Patto di stabilità e ricavi dalla vendita di azioni Enìa: Delrio e gli altri sindaci reggiani


“Riteniamo gravemente discriminatorio verso gli altri Comuni l’emendamento ad hoc proposto dal relatore di maggioranza Lucio Malan, che consente di fatto al Comune di Brescia una deroga al Patto di stabilità interno per quanto riguarda le entrate 2007 da dividendi straordinari di società operanti nel settore dei servizi pubblici locali”.“L’emendamento, al decreto legge del 30 dicembre 2009, il cosiddetto decreto Milleproroghe, infatti, a differenza di quanto richiesto più volte dalle associazioni degli enti locali e da singoli Comuni, non prevede la deroga, già concessa per il Patto nel 2009, per altri tipi di entrate straordinarie quali la cessione di azioni, nel nostro caso azioni Enìa, o la vendita di beni immobili.

Diciamo no a provvedimenti governativi che concedono sconti ai soli Comuni ‘amici’. Noi sindaci reggiani chiediamo con una lettera al ministro dell’Economia Giulio Tremonti di porre rimedio, recependo la proposta Anci di sub-emendamento, che definisce condizioni eque per tutti, a giusto beneficio dei Comuni con i conti in ordine. Possiamo rispettare il Patto se ci si mette in condizioni di poterlo fare”.

Lo ha detto oggi il sindaco di Reggio Emilia e vicepresidente dell’Anci nazionale Graziano Delrio, nel corso di una conferenza stampa a cui hanno preso parte anche i sindaci capidistretto reggiani Marzio Iotti di Correggio, Alessio Mammi di Scandiano, Antonella Incerti di Albinea, Marcello Moretti di Sant’Ilario, Silvana Cavalchi di Cadelbosco, Gianmaria Manghi di Poviglio e la vicesindaco e assessore al Bilancio del Comune di Reggio, Liana Barbati.

“Coinvolgeremo anche i parlamentari reggiani – ha proseguito Delrio – prima di tutto i senatori, dato che il testo dell’emendamento è ora all’attenzione della Commissione Affari costituzionali del Senato, affinché intervengano in favore di tutti i Comuni virtuosi” e, nel caso del Reggiano, di tutti i Comuni che nel corso del 2007 hanno ceduto azioni e ottenuto introiti straordinari per il collocamento in Borsa della multiutility Enìa. Nel caso del Comune di Reggio l’incidenza negativa è di 50 milioni di euro.

Si stima che nel 2010 almeno l’80 per cento dei Comuni della provincia di Reggio non sia in grado di rispettare il Patto di stabilità.

“Dopo le leggi ad personam – ha sottolineato il sindaco di Correggio, Iotti – assistiamo ora alla proposta di emendamenti ad Comunem. E questo spettacolo va in scena in un contesto di crisi come quella attuale, dove gli investimenti degli enti locali, sostenibili con quegli introiti congelati dal Patto di stabilità, investimenti assai utili per l’economia locale, sono irrealizzabili”.

“La situazione che il Patto di stabilità interno genera – ha aggiunto il sindaco di Scandiano, Mammi – non ha alcun nesso positivo con l’economia reale, duramente provata dalla crisi ed ha effetti gravi sui Comuni che si trovano soldi in cassa inutilizzabili e sono paradossalmente costretti a diminuire sensibilmente le opere pubbliche, per almeno 800 milioni nel caso di Scandiano”.

Il vicesindaco di Reggio, Barbati ha evidenziato il persistere di una situazione problematica anche sul fronte dei rimborsi Ici: “Il Comune di Reggio è ancora in attesa del rimborso di un milione di euro dallo Stato centrale, sull’Ici prima casa e nel frattempo si chiede a noi di restituire tre milioni di euro allo Stato, in base a nuovi conteggi dell’Ici dal 2001 in poi”.

Su questo punto, però, il Comune di Reggio ha presentato ricorso al Tar.

Le iniziative presentate oggi alla stampa sono state decise dai sindaci all’indomani di un incontro per esaminare la grave situazione della Finanza locale alla luce degli ultimi provvedimenti legislativi.

Senza la deroga richiesta, anche bloccando tutti i pagamenti previsti per gli investimenti già finanziati e in corso, il Patto non potrebbe comunque essere rispettato. Questo provocherebbe gravi sanzioni e ripercussioni per l’economia di un intero territorio già pesantemente colpita in questa fase di crisi economica che necessiterebbe al contrario di un’azione anticiclica con investimenti da parte degli enti locali. I Comuni del Reggiano, oltretutto, hanno sempre avuto buoni indicatori di Bilancio, hanno risorse immediatamente spendibili e hanno effettuato negli ultimi anni politiche virtuose di riduzione dell’indebitamento. I Comuni reggiani richiedono pertanto che sia recepita la proposta di sub-emendamento presentata dall’Anci in quanto “si ritiene gravemente iniqua l’adozione di provvedimenti che favoriscono solo alcuni Comuni e che contravvengono ai più elementari principi di equità e di rispetto di tutte le autonomie locali”.

