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Modena: agroalimentare, luci ed ombre in ricerca provinciale

Le aziende modenesi del settore agroalimentare sono tendenzialmente predisposte ad attività di ricerca e sviluppo tecnologico, e tale propensione è più consistente rispetto alla media nazionale ed europea. Il 64 per cento ha centri o laboratori di ricerca, e una percentuale ancora maggiore ha rapporti di collaborazione con università (71 per cento) e centri di ricerca pubblici e privati (rispettivamente il 64 e l’85 per cento). Un’azienda su due possiede dei brevetti, soprattutto su innovazioni di prodotto, e la quota di fatturato reinvestita in ricerca e sviluppo è mediamente dell’1-2 per cento, superiore alla frazione del Pil nazionale utilizzata allo stesso scopo.

Sono alcuni dati emersi da una ricerca sull’analisi dei fabbisogni di ricerca e sviluppo tecnologico del sistema produttivo agroalimentare modenese, promossa dalla Provincia e realizzata da Euris. Uno studio che intende essere uno strumento propedeutico al processo di creazione del Distretto Tecnologico Agroalimentare che la Regione Emilia Romagna sta avviando. I risultati dello studio sono stati illustrati nel corso di un seminario che si è svolto lunedì 28 maggio nella sala del consiglio provinciale.

Dalla ricerca – effettuata tramite interviste a un panel di aziende della provincia – emerge inoltre la determinazione ad attivare nuovi progetti che abbracciano cinque grandi aspetti: processi e prodotti, valutazione della qualità, materie prime, sottoprodotti (compresi reflui e il no-food) e aspetti economico-giuridici. “Si rilevano tuttavia – ha spiegato Ruggero Targhetta di Euris – alcuni elementi di debolezza legati alle piccole dimensioni delle aziende, alla loro forma giuridica, alla scarsa liquidità e redditività e bassa propensione alla ricerca di base. Per questo è opportuna l’adozione di un modello di sviluppo aggregato che coinvolga tutti i soggetti della ricerca”.

Come ha ricordato il presidente della Provincia Emilio Sabattini, “le aziende agroalimentari rappresentano il 10 per cento del settore manifatturiero provinciale e sviluppano prodotti la cui immagine diventa una vera e propria azione di marketing territoriale. Per questo la Provincia intende supportare la creazione del Distretto tecnologico, in un rapporto stretto con le aziende. Siamo partiti proprio dalla centralità delle imprese – ha concluso Sabattini – perché la ricerca deve svilupparsi in base ai loro fabbisogni. Con loro continueremo a lavorare, istituendo un club dell’innovazione che formuli idee e proposte per il Distretto tecnologico regionale”.
















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