“Una lobby buona per i prodotti agroalimentari targati made in Italy”. A lanciare l’insolito appello Franco Bonanini, presidente del Parco delle Cinque Terre, assieme a Fausto Giovanelli, presidente del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, intervenuti al meeting “Prodotti tipici: ambasciatori nel mondo”, tenutosi martedì sera alla Festa nazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione a Festa Reggio.

Singolare l’alleanza tra i due parchi: da un lato il territorio delle Cinque Terre “dove – spiega Bonanini – troppi turisti rischiano di farci perdere di vista il turista qualificato, quello che ha rilanciato questi luoghi dopo tre decenni di abbandono, e dove è impossibile caratterizzare ulteriormente la costa con coltivazioni tipiche”. Dall’altro l’Appennino al confine tra Emilia e Toscana “dove – ha spiegato Giovanelli – uno studio condotto da Inea, Federparchi e Legambiente per conto del Ministero dell’Ambiente (“L’agricoltura nella rete ecologica nazionale, il repertorio dei prodotti tipici”) riconosce le province del nostro Parco al primo posto in Italia per la produzione di prodotti Dop, Igp e agroalimentari tradizionali (64), prima ancora del Parco dello Stelvio (56), del Cilento (54), e delle Foreste Casentinesi (42)”.

C’è un’alleanza tra prodotti e turismo?

Bonanini: “Sì, perché il turista che viene da noi cerca i prodotti tipici. E non possiamo rifilargli le patacche che, a volte, si ritrovano nei ristoranti delle grandi città. La vogliamo smettere con la truffa del vino della casa? Bene, il turista che viene da noi in cerca di prodotti ha, in un areale vicino, il naturale sfogo nell’Appennino, così come abbiamo siglato nel progetto di area vasta ‘Parchi di Mare e d’Appennino’”.

“E in fatto di turismo – gli fa eco Giovanelli – dalle Cinque Terre c’è da imparare. Però non ci è sfuggita la nostra tipicità: le terre del nostro Parco all’estero sono conosciute come i luoghi del Parmigiano Reggiano e del Prosciutto di Parma. E, allora, troviamo naturale creare una sinergia in questa cerniera tra Europa e Mediterraneo. Per questo presentiamo una volta al mese i prodotti del territorio nei mercatini a Rio Maggiore: accanto al paesaggio, mettiamo la ricchezza dei prodotti. E per uscire dalla crisi – replica all’intervistatore dal palco – occorre una nuova strategia imprenditoriale (dei privati) e nuove politiche di marketing (per il pubblico)”.

“Non è casuale che si parli così tanto di tipicità ora che si è in crisi – ha aggiunto Bonanini -. Eppure la più grande industria italiana non è la Fiat. Ma la somma delle piccole produzioni dei territori, capace di creare economia anche senza i massicci investimenti necessari all’industria. Un po’ come abbiamo fatto creando la rete degli affittacamere alle Cinque Terre, che è diversa dagli alberghi che, invece, presuppongono spesso grandi investitori che hanno logiche diverse rispetto allo sviluppo del territorio. Il futuro sta nel piccolo e l’agricoltura lo dimostra. E’ chiaro che è ora di far cessare patacche e imitazioni con norme severe e, per questo, dare la giusta remunerazione agli agricoltori”.

Di qui la proposta: “una lobby buona a sostegno dei piccoli produttori, a capo di un’Italia buona come una vera e propria agenzia per i prodotti di qualità”.



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