A Bologna 13 spazi pubblici vuoti e inutilizzati a disposizione dei cittadini per attività culturali e partecipative nei Quartieri

Ogni cittadino ha il diritto e il dovere di avere accesso a una dotazione minima di spazio pubblico del quale prendersi cura in collaborazione con altri: è uno degli elementi identitari del mandato del Sindaco di Bologna Virginio Merola e, dopo un percorso iniziato nel 2017 con l’attivazione dei Laboratori di Quartiere, ora comincia a prendere forma. L’obiettivo è sperimentare forme di collaborazione e gestione condivisa tra Comune e cittadini di spazi pubblici in una logica nuova e generativa di valore sociale e culturale. Accanto al lavoro del Laboratorio Spazi, a cui hanno partecipato 51 realtà associative della città e che è stato condotto dalla Fondazione per l’Innovazione Urbana in collaborazione con il Comune e i Quartieri, è stata stilata anche la mappatura degli spazi comunali inutilizzati e disponibili.

Tra questi, la Giunta comunale nell’ultima seduta, su proposta dell’assessore all’immaginazione civica e al patrimonio, Matteo Lepore, ha individuato cinque immobili (e i relativi utilizzi) ritenuti adatti per sperimentare percorsi di gestione innovativi e coerenti con i bisogni emersi nei Laboratori di Quartiere e nel Laboratorio Spazi. Si tratta di: via Fantoni 21 (spazio dedicato alla sperimentazione di offerta culturale in ambito artistico e ricreativo per i giovani); via Curiel 15/2 (dove sperimentare forme di aggregazione di piccole dimensioni, rivolto ad associazioni di promozione sociale, culturale, sportiva e spazio di incontro a disposizione del vicinato e di gruppi informali del Quartiere per alimentare socialità orientata alla cultura e allo sport); via Fioravanti 22 (spazio dedicato a sperimentare forme collaborative di vicinato nel campo sociale e del welfare di comunità per rispondere ai bisogni del territorio, come emerso dal Laboratorio Bolognina); via Corticella 129 (ex Centrale del Latte, luogo dedicato a sperimentare forme di attivismo civico e attività artistico-ricreative e culturali); una porzione dell’immobile di via Pietralata 58/60, all’interno della sede del Quartiere Porto-Saragozza (per forme di aggregazione del terzo settore e gruppi informali, dove sperimentare forme di gestione in connessione con il tessuto sociale associativo di vicinato). Gli immobili saranno dati in uso a titolo gratuito in quanto destinati alla realizzazione di progetti partecipativi espressi dalla collettività civica. Gli utilizzatori dovranno farsi carico delle utenze, delle spese di gestione e della Tari. Il Comune darà corso alle procedure a evidenza pubblica per l’individuazione dei soggetti che potranno usufruire di questi immobili.

“Si conclude la mappatura degli immobili comunali inutilizzati che abbiamo avviato l’estate scorsa – afferma l’assessore Matteo Lepore –. Dopo vicolo Bolognetti e altri spazi già assegnati, sono pronti altri 13 immobili che restituiremo alla città per progetti di valore culturale e partecipativo. Una scelta che abbiamo assunto dopo un lungo confronto con i Quartieri, l’associazionismo del territorio e la cittadinanza attiva. Abbiamo inoltre ricevuto dalla Fondazione per l’Innovazione Urbana il documento conclusivo del Laboratorio Spazi, che contiene proposte molto innovative e interessanti che valuteremo insieme al Consiglio comunale per decidere come nei prossimi mesi aggiornare i regolamenti comunali”.

Intanto, nell’ambito della promozione e del sostegno a politiche di rigenerazione urbana e di valorizzazione del patrimonio comunale, è stato approvato l’avviso pubblico per l’assegnazione di altri otto immobili, che hanno necessità di interventi anche importanti di riqualificazione, a soggetti che svolgono attività legate alla cultura, alla creatività e alla promozione della città. L’amministrazione comunale ha individuato un gruppo di immobili collocati in diversi punti della città, di diversa tipologia e con diverse destinazioni d’uso, che hanno in comune condizioni manutentive non ottimali e sono tutti inutilizzati. Si tratta di: ex cabina Enel all’interno dei Giardini Margherita; il complesso storico detto “Serraglio dell’Aposa” di viale Panzacchi angolo via Rubbiani; porzione di fabbricato al grezzo di via Zaccherini Alvisi 11; ex casa del custode dell’Ippodromo di via Corticella 104; l’edificio di via Irma Bandiera 3/2; l’edificio inagibile di via Andrea Palladio 11; l’edificio di proprietà Acer di via Zampieri 43; l’edificio di proprietà Acer di via XXI Aprile 25/2 e via del Partigiano 7A. Per poter utilizzare questi immobili sono necessari interventi di recupero, ripristino e riqualificazione di diversa entità, in alcuni casi anche cospicui. L’Amministrazione valuterà quindi progetti di recupero, di valorizzazione e di gestione dei singoli immobili, attraverso un avviso pubblico. La selezione è rivolta ad associazioni, soggetti no profit, imprese e liberi professionisti impegnati in attività di carattere culturale, creativo e di promozione della città, in possesso dei requisiti di idoneità alla stipulazione di contratti con la pubblica amministrazione. Per quanto riguarda gli immobili di proprietà comunale, vista l’importanza degli interventi di recupero e le spese ingenti che questi interventi richiedono, il Comune prevede una durata contrattuale di sei anni, rinnovabili per ulteriori sei, e con la possibilità di scontare il costo documentato delle opere di riqualificazione dal canone di concessione, nonché di prolungare la durata della concessione fino a un massimo di trent’anni se necessario per completare lo scomputo delle spese di ripristino e valorizzazione sostenute. Per gli immobili di proprietà dell’Acer, è stato stipulato tra Comune e azienda casa un accordo con le condizioni per poter inserire nell’avviso pubblico anche quella parte di patrimonio immobiliare.

