7 gennaio 2010: a Reggio Emilia celebrato il 213° anniversario del primo Tricolore


Oggi a Reggio Emilia si è celebrato il 213° anniversario della nascita del Primo Tricolore: una ricorrenza che coinvolge cittadini e istituzioni, trova nei giovani e in particolare negli studenti dei veri protagonisti, sottolineando i valori fondamentali della nostra Costituzione, della nostra Repubblica e dell’unità del Paese. Valori anticipati e realizzati nel 1797, durante il periodo della Repubblica Cispadana, che scelse a Reggio Emilia il Tricolore come vessillo distintivo: una Bandiera simbolo di libertà, eguaglianza e solidale fratellanza, di doveri e diritti della persona, da oltre due secoli.

Ospite delle celebrazioni, come rappresentante delle istituzioni nazionali, il presidente del Senato Renato Schifani. Ai tre principali momenti delle celebrazioni – l’Alzabandiera e gli onori militari in piazza Prampolini, l’incontro con i cittadini e gli studenti in Sala del Tricolore e gli interventi pubblici al teatro Ariosto – sono intervenuti il sindaco Graziano Delrio, la presidente della Provincia Sonia Masini, il prefetto Antonella De Miro, i parlamentari reggiani, la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Maria Giuseppina Muzzarelli, i consiglieri regionali, rappresentanti dei Comuni delle altre città – Modena, Bologna e Ferrara – che diedero vita alla Repubblica Cispadana e al Primo Tricolore, rappresentanti delle Forze armate, il presidente dell’Associazione Comitato Primo Tricolore, Otello Montanari.

Le celebrazioni sono iniziate alle 10.30 in piazza Prampolini con gli onori militari e l’alzabandiera, con la partecipazione di un reparto delle Forze armate e della Guardia civica, delle Associazioni combattentistiche e la presenza dei gonfaloni della Città di Reggio, della Provincia e della Regione, oltre che dei labari e dei medaglieri

Con un cerimoniale di grande efficacia e suggestione, quattro militari e quattro studenti hanno attraversato la piazza portando la Bandiera italiana e la Bandiera europea, sorrette ai quattro angoli. La Fanfara della Brigata di cavalleria Pozzuolo del Friuli ha suonato l’Inno nazionale mentre due militari hanno proceduto con l’Alzabandiera. Il presidente Schifani, accompagnato dal generale di divisione e comandante del Comando militare Esercito Toscana Marco Bertolini, ha quindi ricevuto gli onori dalla Compagnia d’onore di interforze (esercito italiano, aeronautica militate, marina militare, arma dei carabinieri).

La manifestazione è proseguita in Sala del Tricolore dove il sindaco Delrio e il presidente Schifani hanno incontrato i ragazzi dei licei Scientifico Aldo Moro, Classico Lazzaro Spallanzani, Artistico Gaetano Chierici, partecipanti al progetto in rete “La Costituzione della Cittadinanza”.

Il sindaco Delrio ha consegnato al presidente Schifani copia della Costituzione italiana, edita dal Comune di Reggio, arricchita da interventi dei padri costituenti reggiani Meuccio Ruini, Nilde Iotti e Giuseppe Dossetti.

“Proprio qui dove voi siete ora, 213 anni fa, il 7 gennaio 1797 – ha detto il sindaco Delrio ai ragazzi – c’erano i 110 deputati delle città di Reggio Emilia, Modena, Ferrara e Bologna riuniti per dare vita alla Repubblica Cispadana – cioè l’origine dell’Italia unita. E scelsero, come vessillo, quella che poi divenne la bandiera nazionale nel quadro dei principi universali di uguaglianza, di libertà e di fratellanza. Già da alcuni anni abbiamo scelto la data del 7 gennaio per legare insieme tre eventi che sorreggono la nostra democrazia – la nascita del Tricolore, la nascita della Repubblica (con la Resistenza) e la nascita della Costituzione – per fare memoria di chi siamo e di quali principi hanno animato la nostra comunità di quali regole comuni ci siamo liberamente dati, secondo il rispetto dei diritti e dei doveri di ciascuno di noi. Abbiamo voluto in questa sala oggi una rappresentanza di quelle classi che stanno attuando la sperimentazione del Ministero sull’ora di “Cittadinanza e costituzione”; un’ora nella quale, nella autonomia di ogni Istituto scolastico, si approfondisce lo studio della nostra Carta, per cercare quindi, come diceva Rossetti, di “conoscerla, di comprendere in profondità i suoi principi fondanti e quindi farsela amica e compagna di strada”.

