L’allevatore di cani Massimo Perla a Ign: ”Siamo troppo mammoni con gli animali, così li facciamo diventare possessivi e territoriali. Invece avrebbero bisogno di essere comandati con coerenza e costanza”.
”La responsabilità – spiega a IGN, testata online del Gruppo Adnkronos – deve essere del proprietario. Se affida l’animale a un’altra persona deve assicurarsi che questa sia in grado di controllarlo sia fisicamente sia psicologicamente”.
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‘Perché non si tratta solo di una prova forza – sottolinea -. Il cane deve sapere che io sono il capo branco e lui è il mio ausiliario. Anche i cani da difesa – insiste – intervengono soltanto quando gli viene richiesto, non su loro iniziativa”.
”Corretta – continua – è anche l’ordinanza che prevede che tutti i cani siano tenuti al guinzaglio, però è necessario che siano creati degli spazi adatti per farli muovere. Devono avere delle aeree assegnate all’interno dei parchi altrimenti, se non gli permettiamo di avere una vita psicomotoria, li mettiamo in carcere e loro possono reagire in maniera sbagliata”.
”A Milano ci sono diverse aeree attrezzate, create grazie agli sponsor – sottolinea Perla -, anche a Roma ci sono, ma sono troppo poche e spesso neanche recintate. Iniziative di questo tipo invece favorirebbero tutti: i cittadini, gli sponsor e il comune”.
Quello che manca secondo Perla è ”la cultura”.
”Siamo un pò troppo mammoni anche con i cani – osserva – così gli animali si umanizzano troppo e diventano possessivi e territoriali. Invece avrebbero bisogno di essere comandati, di avere un leader saggio. Con i cani – sottolinea – esiste solo coerenza e costanza”.
”Per questo non ci sono cani più pericolosi di altri – spiega Perla -. Un barboncino ha lo stesso cervello di un pitbull, la differenza è che certi cani per la loro massa fanno più male. Ma – sottolinea – il problema comune è la mancanza di educazione”.
”Poi si parla sempre di pitbull – insiste – ci sono però anche i maremmani, i pastori tedeschi, i rottweiler”.
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‘I cani – continua Perla – attaccano perché non capiscono una situazione, perché fraintendono un movimento o magari perché non sono ben socializzati, perché non gli è stato insegnato il modo correttto di comportarsi”.
”Più che di addestramento – spiega – si dovrebbe parlare di educazione, già dal primo anno di età bisognerebbe insegnargli delle regole che vanno mantenute nel tempo, sono come bambini, non ci vuole molto ad educarli. E’ un po’ più difficile – ammette – quando sono già adulti perché bisogna correggere gli errori”.
”Ma il vero problema – ribadisce Perla – è cambiare il cervello del proprietario. E’ sbagliato – conclude – pensare che un cane parli lo stesso linguaggio dell’uomo”.
Fonte: Adnkronos









