Referendum vendita quote azionarie Aimag: intervento del Sindaco di Carpi


Intervento del Sindaco di Carpi, Enrico Campedelli, in merito al dibattito avviato in questi giorni e relativo alla data di convocazione del referendum sulla vendita di quote azionarie di Aimag spa in possesso dell’ente locale.

Credo sia importante chiarire alcuni passaggi in merito al quesito referendario sull’Aimag firmato da più di 3000 cittadini carpigiani: un quesito che richiede l’abrogazione della delibera del Consiglio comunale che va a definire tutti i passaggi che ci guideranno da qui alla fine dell’anno nella ridefinizione degli assetti societari dell’azienda multiservizi e di cui il nostro Comune detiene circa il 25% della proprietà. Ricordo in premessa che l’assetto societario di Aimag spa la vede composta da un 90% di proprietà di 21 comuni della bassa modenese e mantovana ed un 10% di proprietà delle Fondazioni bancarie di Carpi e di Mirandola (soggetti di diritto privato che però svolgono una funzione pubblica); azioni legate in modo indissolubile proprio da quella delibera di “patto di sindacato”.
Patto di sindacato che prevede inoltre la cessione di un 25% dell’impresa ad un partner privato, attraverso una gara pubblica che valuterà il miglior progetto industriale presentato e la migliore offerta economica e che prevede in ogni caso che la proprietà pubblica non scenda mai sotto il 60% per garantire la vicinanza ai cittadini di servizi fondamentali come la distribuzione del gas, dell’acqua, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, la depurazione delle acque.
Con l’abrogazione della delibera di “patto di sindacato” i 3000 firmatari vogliono che il Comune di Carpi non partecipi a questo percorso deciso dall’assemblea dei 21 comuni soci di Aimag e che, deduco io, arrivi a gestire in proprio i servizi già precedentemente citati. La questione è molto complessa e molto delicata e va ben oltre ai semplici desiderata dei singoli: legislazioni europee e nazionali nel tempo hanno infatti trasformato i servizi pubblici economici, obbligando gli enti locali ad uscire dalle società di gestione e distribuzione creando grandi aggregazioni industriali pubbliche e private in grado di fare innovazione investendo in ricerca sulle fonti rinnovabili e sull’energia e per gestire con tariffe sempre più competitive e nel miglior modo possibile tali servizi. E credo che tali legislazioni vadano a beneficio dei cittadini, perché ad un utente penso che interessi maggiormente avere un buon servizio al costo più basso possibile, indipendentemente se chi lo svolge è un soggetto pubblico o privato: chiaramente però vi deve essere un forte controllo pubblico alla fonte, mantenendo la proprietà delle reti, degli impianti e dei pozzi, perché questi rappresentano servizi essenziali per i cittadini. Ecco perché si è costruito un “patto di sindacato” che mantiene al pubblico il 60% della proprietà di Aimag nei prossimi 5 anni, oltre agli organismi provinciali di tutela già presenti.
Arrivando ora al referendum locale ed alla data del suo svolgimento, dato per assodato che la partecipazione dei cittadini rappresenta un elemento importantissimo della vita sociale di ogni comunità e come tale va salvaguardato, il Comune ha un regolamento sulla partecipazione votato dal Consiglio comunale nel 1992 che prevede questa forma di partecipazione e che ne disciplina il suo svolgimento in modo preciso e rigido: ne riporto per correttezza gli articoli utili alla discussione.
Art.21: “Entro trenta giorni dalla data di presentazione della richiesta (….) il Sindaco indice il referendum che, salvo i casi previsti dal successivo articolo 22, deve avvenire tra il trentesimo ed il sessantesimo giorno successivo”.
Art.22 (comma 1): “(…) Non può essere effettuato il referendum: (al punto d.) nei tre mesi antecedenti o successivi alla data fissata per le elezioni politiche, referendum nazionali, regionali o comunali”. (comma 2) “Nei casi previsti dal precedente comma, il referendum si svolgerà nella prima tornata successiva, nella data che sarà tempestivamente fissata dal Sindaco”. Ebbene, di fronte a queste norme, la prima tornata utile a tre mesi dalle elezioni politiche è proprio il 20 di luglio: senza discrezionalità da parte del sottoscritto di scelta, a meno che il Consiglio comunale non decida di cambiare la norma. Se decidessi per una data diversa basterebbe il ricorso al Tar anche solo di un elettore per invalidare il referendum locale e farci ritornare al voto, con conseguenze anche amministrative da parte della Corte dei Conti per il sottoscritto. Ecco perché ho indetto il referendum in quella data. Detto questo, mi spiace che il comitato che ha raccolto le firme di tanti carpigiani e alcuni partiti non valutino questi aspetti formali e sostanziali e guardino solo il punto di vista politico della vicenda, accusandomi in modo strumentale di volere solo il fallimento del referendum attraverso la scelta di questa data, obbligata dalla presenza, sicuramente non voluta e non prevista dal sottoscritto, delle elezioni per il rinnovo del Parlamento nazionale.
Alla luce di questo, indipendentemente da questa vicenda, urge dunque da parte del Consiglio comunale una rivisitazione del regolamento della partecipazione del 1992, che preveda un adeguato aumento delle firme necessarie per richiedere un referendum, ed una modifica dello Statuto comunale, che preveda per alcune materie fondamentali (come ad esempio quelle di ordine fiscale, tariffario, di bilancio e di programmazione e pianificazione generale) l’esclusione da possibili referendum, per garantire certezza nelle scelte e governabilità.