Restano gravissime le condizioni di Vjosa Demcolli, la donna albanese di 37 anni colpita ieri mattina dal
marito poco prima dell’udienza di separazione al Palazzo di giustizia della città emiliana. La donna si trova ricoverata in coma all’ospedale Santa Maria di Reggio.
Vjosa Demcolli, caduta sotto gli occhi delle due figlie di 12 e 16 anni, è stata operata nel reparto di chirurgia toracica; durante l’intervento le è stato estratto uno dei proiettili, che si era fermato a pochi millimetri dal cuore, ma ha ancora due pallottole in corpo. C’è anche il rischio di gravi lesioni neurologiche.
Da circa dieci mesi la donna aveva lasciato
l’abitazione di famiglia, in via Andreini a Reggio, dopo aver denunciato il marito per le violenze e le minacce subite, ed era ospite di una struttura gestita dall’associazione ‘Nondasola’, dove era seguita dalle operatrici della Casa delle donne.
L’uomo, Clirim Fejzo, lattoniere quarantenne, ha ucciso il cognato Arjan, 32 anni – che aveva accompagnato in tribunale la sorella – prima di essere colpito a morte da due agenti di polizia, uno dei quali, Stefano Marcaccioli, è rimasto ferito a
sua volta da un colpo di pistola ad un ginocchio.
Nella sparatoria l’albanese ha ferito anche la legale della donna, Giovanna Fava, 53 anni; un proiettile della pistola dell’omicida, una semiautomatica 7.65, le ha trapassato una spalla, causandole la frattura della clavicola.
La strage, che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più drammatiche senza l’immediato intervento delle forze dell’ordine, ha innescato polemiche sulla mancanza di controlli al Palazzo di giustizia.
Il ministro Clemente Mastella, subito dopo l’episodio, ha chiesto informazioni all’autorità giudiziaria.