“Quella stessa Costituzione – ha proseguito il sindaco – che recita che lo Stato non concede i diritti alla persona, né si limita a garantirli, ma li riconosce, come ricordava il presidente Oscar Luigi Scalfaro in una famosa lezione del 2008 all’Auditorium di Roma.

Dunque la Repubblica come garanzia per l’affermazione dei diritti inviolabili dell’uomo, di ogni uomo, il principio fondante dell’uguaglianza e delle pari opportunità per il pieno sviluppo della persona Il diritto al lavoro, la tutela delle minoranze, la libertà religiosa, di espressione e politica, il ripudio della guerra. Jean Monnet, uno dei fondatori della casa comune europea, scrive nelle Memorie: «L’esperienza di ciascun uomo è qualcosa che sempre ricomincia da capo. Solo le istituzioni sono capaci di divenire più sagge: esse accumulano l’esperienza collettiva e da questa esperienza, da questa saggezza, gli uomini sottomessi alle stesse regole potranno vedere non già come la propria natura cambi, ma come il proprio comportamento si trasformi gradualmente».

I Padri costituenti si sottoposero a regole e, pur provenendo da storie politiche e personali diverse, da convinzioni differenti, hanno espresso, scrivendo la Carta costituzionale che sancisce i principi e delinea le Istituzioni della Repubblica, la passione di chi partecipa a un’impresa collettiva, un sogno comune, la costruzione di un bene che riguarda tutti.

Con lo stesso animo dei Costituenti, fatto di solidarietà, intelligenza e spirito di comunità, si possono e devono affrontare le sfide del nostro mondo e nello spirito della Costituzione e della democrazia repubblicana, della comunità nazionale, della pace e della convivenza civile, nei valori di libertà, uguaglianza e fraternità, potete trovare ancora il valore dell’adesione a un’impresa comune. Questo sarà un segno di amore verso la vostra casa comune, che è la città, sede dei patrioti della Costituzione, ma anche il vostro paese. Prendersene cura, vuol dire partecipare alla sua vita, ma anche custodire i valori e i principi su cui è fondata e che qui, nel 1797, vennero posti. vi invito ad amare e diffondere la nostra Carta costituzionale”.

Le celebrazioni sono quindi proseguite al teatro Ariosto dove i rappresentanti istituzionali hanno consegnato la Bandiera italiana e la Bandiera europea ad alcune scuole reggiane: a Paola Iotti e Giulia Hu dell’istituto d’arte Chierici, a Jessica Caccia e Fabio Letizia dell’istituto tecnico Secchi e a Nikla Nozzolino e Hristo Anokye della scuola media Da Vinci-Einstein.

Sono intervenuti il sindaco Graziano Delrio, la presidente della Provincia Sonia Masini, la vicepresidente della Regione Maria Giuseppina Muzzarelli e il presidente del Senato Renato Schifani.

Le celebrazioni proseguono questa sera alla ore 21, al teatro Municipale Romolo Valli, con ‘Viva Verdi!’, concerto lirico di cori verdiani. Interprete dei pezzi di Giuseppe Verdi, compositore profondamente legato al Risorgimento italiano e fra i grandi della cultura e della musica europee, è il Coro polifonico Claudio Merulo di Reggio Emilia, diretto dal maestro Martino Faggiani.

In programma brani da Trovatore, Rigoletto, Macbeth, Otello, Giovanna d’Arco, I Lombardi alla prima crociata, Nabucco.

Il concerto, proposto da Comune di Reggio, Provincia e Rotary club, è a ingresso gratuito fino a esaurimento posti. E’ consigliabile prenotare e ritirare il biglietto omaggio alla biglietteria dello stesso teatro.