Qualora non venissero recepite dal ministro Tremonti le istanze dei Comuni, i sindaci si rivolgeranno al presidente della Repubblica in quanto garante delle Istituzioni e solleveranno alla Corte dei Conti il problema di legittimità costituzionale delle ultime norme inerenti l’applicazione del Patto di stabilità.

ALTRI EMENDAMENTI – I Comuni del Reggiano auspicano inoltre l’accoglimento di altri emendamenti proposti dall’Anci che si ritengono assolutamente necessari e indispensabili come:

– la riapertura delle certificazioni sugli immobili di categoria D per compensare il minor gettito Ici (dove il Comune di Reggio ha presentato apposito ricorso al Tar contro i tagli del ministero dell’Interno);

– lo sblocco di parte dei residui passivi per le opere in corso;

– la soppressione della norma dell’articolo 9 del decreto 78 del 2009, che prevede la responsabilità amministrativa e disciplinare dei dirigenti che non bloccano investimenti non coerenti con il Patto di stabilità.

LE PROPOSTE DI EMENDAMENTO

Emendamento in Commissione al Senato presentato dal relatore Lucio Malan (PDL) al d.l. 194-milleproroghe Conversione in legge del Decreto legge 30 dicembre 2009, n.194,recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative

Emendamento 9.75 (ex 9.70)

Malan, relatore

Dopo il comma 4, aggiungere il seguente:

«4-bis. Al comma 7 dell’articolo 77-bis del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 convertito legge 6 agosto 2008 n.133, è aggiunto il seguente periodo: ’’A tal fine, per gli enti di cui al comma 3 lettera b), nel calcolo del saldo finanziario 2007 non si computano le risorse derivanti dalla distribuzione di dividendi determinati da operazioni straordinarie poste in essere da società quotate sui mercati regolamentati operanti nel settore dei servizi pubblici locali’’».

PROPOSTA DI SUBEMENDAMENTO PRESENTATO DALL’ ANCI NAZIONALE

All’emendamento 9.75(ex 9.70) del relatore dopo le parole “di cui al comma 3 lettera b)”, aggiungere le parole “ a), c) e d)” e sostituire dalla parola risorse fino alla fine del periodo con le seguenti parole: “Le risorse originate dalla cessione di azioni o quote di società operanti nel settore dei servizi pubblici locali nonché quelle derivanti dalla distribuzione dei dividendi determinati da operazioni straordinarie poste in essere dalle predette società, qualora quotate sui mercati regolamentati, e le risorse relative alla vendita del patrimonio immobiliare se destinate alla realizzazione di investimenti o alla riduzione del debito.”

MOTIVAZIONE

Al fine di dare le stesse possibilità ai Comuni che si sono avvalsi nel 2009 dell’esclusione delle entrate straordinarie previste dall’abrogato comma 8 dell’articolo 77bis del Decreto legge 112/2008 convertito in legga 133 del 6 agosto 2008 e successive modificazioni, si propone di mantenere per tutti i Comuni le medesime esclusioni del citato comma 8, ossia anche quelle derivanti dalla cessione di azioni o quote di società operanti nel settore dei servizi pubblici locali e le risorse relative alla vendita del patrimonio immobiliare se destinate alla realizzazione di investimenti o alla riduzione del debito.

ALTRE PROPOSTE EMENDAMENTI ANCI

Aggiungere il seguente articolo:

(Immobili D)

“Al fine di consolidare i trasferimenti erariali compensativi ai sensi dell’articolo 64 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, i Comuni trasmettono, entro il termine perentorio del 30 aprile 2010 e a pena di decadenza, al Ministero dell’Interno una apposita certificazione del minore gettito accertato dall’anno 2001 a tutto l’anno 2009. Il Ministero dell’Interno, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze emanerà apposito decreto. Per i Comuni non coinvolti nella riclassificazione catastale in oggetto fino all’anno 2009, resta ferma la possibilità di inviare apposita certificazione entro sei mesi dall’avvenuto minore gettito”.

MOTIVAZIONE

Dall’anno 1998, con legge n. 448, e successivamente dall’anno 2000, con la legge n. 388, i Comuni hanno diritto al versamento di contributi statali compensativi qualora si verifichi una perdita di gettito ICI dovuta alla riclassificazione dei fabbricati nel gruppo catastale D.

Le modalità di rimborso sono stabilite con il decreto interministeriale 01 luglio 2002, n. 197 che definisce il sistema di certificazione annuo su cui calcolare i trasferimenti: i Comuni hanno concluso tali adempimenti in ossequio alle circolari pubblicate dai Ministeri competenti.

Negli anni di vigenza della norma, si è consolidato un sistema di trasferimenti sui quali i Comuni hanno creato bilanci nel rispetto degli equilibri normativi e, soprattutto, del Patto di Stabilità Interno.

