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Masella (PRC) chiudere i Cpt in Regione

I recenti casi di suicidio di due giovani extra comunitari verificatisi al Centro di permanenza temporanea di Modena dove “ieri pomeriggio, sempre nella stessa struttura, si è verificato un tentativo di suicidio”, hanno indotto Leonardo Masella capogruppo di Rifondazione Comunista a presentare un’interrogazione alla Giunta regionale.

La vicenda di Modena – stigmatizza il consigliere – “riconferma che i Cpt sono carceri speciali dove sempre più frequentemente vengono accertati episodi di maltrattamenti fisici e abusi, negazione di cure mediche, sovraffollamento, somministrazione eccessiva e abusiva di sedativi e tranquillanti e dove viene fortemente e ingiustificatamente compresso il principio dell’inviolabilità personale”.

Il consigliere rimarca “l’inefficienza, l’inadeguatezza e l’illegalità di tali luoghi di detenzione, contrari ai principi di solidarietà e di accoglienza degni di un Paese Civile” e “considerando illegittimo il mantenimento di simili strutture nel nostro territorio”, chiede all’esecutivo di viale Aldo Moro quali iniziative intenda intraprendere per programmare la chiusura dei due Cpt presenti in Emilia-Romagna, come previsto – sottolinea – da una serie di atti regionali e nazionali. In proposito Masella cita il Programma di governo 2005-2010 della Regione Emilia-Romagna dove, per quanto riguarda la “politica migratoria” viene stabilito che “si considera conclusa l’infelice esperienza dei centri di permanenza temporanea e si chiede al Governo e al Parlamento che venga superata”.

A sostegno della sua richiesta, Masella ricorda anche che nelle linee di indirizzo del Programma nazionale dell’Unione (2006/2011) si afferma “l’intenzione di abrogare la legge Bossi -Fini” e “che ci si avvia verso il superamento dei Cpt”.
L’esponente di PRC vuole poi sapere quali iniziative la Giunta stia mettendo in atto per ripristinare la possibilità di visita ispettiva nei Cpt, (fino alla loro chiusura) per i consiglieri regionali, “in coerenza con le competenze di osservazione e monitoraggio” che la Corte costituzionale “di fatto” ha riconosciuto alle Regioni (con la sentenza n.300 del 2005) “validando l’impianto normativo” della legge regionale ‘Norme per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri’ (L.r. 5/2009). La possibilità di ingresso dei consiglieri regionali e dei componenti della Giunta all’interno dei Centri – riferisce ancora Masella – è stabilita nel Programma triennale 2007-2008 per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri (al paragrafo 6).

















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