L’intervento ufficiale del sindaco oggi al teatro Ariosto

“Signor presidente del Senato, autorità, cittadine e cittadini, cari giovani di Reggio Emilia, benvenuti a celebrare, in questa giornata di festa nazionale, la nascita del Tricolore, avvenuta 213 anni fa nella nostra città.

Una festa – ha detto il sindaco Delrio – consentitemi di sottolinearlo, resa ancor più gioiosa dalla vittoria del campione mondiale di sci Giuliano Razzoli, reggiano, che ha sventolato il Tricolore in segno di esultanza e appartenenza”.

Intimidazioni e inviolabilità della persona – “Le diamo il benvenuto, signor presidente – ha proseguito Delrio – nella nostra città e le confermiamo che Reggio Emilia ha da sempre il massimo rispetto delle istituzioni della Repubblica, che Lei qui rappresenta al massimo livello.

Reggio Emilia si è battuta perché l’Italia avesse istituzioni rappresentative e democratiche, meritando la medaglia d’oro al valore militare, grazie ai sacrifici di giovani uomini e donne durante la Lotta di liberazione. E gli albori di questa ambizione democratica sono proprio nel 7 gennaio 1797, che oggi ricordiamo. Anche allora, 200 anni fa, furono i giovani protagonisti. E io spero che proprio voi giovani raccogliate questa eredità. Anzi, ne sono certo.

Reggio Emilia non farà mai un passo indietro nel rispetto delle istituzioni, Reggio Emilia non farà mai un passo indietro nel rispetto di ogni persona. Reggio Emilia farà sempre barriera contro ogni intimidazione e ogni violenza, così come contro insinuazioni volte a colpire la dignità dei singoli.

Queste sono le ragioni che ci hanno portato a volere con noi, il 25 Aprile, le cooperative del consorzio Goel della Locride, a conferire la cittadinanza onoraria a Roberto Saviano, a celebrare il 21 marzo la giornata contro le mafie, a vedere impegnate le istituzioni e forze dell’ordine contro i tentacoli della mafie che si spingono verso Nord e si insinuano nei nostri territori.

Quelle stesse ragioni ci fanno trovare ripugnanti e ci fanno respingere con forza la missiva odiosa che è stata inviata da questo territorio.

Come Le ho già scritto, signor presidente, quelle parole sono quanto di più estraneo al nostro modo di concepire la convivenza.

Reggio Emilia non giustifica la violenza. Nessuna violenza.

Condanneremo sempre chi si spinge a superare quel confine sacro che è l’inviolabilità della persona.

Inviolabilità, è stato ribadito recentemente in Sala del Tricolore, come il Principio della nostra Costituzione, affermato prima di ogni altro.

Inviolabilità che ci obbliga a disarmare gesti e parole. Inviolabilità che ci impedisce di cadere nella ‘demonizzazione dell’avversario politico in nemico’.

Grazie quindi, presidente Schifani, di essere oggi qui con noi e di aver accettato il nostro invito condividendo queste stesse ragioni, che ci hanno mosso a celebrare insieme questa giornata. In queste ragioni troviamo le radici del nostro vivere insieme.

Le riforme condivise – “Signor presidente, è stata spesso annunciata, anche recentemente, una nuova stagione di riforme che deve iniziare – ha detto il sindaco Delrio – Guardiamo a Lei, perché il nostro Paese possa essere accompagnato senza strappi verso una stagione più serena e feconda di collaborazione.

Vanno in questo senso e ci rassicurano le sue dichiarazioni, anche quelle appena pronunciate in Sala del Tricolore. Lei ha ribadito di voler essere ‘il garante di tutti, il massimo garante delle regole’ e di quanto sia necessaria ‘una condivisa riscrittura delle regole, nell’intangibilità della prima parte dei principi della Costituzione’.

A Reggio ci sentiamo orgogliosamente Patrioti della Costituzione. La consideriamo affatto superata o vecchia. Piuttosto crediamo, con Dossetti e Bobbio, che essa sia ancora e sempre Legge Suprema, fondante tutte le altre leggi e la Unità del Paese.

