“Nonostante il 2006 sia iniziato per il nostro distretto con il segno positivo, più di una azienda ha dovuto richiedere la mobilità per una parte dei suoi dipendenti. Le cause sono ogni volta diverse e possono riferirsi a trasformazioni aziendali e riposizionamenti, oppure a difficoltà di prodotto e di mercato”.
“Fino a pochi anni fa, nei periodi di sviluppo, tutte le imprese ottenevano risultati positivi, anche se con percentuali diverse. Così come nei periodi di crisi tutti gli indici avevano il segno negativo. Oggi non è più così.
Dobbiamo abituarci ad una normalità a “pelle di leopardo”, fatta da aziende in espansione e altre in contrazione, da impianti che funzionano a pieno regime ed altri che vengono spenti, dalla richiesta di mano d’opera mentre contestualmente gruppi di lavoratori vengono espulsi. E non è detto che domanda e offerta si incontrino.
Appare evidente che occorre governare in modo nuovo queste dinamiche. Di sicuro gli enti locali non sono in grado di attivare e gestire ammortizzatori sociali per dare risposta a tutti e a tutto. Quando la forbice fra domanda e offerta del lavoro si allarga, ci sono pesanti costi sociali da sopportare perché da un lato occorre garantire un minimo vitale a famiglie rimaste senza reddito e dall’altro si assiste a un aumento della pressione abitativa e della domanda di sevizi determinato dall’arrivo di nuovi lavoratori che rispondono alle esigenze produttive.
Accanto alle politiche per costruire un’offerta che sappia rispondere alla domanda del lavoro, ad esempio attraverso la formazione, dobbiamo modificare e approfondire la nostra capacità di leggere la realtà e di farlo in tempo reale. Le dinamiche economiche e sociali variano ad un ritmo che richiede un osservatorio costante e un governo condiviso fra tutte le parti sociali. Occorre una coesione di intenti delle istituzioni e della associazioni di categoria e sindacali, coinvolgendo gli istituti e gli enti nei quali si sviluppa nuovo sapere e nuove politiche economiche e industriali.
Tutto questo è necessario non per affrontare tempi straordinari, ma per rispondere alla nuova normalità del distretto. Per questo è una necessità inderogabile”.
(Claudio Pistoni – Sindaco di Fiorano Modenese)


