In questi giorni si è tenuto all’ASL di Sassuolo un incontro tra i dirigenti, alcuni operatori sanitari e i parenti di coloro che sono seguiti dal servizio di Unità Cure Continue. L’incontro, voluto dai dirigenti dell’ASL, aveva l’obiettivo di approfondire i temi legati all’assistenza domiciliare al fine di dare una risposta alle preoccupazioni emerse sulla stampa.
Per quanto da più parti sia venuta la richiesta di conoscere chi ha autorizzato e deciso la soppressione dell’Unità Cure Continue, nessuna risposta è stata data in merito. Così come pare irreperibile il verbale della riunione, che pure dovrebbe esistere, nella quale “qualcuno” si è assunto la responsabilità di tale decisione. Tuttavia la preoccupazione dei parenti dei malati è andata comprensibilmente alla richiesta di garanzie da parte dell’ASL, affinché il servizio che verrà, SADI o Nodo, non ignori il grande patrimonio accumulato in dieci anni di attività dagli attuali operatori dell’UCC. A tale proposito, il dott. Braghiroli, responsabile del distretto sanitario di Sassuolo, ha affermato che l’ASL si attiverà per realizzare dei corsi di aggiornamento rivolti al nuovo personale infermieristico e che, per almeno sei mesi, alcune delle attuali infermiere dell’UCC saranno affiancate, presso i pazienti, dal personale del SADI. Inoltre ha affermato che se, dopo aver smantellato l’UCC, fra quattro o cinque mesi ci si dovesse rendere conto che il servizio non funziona come dovrebbe, si potrà sempre ritornare indietro e ripristinare l’Unità Cure Continue. Assumendo così un atteggiamento di noncuranza verso i pazienti e i loro familiari e di disprezzo verso il lavoro svolto dagli operatori sanitari che si sono spesi con grande professionalità ed umanità e per oltre dieci anni nell’UCC. Da ultimo la dirigenza dell’ASL, nel tentativo di convincere i pazienti e placare le proteste delle famiglie, ha pure proposto di mantenere in funzione il sistema UCC solo per i malati che ne hanno fatto già esperienza, quindi solo per un tempo breve, come esperienza destinata a finire.
Si ribadisce invece che ciò sarebbe un grave errore in quanto l’assistenza domiciliare (SADI, Servizio di Assistenza Domiciliare Infermieristica) non ha niente da spartire con l’ospedalizzazione domiciliare (UCC); che i medici curanti non sono dei tuttologi e che non si possono sovraccaricare di lavoro senza che ciò non vada a detrimento dei loro pazienti; e che se ci fosse un po’ di lungimiranza e buon senso non dovrebbe essere l’UCC a fondersi nel SADI bensì l’inverso, salvaguardando l’Equipe sanitaria e quanto d’eccellente esiste già nell’Unità Cure Continue, applicando ed estendendo questa egregia esperienza a tutto il territorio nazionale.
Per far questo, i parenti dei pazienti ed i pazienti che possono farlo, insistono – ne hanno il diritto e il dovere! – e chiedono che l’UCC sia ripristinato con il dott. Paolo Vacondio, l’infermiera Lara Belluzzi e le infermiere che fino ad oggi li hanno affiancati, ed arricchito di altro personale di pari umanità, professionalità e competenza in modo da poter continuare ad offrire un servizio degno di questo nome.
Per i malati, i familiari ed i cittadini
Marisa Ferrari e Stefano Bavutti (Lista Civica per Cambiare)