Sotto i principi costituzionali non negoziabili possono trovare ospitalità anche le forze politiche che non contribuirono a scriverla. Ma soprattutto la Costituzione può concorrere a sanare ferite vecchie e nuove del nostro processo unitario che celebreremo nel prossimo anno.

Per questo, presidente, le rivolgo un accorato appello: non cercate fuori dalla Costituzione le risposte alle domande nuove che vengono dal Paese. E’ partendo da essa che vanno individuati gli adeguamenti necessari agli sviluppi della società italiana.

Nilde Iotti, che ‘con passo leggero e testa alta’ è stata per 13 anni presidente della Camera e della quale stiamo ricordando il decennale della scomparsa, si espresse più volte in questo senso affinché il paese fosse all’altezza dei tempi.

Un anno prima di morire, come presidente della Bicamerale per le riforme istituzionali, disse: ‘Stiamo decidendo per l’Italia che si affaccia al XXI secolo, che affronta nuovi temi di solidarietà, di superamento di vecchi confini, che dialoga con altri popoli con un linguaggio nuovo, che deve allontanare con forza i sempre ricorrenti rischi delle guerre, dell’odio, della negazione della vita e della dignità umana. Nella prima parte della Costituzione del 1948, che non è in discussione, vi è un grande e non tangibile disegno complessivo della nostra democrazia’”.

Le istituzioni democratiche nate da Tricolore e Resistenza – “A Nilde Iotti – ha proseguito il sindaco Delrio – pensiamo quando diciamo che è possibile unire profonde convinzioni politiche e ruolo istituzionale, ponendo sempre le idee al servizio delle istituzioni, mai il contrario. Questo vale per tutti noi che siamo chiamati a essere protempore istituzioni, rappresentanti delle collettività: dai massimi vertici dello Stato fino al consigliere del più piccolo Comune.

Pensiamo in particolare a Nilde Iotti quando diciamo che chi interpreta le istituzioni riuscendo ad essere imparziale, pur senza essere neutrale, riesce anche a trasmetterci un senso di orgoglio e di appartenenza a un unico progetto, dal più umile al più potente, con il risultato di farci sentire tutti parte di una unica nazione.

Il 7 Gennaio noi sempre ricordiamo insieme la nascita della Repubblica Cispadana con il Tricolore, la resistenza e la Costituzione. Sono tre eventi legati dal filo rosso dell’ amore per le libertà personali e comunitarie.

Uno scrittore dissidente ebreo disse che ‘il precipizio inizia con l’uomo che mette l’Io in primo piano. E’ quando l’uomo scopre il male, fuori e dentro di sé, quando chi governa non riconosce limiti al proprio potere; ma è allora nascono le Istituzioni’. Ed allora, diciamo noi, va aumentato il rispetto per le Istituzioni.

Così nacque la Repubblica Cispadana: risposero i cittadini di Reggio Emilia, Bologna, Modena e Ferrara che nella nostra città vollero porre fine, quel 7 gennaio 1797, ad un dominio che opprimeva le popolazioni.

Così nacque la Resistenza, uomini e donne si opposero al regime nazi-fascista, rispondendo non a un partito o a una religione, come osservò Piero Calamandrei, ma “a quel Dio ignoto che è dentro ciascuno di noi e che parla contemporaneamente tutte le lingue’.

Come ricordò Italo Calvino a proposito dei Fratelli Cervi: ‘Tutto quel che il popolo italiano espresse di meglio nella Resistenza, lotta contro la guerra, patriottismo concreto, nuovo slancio di cultura, fratellanza internazionale, iniziativa nell’azione, coraggio, amore della famiglia e della terra, tutto questo fu nei fratelli Cervi: perciò in questi sette seri volti di intelligenti contadini emiliani riconosciamo l’immagine della nostra faticosa, dolorosa rinascita’.

Quella bandiera che ha accompagnato questi momenti alti della nostra Repubblica da tempo non è più una bandiera che deve mettere in fuga il nemico, ma è diventata una garanzia di tutela, una garanzia che ai colori italiani ci si possa appellare per trovare tutela dei propri diritti, incoraggiamento nei propri doveri”.

