forma del tutto gratuita, dai soci ANAI (in particolare dai membri del Comitato scientifico del Centro, tra i quali Enrico Angiolini, Gianna Dotti Messori, Euride Fregni, Nina Maria Liverani, Maria Parente, Giuseppe Rabotti, Gilberto Zacchè), dagli stessi Soprintendenti e pure dai tanti studiosi, ricercatori, archivisti che hanno collaborato in modo del tutto disinteressato proprio perché consapevoli di partecipare a un progetto di grande valore culturale, ma anche grazie a tutte le diocesi e arcidiocesi dell’Emilia Romagna, che concedendo il loro patrocinio all’iniziativa, considerandola di grande rilievo ecclesiale e culturale, hanno spronato a continuare in questo lavoro. Un ruolo di assoluto rilievo, per la prosecuzione della vita del Centro, ha svolto e svolge l’amministrazione comunale di Fiorano Modenese, che nel tempo ha messo a disposizione del Centro risorse umane e finanziarie e, in particolare, l’ufficio Cultura del Comune, costante punto di riferimento per l’organizzazione dei convegni e non solo.

Nel 2002 venne resa ufficiale la variazione dell’intitolazione, divenuta Centro Studi interregionale sugli archivi ecclesiastici, in quanto negli ultimi anni era stato ampliato il campo d’indagine dagli archivi parrocchiali alle altre tipologie di archivi ecclesiastici, con conseguente arricchimento dei programmi di studio e prospettive di sviluppo dell’attività ben oltre le iniziali aspettative.

Con la sola eccezione degli anni 1997 e 1998, il convegno annuale organizzato dal Centro si svolge in due giornate: la prima a Fiorano e la seconda a Ravenna. Infatti dal 1999 collabora, in modo continuativo all’attività del Centro, la Società di Studi Ravennati; accanto quindi ai fondatori originari, l’ANAI e il Comune di Fiorano Modenese, ai quali si è affiancata fin dall’inizio la Soprintendenza archivistica, un ruolo sempre più rilevante è stato assunto dalla Società di Studi Ravennati (da qui l’articolazione del convegno annuale nelle due sedi di Fiorano e di Ravenna) e dall’Archivio Arcivescovile di Ravenna. In tempi più recenti, un valido sostegno è stato fornito anche dalla provincia di Ravenna, dalla Fondazione Ravenna Capitale e dall’Università degli Studi di Bologna, sede di Ravenna, dall’Archivio di Stato di Modena e dall’Archivio di Stato di Ravenna.

Proprio per l’ulteriore evoluzione del Centro, per l’ampliamento dell’area degli interessi scientifici, per il maggior coinvolgimento diretto delle istituzioni ecclesiastiche, in primis l’Arcidiocesi di Modena-Nonantola e l’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia, il Centro ha ridefinito la propria denominazione in Centro Studi Nazionale sugli Archivi Ecclesiastici di Fiorano e Ravenna.

Ad ogni convegno, è seguita puntualmente ogni anno la pubblicazione degli atti; si è formata, in tal modo, una vera e propria collana che oggi è costituita, comprendendo anche il volume che verrà presentato a Ravenna il 26 ottobre, da ben 15 libri.

 

