Rendere maggiormente competitive le stazioni sciistiche dell’Appennino emiliano, coordinando le azioni di tutti gli operatori pubblici e privati, per qualificare e riorganizzare l’offerta di turismo invernale anche attraverso un’azione comune su scala regionale e l’identificazione di un brand unico per l’intero Appennino. È questo l’obiettivo dell’Intesa di programma alla quale stanno lavorando congiuntamente gli assessori al Turismo delle Province di Modena, Reggio Emilia, Bologna, Parma e Piacenza, i rappresentanti dell’Associazione nazionale esercenti funiviari (Anef) e dei consorzi sciistici per condividerne i contenuti con la Regione già nelle prossime settimane.

«Le stazioni sciistiche e gli impianti di risalita – commenta Mario Galli, vicepresidente della Provincia di Modena con delega alla Promozione del territorio – rappresentano oggi come nel passato un asse portante del turismo montano, non solo invernale ma in buona parte anche estivo a seguito dello sviluppo della pratica della mountain bike e delle gite in quota. Da qui la decisione di puntare proprio sugli impianti come punto di inizio di un programma di riqualificazione del turismo in Appennino».

Il documento in elaborazione parte dal presupposto che negli ultimi anni, anche a causa della crisi economica che ha ridotto le possibilità e modificato le abitudini delle persone, è calato il flusso turistico in Appennino e questo ha comportato l’aggravarsi di criticità già presenti dovute all’aumento dei costi, in particolare quelli per la sicurezza delle piste e quelli energetici, stimati in quasi un milione e mezzo di euro per l’intero comprensorio regionale, sui quali incide in modo significato la spesa per l’innevamento artificiale. «Il nostro problema maggiore – spiega Luigi Quattrini, rappresentante dell’Anef – sono proprio gli alti costi di gestione degli impianti, per esempio per l’innevamento programmato. Nonostante infatti le ultime stagioni siano state buone, il rapporto tra incassi e costi è sempre in negativo, anche perché paghiamo la fortissima concorrenza delle stazioni alpine che però, nelle Province a statuto speciale, godono di sovvenzioni tali da squilibrare il mercato».

Diverse le azione strategiche, su scala regionale, proposte di conseguenza: dalla costituzione di una società in house della Regione alla quale affidare realizzazione e gestione di impianti e piste all’estensione del circuito skipass in dimensione regionale e interregionale con la Toscana. Un maggior coordinamento delle azioni tra operatori pubblici e privati porterà inoltre alla realizzazione di economie di scala per l’abbattimento dei costi e a strategie comuni per il posizionamento dell’offerta sul mercato. Un ulteriore obiettivo è poi l’incentivazione della messa in sicurezza degli impianti e della conversione all’estivo anche grazie a interventi di semplificazione normativa.

SERVE ENERGIA PER OLTRE 1 MILIONE DI € A STAGIONE

Circa un milione e mezzo di euro a stagione. È questa la spesa necessaria per coprire il fabbisogno di energia delle stazioni sciistiche regionali secondo quanto risulta da uno studio effettuato, con il contributo della Regione, dall’Unione di prodotto Appennino e verde. Lo studio, intitolato “Nuova energia” fornisce le basi sulle quali elaborare un piano di sostegno per il comparto bianco della montagna dell’Emilia Romagna.

Più nel dettaglio, il costo del fabbisogno di energia per il funzionamento degli impianti di risalita e per la produzione di neve programmata ammonta a un milione di euro, di cui 500 mila circa per il comprensorio del Cimone, a copertura di un consumo di oltre tre milioni di kilowatt ore. Il carburante per i mezzi di servizio e la preparazione delle piste costa circa 400 mila euro. Oltre 160 mila è la spesa del comprensorio del Cimone per un consumo di circa 150 mila litri di gasolio.



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