Verso il 150° dell’Unità – “Signor presidente, oggi iniziamo il cammino verso il 150° anniversario dell’Unità d’Italia – ha detto Delrio – E’ un appuntamento a cui guardiamo con speranza. Non tanto per le opere pubbliche che interesseranno il Paese e, dico con profondo rammarico, non riguarderanno Reggio, poiché è stato cancellato il finanziamento per la realizzazione del Museo Risorgimentale.

Per un altro motivo guardiamo a questo anniversario con speranza. Non con il desiderio di una omologazione, perché l’unità del nostro Paese è fatta di bellezze diverse, di culture diverse, di storie diverse. Questa è proprio l’unità e l’unicità a cui dobbiamo tenere. E’ troppo vicina a noi la dolorosa storia nei Balcani, anche se rimossa alla coscienza del presente, per non vedere quanto la chiusura sul perimetro dell’etnìa sia non solo dannosa, ma soprattutto fuorviante. Non si può pensare di tracciare una linea e separare le lingue, le genìe e i popoli che nei millenni si sono mescolati in questo nostro Paese. La solennità della nostra nazione è un tutt’uno con la verità e la forza dei luoghi in cui siamo nati, dei paesaggi che ci hanno conquistato, delle persone che abbiamo conosciuto. Per questo, signor presidente, l’augurio che faccio alla nostra amata nazione è di saper trovare nella ricorrenza dell’Unità d Italia la stagione di una rinnovata convivenza civile nella coesione nazionale.

Come lei sa, abbiamo nella nostra città un patrimonio unico, che sono le scuole dell’infanzia. Scuole giustamente riconosciute negli atti di indirizzo del ministro Gelmini.

Sono oltre cento i paesi del mondo, di ogni continente, con cui siamo in relazione: dal Sudafrica alla Cina, dall’Islanda alla Nuova Zelanda, dalla Colombia alla Lituania, da New York a Saigon.

Che cosa tiene unita questa rete? Non è una relazione dovuta al fatto che parliamo una stessa lingua , ma è una relazione che nasce su un linguaggio comune.

Il linguaggio che riconosce in ogni bambino, in ogni uomo una persona competente a relazionarsi con il mondo. Per la relazione con gli altri, perché il vicino di casa non mi sia estraneo, perché il piacere dei nostri dialetti non ci tolga dalla curiosità sul mondo bisogna avere il gusto e le voglia di superare i propri confini.

Non per diventare estranei a se stessi, ma per incontrare ciò che non si conosce, per incontrare l’altro.

Così nasce, così si intesse, così si intreccia, la convivenza. Abbiamo bisogno di costruttori di ponti, di esploratori di frontiera”.

I giovani e la scuola – “Una convivenza – ha proseguito il sindaco di Reggio – che certo deve porsi l’obiettivo di garantire condizioni di pari opportunità per tutti i cittadini. Per le famiglie, per le imprese, soprattutto per le giovani generazioni.

E’ stata lanciata nelle settimane scorse una provocazione, che molto ha fatto discutere, quando un autorevole intellettuale italiano rivolgendosi a suo figlio ha invitato i nostri giovani a cercare in altri paesi, piuttosto che il nostro, la propria felicità e la propria realizzazione, perché questo paese non sarebbe più ‘un posto in cui è possibile stare con orgoglio’.

Non possiamo non prendere le distanze, signor presidente, da queste parole, anche se è una provocazione, perché non possiamo pensare di rinunciare alle nostre forze migliori, al nostro futuro.

Ma nello stesso tempo non possiamo non reagire con un sussulto di responsabilità, perché questo Paese possa essere considerato ed essere davvero un posto in cui sia desiderabile restare e vivere, per i giovani talentuosi e onesti, un paese del merito, dell’innovazione, delle opportunità. E su questo mi permetto di richiamare due temi. Il primo – e mi ricollego a quanto detto poco fa sulle scuole dell’infanzia reggiane – riguarda l’educazione, il secondo riguarda le autonomie locali.