L’avviso pubblico sarà disponibile nei prossimi giorni nelle pagine dedicate di Iperbole. I progetti dovranno essere presentati entro le ore 12 di giovedì 28 febbraio 2019. Per partecipare è obbligatorio effettuare un sopralluogo in una delle date previste dall’avviso pubblico.

Le conclusioni del Laboratorio Spazi
Dal percorso dei Laboratori di Quartiere del 2017 è emerso in maniera forte il bisogno di spazi aperti ai cittadini con le caratteristiche dell’apertura, dell’accessibilità e in grado di facilitare l’incontro. La richiesta dei cittadini è di poter accedere a luoghi dove sperimentare la collaborazione anche sul piano delle forme di gestione: è la premessa sulla quale è nato il Laboratorio Spazi, condotto dalla Fondazione per l’Innovazione Urbana, per ridisegnare politiche e strumenti di affidamento e gestione di immobili di proprietà comunale o uso temporaneo. Il Laboratorio è stato attivato, in seguito a un avviso pubblico, a giugno di quest’anno. All’avviso pubblico hanno risposto in tutto 87 soggetti, di questi sono 51 le realtà e i singoli che hanno preso parte alle interviste e ai successivi incontri di confronto. Il Laboratorio Spazi si è concluso il 29 novembre con la presentazione del documento di sintesi che contiene un complesso di proposte innovative ora sottoposte alla Giunta e al Consiglio comunale per eventuali valutazioni e decisioni.

“Il Laboratorio ha confermato la necessità di una rinnovata politica degli spazi pubblici capace di valorizzare le molteplici forme di civismo e organizzazione autonoma dei cittadini – sostiene il presidente della Fondazione per l’Innovazione Urbana, Raffaele Laudani – che faccia del diritto allo spazio un tassello fondamentale di una cittadinanza urbana moderna e democratica. Per questo è necessario immaginare un processo di affidamento e di gestione degli immobili trasparente e coerente e la sperimentazione di procedure e modelli di gestione innovativi. Un vero e proprio patto di città per l’uso civico degli spazi pubblici. E’ questa la proposta che abbiamo avanzato alla Giunta e al Consiglio comunale Per questo motivo abbiamo pensato di trasformare il Laboratorio in uno spazio di confronto permanente tra le diverse realtà che operano sul territorio e l’amministrazione per rendere effettivo e sempre più efficace il diritto allo spazio”.

Beni comuni e Libere Forme Associative, i regolamenti saranno aggiornati
Accanto al percorso partecipativo legato al tema degli spazi, il Comune aggiornerà anche i propri regolamenti che riguardano la collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani e i rapporti con le Libere Forme Associative (Lfa). Nel corso delle sedute dedicate alla sessione di bilancio, nella settimana del 17 dicembre prossimo, il Sindaco e la Giunta, su iniziativa dell’assessore con delega al terzo settore, Marco Lombardo,  proporranno al Consiglio comunale un ordine del giorno per l’individuazione degli ambiti verso i quali indirizzare prioritariamente il sostegno alle Lfa. In particolare, gli ambiti sono: cultura ed educazione alla cittadinanza; accessibilità e disabilità; partecipazione dei cittadini, cura e rigenerazione dei beni comuni; diritti, legalità e contrasto a ogni forma di discriminazione; servizi di cura alle persone e welfare di comunità. Il valore complessivo delle risorse finanziarie da destinare a iniziative e progetti per le Lfa nel 2019 è di 150.000 euro.
Nell’ordine del giorno si affronta dunque anche il tema dei regolamenti e si sottolinea l’opportunità di aggiornare l’attuale quadro normativo comunale di riferimento in tema di sussidiarietà per individuare nuove modalità di azione e relazione più coerenti con le nuove previsioni normative nazionali, gli strumenti innovativi già adottati dall’Amministrazione, il ruolo affidato ai Quartieri dalla riforma del decentramento e la consapevolezza di una domanda di partecipazione dei cittadini crescente e in continua evoluzione. Nell’ordine del giorno che sarà proposto al Consiglio comunale si esplicitano infine le indicazioni per la modifica della normativa comunale sul terzo settore. Tra queste, la valorizzazione della coprogettazione; la promozione dell’aggregazione di singole associazioni per la condivisione di spazi; l’importanza dell’attività di rendicontazione, nella quale si inseriscono il bilancio sociale e di missione e la valutazione dell’impatto territoriale; l’aggiornamento degli strumenti rivolti all’associazionismo e al terzo settore nei percorsi di affidamento e gestione degli spazi comunali.