Salute: paura a tavola si vince con etichetta ‘Made in Italy’


L’ansia e la preoccupazione a tavola, che coinvolge tre italiani su quattro, si combattono valorizzando i primati qualitativi e sanitari della produzione agricola nazionale con l’obbligo di indicare il luogo di allevamento o coltivazione dei prodotti sulle etichette, che rappresentano la principale fonte di informazione per i consumatori. E’ quanto ha affermato la Coldiretti all’incontro promosso dal Movimento in difesa del Cittadino per presentare l’indagine Ires sulla “percezione dei rischi alimentari a tavola” divulgata in occasione.

L’agricoltura Made in Italy – sottolinea la Coldiretti – è una realtà leader nella sicurezza alimentare con il divieto di coltivazione degli organismi geneticamente modificati (Ogm), la più bassa percentuale in Europa di residui da pesticidi presenti nella frutta e verdura, il podio mondiale nelle coltivazioni biologiche dopo Australia e Argentina e il più elevato numero di riconoscimenti comunitari per prodotti Dop/Igp. Si tratta di primati che devono essere resi evidenti nelle confezioni con un sistema di etichettatura di origine trasparente per evitare che vengano spacciati come Made in Italy prodotti di importazione realizzati senza il rispetto delle stesse regole di carattere sanitario, ambientale ed etico.

Una esigenza evidenziata da una indagine Coldiretti-Ispo secondo la quale otto italiani su dieci considerano necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti e ben due italiani su tre sono d’accordo sul fatto che “se il prodotto alimentare è italiano sono più sicuro da dove proviene e quindi mi fido di più”.
Una situazione che si scontra con la realtà poichè nonostante la recente entrata in vigore dell’etichettatura di origine obbligatoria delle carni fresche di volatili da cortile, dopo l’emergenza influenza aviaria, più della metà dei soldi spesi dalle famiglie italiane per gli acquisti alimentari restano destinati all’acquisto di cibi ‘anonimi’ per i quali non è obbligatorio indicare il luogo di allevamento o coltivazione del prodotto agricolo impiegato.

L’etichettatura della carne di pollo – spiega la Coldiretti – è l’ultima tappa di un percorso che nel 2005 ha già portato dal 7 giugno all’obbligo di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco. Dopo la crisi mucca pazza nel 2002 è stata introdotta – ricorda la Coldiretti – per la prima volta in Europa l’etichettatura di origine della carne bovina che si è unita all’obbligo di indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca, all’arrivo dal primo gennaio 2004 del codice di identificazione per le uova e all’obbligo di indicare in etichetta, a partire dal primo agosto 2004, il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto.

Se dunque la carta di identità è ormai una realtà per oltre il 50% della spesa, molto resta ancora da fare e – rileva la Coldiretti – l’etichetta resta anonima per la carne di maiale, le conserve vegetali e i succhi di frutta, ma anche per l’extravergine di oliva con la possibilità di commercializzare olio ottenuto da miscele di origine diversa senza che questo venga indicato in etichetta. Una situazione alla quale occorre al più presto porre rimedio per non mettere a rischio la credibilità e la sicurezza del Made in Italy sui mercati nazionali ed esteri. Occorre accelerare il percorso già iniziato a livello comunitario e rendere operativa la legge n.204/04 sull’etichettatura d’origine obbligatoria ottenuta anche grazie alla raccolta di un milione di firme da parte della Coldiretti e che pone l’Italia all’avanguardia all’interno dell’Unione Europea.