ARCHIVIO DI STATO DI MODENA

L’Archivio di Stato di Modena deve la sua particolare fisionomia alla singolare longevità e continuità della dinastia d’Este e alla circostanza che gli Estensi, quando dovettero abbandonare Ferrara e trasferirsi a Modena la capitale dei loro Stati nel 1598, vi trasferirono altresì pressoché intatte le proprie tradizioni di famiglia, di amministrazione e di governo e, pressoché integro, il relativo patrimonio archivistico. Questo patrimonio, che continuò a crescere a Modena praticamente senza alcuna cesura apprezzabile e che, ancora nel secolo XIX, trovò un diretto prolungamento in quello formatosi durante il dominio austro – estense, può infatti considerarsi il nucleo costitutivo dell’Archivio di Stato; il quale di conseguenza, per la parte preunitaria, si presenta in primo luogo come il depositario della storia degli Estensi e del loro principato, quali che ne siano state di tempo in tempo la capitale e la configurazione territoriale. Non bisogna credere che a questa fondamentale unità storica e istituzionale corrispondesse fin dal principio un organismo archivistico unitario. Al contrario, prima dell’unificazione nazionale, non si era sentita affatto nella capitale estense quell’esigenza di dar vita a un archivio generale di Stato che, viceversa, si era manifestata in altre capitali. E quando il Bonaini vi si recò nel 1860, con l’incarico di vedere come costruire “un archivio centrale sulle norme del Fiorentino”, si trovò di fronte a non meno di tredici complessi archivistici da lui definiti “governativi”, il più importante dei quali si trovava ancora a palazzo, ove era stato gelosamente conservato fino ad allora con il nome di Reale Archivio Segreto.

L’attuale Archivio di Stato, chiamato dapprincipio governativo, nacque appunto, tra il 1860 e il 1863, dalla concentrazione della quasi totalità di questi fondi nell’edificio in cui ne è tuttora la sede, ma rimase per allora articolato in due sezioni amministrative distinte, l’una detta “diplomatica” e accentrata attorno a quello che era stato il Reale Archivio Segreto, l’altra detta “di deposito” e costituita dal rimanente materiale. La partizione da archivio da burocratica, si trasformò però ben presto in cronologia – classificatoria, nel senso che la sezione diplomatica diventata “storica” si venne arricchendo di quasi tutte le scritture anteriori alla conquista napoleonica, fatta eccezione per gli archivi giudiziari, entrati più tardi e rimasti separati, mentre quella di deposito, col nuovo nome di “moderna”, rimase limitata al periodo 1796-1860. In seguito, sostituita nel 1874 la denominazione di Archivio governativo con quella appunto di Archivio di Stato e scomparsa l’originaria suddivisione in sezioni (mentre continuava il processo di concentrazione e iniziavano le operazioni di versamento), lo schema generale di classificazione subì naturalmente numerosi e talora radicali mutamenti; i quali tuttavia operarono più sulla carta che sulle carte. Il risultato, già consegnato alle stampe nella Relazione del 1883, è quello al quale ci si rifa nella presentazione dei fondi, i cui raggruppamenti riflettono effettivamente, per la massima parte, le gradi periodizzazioni della storia degli Stati estensi.

 

Società di Studi Ravennati

Sorta nel 1991 per l’iniziativa della prof. Giovanna Bosi Maramotti (1924-1996), si prefigge il progresso degli studi storici su Ravenna, con riguardo particolare alla esplorazione e organizzazione delle fonti (archeologiche, documentarie, bibliografiche).

Organizza annualmente una attività pubblica tramite conferenze e giornate di studi a carattere tematico.

Dal 1994 pubblica la rivista “Ravenna. Studi e ricerche” giunta al xvi volume. In precedenza (1992-1995) articoli e saggi storici erano usciti sul «Bollettino economico della Camera di Commercio» di Ravenna, poi raccolti in numeri speciali miscellanei. Dal 1992 al 1995 con la «Biblioteca di studi ravennati» ha curato la raccolta di schede di aggiornamento bibliografico.

In parallelo con la «Rivista» dal 1997 cura la realizzazione di una serie di volumi, la «Biblioteca di “Ravenna. Studi e ricerche”», dedicati al settore specifico delle fonti inedite. Nel 1997 è uscito il i° volume dedicato ai Corrispondenti di Corrado Ricci. Indice e inventario della serie «Corrispondenti» nel ‘Carteggio Ricci’ della Biblioteca Classense, a cura di S. Secchiari, per un complesso di oltre 40.000 autografi. Nel 1999 si è data inizio alla edizione delle Carte del decimo secolo nell’Archivio Arcivescovile di Ravenna, i (900-957), a cura di R. Benericetti, che presenta finalmente in una edizione moderna i più antichi documenti del Medioevo Ravennate, noti sinora secondo la storica ma superata opera di Marco Fantuzzi.



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