Il decreto legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito in legge 4 dicembre 2008, n. 189, prevede che i Comuni, interessati dalla riclassificazione degli immobili nel gruppo catastale D, presentino entro il 31 gennaio 2009 la dichiarazione attestante il relativo minore gettito, anche se già presentata, per ottenere l’attribuzione del corrispondente incremento dei trasferimenti erariali senza alcuna indicazione in merito al criterio di corresponsione dei trasferimenti.

La riapertura dei termini per la presentazione delle certificazioni ha incluso i Comuni che non avevano mai fatto richiesta di rimborsi e ha permesso le rettifiche degli importi per i Comuni che avevano già certificato e ottenuto i trasferimenti compensativi.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ancorché in condivisione con il Ministero dell’Interno, trasmette le nuove istruzioni per la compilazione delle certificazioni con un mero comunicato pubblicato sul sito in data 23 gennaio 2009 e dunque in prossimità della scadenza.

Le spettanze pubblicate sul sito del Ministero dell’Interno in data 2 dicembre 2009 modificano l’importo di trasferimenti già erogati negli anni passati, con ipotesi di recupero di somme già impegnate.

Il rischio per i Comuni è l’annullamento di residui attivi legittimamente iscritti a bilancio con la gravissima conseguenza di non riuscire a trovare le risorse necessarie per la chiusura dei bilanci e il rispetto del Patto di Stabilità.

L’emendamento vuole eliminare la disparità di trattamento tra quei Comuni che hanno certificato con le vecchie indicazioni, che quindi rischiano di subire pericolosi tagli, e quei pochi Comuni che, certificando con la nuova modalità, ricevono importi all’incirca allineati con quanto dichiarato.

Aggiungere il seguente articolo:

(Patto di stabilità interno: SBLOCCO RESIDUI OPERE IN CORSO)

1. I Comuni con più di 5.000 abitanti possono escludere dal saldo rilevante ai fini del rispetto del patto di stabilità interno relativo all’anno 2010 i pagamenti in conto capitale effettuati entro il 31 dicembre 2010 per un importo non superiore al 15 per cento dell’ammontare del fondo di cassa al 31 dicembre 2008 risultante dal rendiconto dell’esercizio 2008, oppure per un importo non superiore al 4 per cento dell’ammontare dei residui passivi in conto capitale risultanti dal rendiconto dell’esercizio 2008”

2. All’onere derivante dall’attuazione del comma 1, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2010-2012 nell’ambito dell’Unità previsionale di base di parte capitale “Fondo Speciale” dello Stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’anno 2010.

MOTIVAZIONE

I vincoli imposti dal Patto di stabilità interno, non consentono il pagamento da parte dei Comuni delle opere infrastrutturali già avviate sul territorio. Al fine quindi di consentire lo sviluppo del territorio e il completamento delle opere si rende necessario escludere dal saldo rilevante ai fini del rispetto del Patto di stabilità un importo fino al 15% dell’ammontare del fondo di cassa oppure del 4% dei residui passivi in conto capitale risultante al 31 dicembre 2008.

Aggiungere il seguente articolo:

(Tempestività dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni)

All’articolo 9 del decreto legge 1 luglio 2009, n. 78 convertito con legge n.102 del 3 agosto 2009 al comma 1 lettera a) punto 2 della, le parole “la violazione dell’obbligo comporta responsabilità disciplinare ed amministrativa” sono soppresse.

MOTIVAZIONE

Si evidenzia in questa ipotesi l’impossibilità a prevedere una responsabilità in capo ad un soggetto in assenza di alcun giudizio di merito; la disposizione sopra richiamata si traduce materialmente in una serie di adempimenti cui il funzionario, prima di impegnare la spesa deve fare fronte, tra cui:

1. verificare se esiste lo stanziamento di bilancio, (adempimento che allo stato attuale risulta già previsto dalla normativa);

2. verificare che quando da quell’impegno sorgerà la necessità di pagare, (presumibilmente dopo 2 o 3 anni – tempi ordinari di realizzazione delle opere cantierate), il pagamento possa avvenire rispettando i saldi imposti dal patto di stabilità, relativi ad annualità future.

La conseguenza di tale previsione è che un significativo numero di Comuni, avrà difficoltà ad appaltare nuovi lavori o opere pubbliche, poiché la minaccia incombente di una responsabilità disciplinare ed amministrativa in capo al funzionario che non rispetti l’obbligo di accertamento ha di fatto la conseguenza di “frenare” l’avvio di procedure che comportino spese di investimento.

Inoltre, la disposizione provoca un disallineamento nella quotidiana gestione dell’Ente locale; si verificano infatti situazioni complesse in quanto, mentre i vertici politici decidono di privilegiare gli investimenti al fine di fronteggiare la crisi che sta attraversando il Paese, dirigenti e funzionari sono costretti a non dare seguito a quanto già deciso a livello politico per i motivi sopra esposti.

Si chiede pertanto l’eliminazione di una siffatta disposizione al fine di non aggravare la già difficile gestione finanziaria dei Comuni consentendo allo stesso tempo un reale recupero della crisi degli investimenti.