L’educazione è una risorsa strategica per la nostra comunità, ma lo è tanto più per il nostro Paese. Uno dei primi passi, dopo il 1861, per ‘fare gli italiani’ fu di creare una scuola pubblica e dell’obbligo che insegnasse a parlare una lingua comune. Crediamo anche noi, come è stato detto, che ‘se l’unità l’abbiamo fatta a scuola, è a scuola che dobbiamo rifarla’. Una scuola che sia all’altezza del Paese di cultura quale siamo, che sia all’altezza delle sfide di un mondo globale, che abbia gambe per essere competitiva, che abbia sbocchi di impiego degni di questa corsa, che restituisca reputazione sociale al suo corpo insegnante, dai Nidi all’università e riconosca il merito e l’impegno.

Che sappia accogliere ognuno, i diversamente abili, gli svantaggiati sul piano fisico, sociale, cognitivo ed economico, così come i talentuosi e dotati; che alberghi in strutture sicure e belle; che sia attrezzata in modo dignitoso e non debba elemosinare dalle famiglie gli strumenti di lavoro quotidiano; Che possa trattenere o fare ritornare i suoi giovani cervelli. E infine una scuola che sia aperta al processo permanente che è la cittadinanza. Cittadinanza che per noi significa certamente imparare le regole del vivere comune, ma riconoscere ciascuna persona come portatrice di cultura. In questo senso applaudiamo ed incoraggiamo le scuole superiori reggiane che abbiamo ascoltato poco fa in sala Tricolore e che stanno conducendo la sperimentazione sull’ora di ‘Cittadinanza e Costituzione’ approvata dal Ministero”.

Decentramento e federalismo – “Perché questo accada, signor presidente, nel pensare alla nuova stagione di riforme che ci attende, ci richiamiamo ancora una volta alla nostra legge guida. All’articolo 5 della Costituzione laddove afferma che la Repubblica una e indivisibile riconosce le autonomie locali, promuove il decentramento amministrativo e all’articolo 118, la sussidiarietà orizzontale. Ci appelliamo a lei, perché sia ridata forza a questi articoli. Siamo nel mezzo di mesi difficili per la crisi economica e finanziaria, che ha infierito soprattutto su chi non aveva colpe: i lavoratori, le famiglie, le imprese. In questo contesto i sindaci, pur con tutti i limiti del patto di stabilità e del taglio dei trasferimenti dallo Stato, hanno dato il massimo per le loro comunità e chiesto il massimo di impegno ai lavoratori, alle famiglie, alle imprese.

Tutti abbiamo tirato la cinghia, ma il peso di questo passaggio va distribuito con maggiore equità. Non possiamo pensare di aprirci una via d’uscita per competere se non sosteniamo la ricerca, l’educazione, l’innovazione.

E non basta autorizzare i sindaci a emanare ordinanze, se poi si tagliano i finanziamenti sui servizi di sicurezza.

Per fare tutto questo occorre anche che lo Stato, il Governo, abbia maggiore fiducia verso le sue istituzioni decentrate. E’ stata spesso invocata ‘una nuova era di responsabilità’. Ci auguriamo dunque che si proceda verso una forma di federalismo che ci salvaguardi come Paese coeso e unito, e che riesca a farci stare nel cambiamento, stare nella vita quotidiana, stare con le persone nei loro contesti, per costruire ogni giorno quella convivenza che è in fondo la nuova declinazione della parola fraternità tanto cara ai giovani rivoluzionari del 1797”.

“Signor presidente, cari studenti – ha concluso il sindaco Delrio – Reggio Emilia è terra di Patrioti. Patrioti della Repubblica Cispadana nata col Tricolore, Patrioti della Repubblica Italiana nata con la Resistenza e Patrioti della Costituzione nostra Legge Suprema.

Non mancherà mai il nostro contributo a quello spirito di unità nazionale che i nostri padri ed i nostri nonni con le loro battaglie, le loro lotte sociali, i loro ideali ci hanno lasciato in eredità. Un eredità di cui siamo ancora oggi, come sempre, orgogliosi e fieri.

Evviva Il Tricolore evviva la Costituzione.

Grazie e buona festa a tutti”.