Estorsioni a ristoranti e pizzerie reggiane, 3 persone arrestate dai Carabinieri: i dettagli

Lo scorso 5 novembre il padre, F.A. 55enne, condannato per mafia nel processo Aemilia, per circa 10 ore si era asserragliato all’interno dell’ufficio postale di Pieve, a Reggio Emilia, con cinque ostaggi; poi finì arrestato dai carabinieri. I tre figli invece, C.A. di 20 anni, M.A. di 22 e M.A. di 29, hanno tenuto sotto tensione per due settimane ristoratori e pizzaioli di Reggio Emilia con richieste estorsive, precedute da biglietti minacciosi dattiloscritti e seguite da esplosioni di colpi di pistola all’indirizzo delle attività commerciali.

Sei colpi contro la porta a vetri della Pizzeria La Perla a Cadelbosco Sopra la notte tra il 31 gennaio e il primo febbraio, cinque colpi contro l’ampia vetrata della Pizzeria Piedigrotta 3 in via Emilia Ospizio a Reggio Emilia, la notte tra il 6 e il 7 febbraio, poi gli avvertimenti con tanto di pizzino attaccati alla porta (in analogia a quanto avvenuto per la Perla e il Piedigrotta 3) ad altre due pizzerie di Reggio Emilia: Piedigrotta 2 e Paprika. Questi ultimi due “pizzini” rimarranno solo degli avvertimenti.

I carabinieri della Compagnia di Guastalla, della Stazione di Cadelbosco Sopra e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Reggio Emilia, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia, hanno sottoposto a fermo di Polizia Giudiziaria i tre fratelli, a carico dei quali sono stati raccolti gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di tentata estorsione aggravata e continuata.

Nel corso delle attività, i carabinieri reggiani hanno proceduto a perquisizioni a carico degli indagati al termine delle quali è stato sequestrato importante materiale probatorio tra cui l’auto e la moto usate in occasione degli atti intimidatori effettuati con le esplosioni di armi da fuoco all’indirizzo delle due pizzerie, capi di vestiario e soprattutto una macchina da scrivere ritenuta essere il mezzo con il quale sono stati approntati i “pizzini” contenenti le richieste estorsive.

A portare i carabinieri reggiani ad operare gli arresti è stato l’eccezionale connubio tra le tradizionali attività di controllo e conoscenza del territorio dei carabinieri di Cadelbosco Sopra e le attività investigative di natura tecnica seguite dai carabinieri della Compagnia di Guastalla e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Reggio Emilia. Attività cui ha fatto da sfondo l’influenza reciproca dei reparti investigativi dei carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Emilia e quelli della Questura reggiana.