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Emilia-Romagna prima in ricerca e innovazione

L’attività della rete dei 57 laboratori di ricerca in Emilia-Romagna, i casi di successo con i prototipi e i brevetti nati dalla collaborazione tra imprese, enti di ricerca e università e gli investimenti della Regione nella ricerca.

Se ne è parlato a Bologna nella tavola rotonda che ha concluso il convegno “Il futuro è nella ricerca industriale” alla quale hanno partecipato l’assessore regionale alle attività produttive Duccio Campagnoli, il ministro dello sviluppo economico Pier Luigi Bersani, la presidente regionale di Confindustria Anna Maria Artoni, il rettore dell’Università di Ferrara Patrizio Bianchi e il presidente di Aster Gabriele Falciasecca.
Nel corso dell’iniziativa, l’assessore ha anche annunciato che la Regione raddoppierà le risorse destinate alla ricerca con un investimento di 300 milioni di euronei prossimi tre anni.
Venendo ai dati, l’Emilia-Romagna risulta prima per quantità di risorse destinate al sostegno di ricerca e innovazione sul totale degli aiuti alle imprese: si tratta del 57% del totale, con quasi 160 milioni di euro investiti nell’ultimo triennio (Prriitt-Programma per la ricerca industriale e il trasferimento tecnologico, Programma triennale per le attività produttive, Piano telematico, Obiettivo 2).
Queste risorse hanno messo in moto circa 380 milioni di investimenti nel biennio 2005-2006, hanno consentito di avviare 62 progetti messi a punto dai laboratori della rete e di far nascere 93 nuove imprese – su 450 nate in totale in Italia – per iniziativa di ricercatori delle Università e degli enti di ricerca classificandola al primo posto anche per il numero di nuove imprese attivate dalla ricerca scientifica.

La Rete regionale della ricerca
Per la Rete regionale della ricerca industriale e del trasferimento tecnologico dell’Emilia-Romagna – costituita da 27 Laboratori di ricerca industriale, 24 Centri per il trasferimento tecnologico e 6 Parchi per l’Innovazione – la Regione ha stanziato 45 milioni di euro che hanno messo in moto finanziamenti per altri 100. Si tratta di 57 ´nodi´ che, da Piacenza a Rimini, compongono il ´network´ voluto dalla Regione per garantire al territorio un sistema per la ricerca industriale, capace di favorire e rafforzare il rapporto tra mondo della ricerca e imprese nell’ambito del processo d´innovazione del sistema produttivo.
Le ´specializzazioni´ che caratterizzano l´attività delle strutture che costituiscono la Rete regionale comprendono: Alta tecnologia meccanica – Distretto Hi-Mech´ (15 laboratori e centri), Scienze della vita e Salute (6 laboratori e centri), Innovazione organizzativa (6 centri), Agroalimentare (5 laboratori e centri), Ambiente, sviluppo sostenibile, energia´ (5 laboratori e centri), Edilizia e materiali per costruzioni´ (5 laboratori e centri), Ict (2 centri e 10 progetti di sviluppo). In sinergia con queste strutture sono stati approvati i 6 Parchi per l´innovazione (2 a Bologna, 1 a Modena, 1 a Parma, 1 a Ferrara, 1 a Faenza), aree e infrastrutture per ospitare nuove imprese innovative e per i laboratori di ricerca industriale.

Tra i risultati rilevanti del programma regionale c´è la mobilitazione di più di 300 giovani per attività di ricerca industriale e per i programmi comuni tra università ed enti di ricerca, da un lato, e imprese, dall’altro. A questi vanno aggiunti circa 1000 giovani ricercatori al lavoro nelle imprese, nei progetti Prriitt, nei dipartimenti universitari e in progetti di ricerca promossi o svolti in collaborazione cone le imprese. I progetti di ricerca avviati nelle imprese – grazie al finanziamento regionale di 92,2 milioni -sono 529.

















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