Pressing dell’Unione dell’Appennino sulla Regione: candidi il centro Enea sul Brasimone per il progetto di ricerca europeo

La giunta dell’Unione dei comuni dell’Appennino bolognese ha approvato lunedì scorso un ordine del giorno in cui sollecita la Regione Emilia-Romagna a candidare il centro Enea sul lago Brasimone per il progetto di ricerca europeo “Divertor Tokamak Test Facility”.

Da diversi mesi infatti il Governo italiano sta lavorando per avviare in Italia la ricerca legata alla fusione nucleare, ossia la tecnologia che permette di riprodurre in maniera controllata l’energia del sole e delle stelle, quindi una forma di energia pulita e inesauribile.

Il tema non è nuovo, visto che per prima il sindaco cittadino metropolitano Virginio Merola candidò il centro Enea, che sorge sul lago Brasimone nel comune di Camugnano, a partecipare alla gara per l’assegnazione dei fondi di ricerca europei. In un convegno tenuto questa estate giunsero i pareri favorevoli di parlamentari, consiglieri regionali di Emilia-Romagna e Toscana, sindaci del territorio, tecnici e ricercatori.

Dalle parole occorre però passare ai fatti, perché per candidarsi a ospitare un centro di ricerca innovativo occorre che la Regione, che ha già approvato una delibera di indirizzo favorevole su questo progetto,  presenti formalmente la candidatura e garantisca un investimento minimo di 25 milioni di euro in sette anni, rispetto ai circa 500 milioni di euro con cui è valutato il progetto complessivamente. Le condizioni ci sono tutte: le rive del Brasimone ospitano già un grande centro di ricerca internazionale a 10 minuti dall’autostrada A1 e a cavallo di due Regioni (Emilia-Romagna e Toscana) e due città metropolitane (Bologna e Firenze). Oltre tutto si tratta di un territorio che ha già sperimentato felicemente  il legame energia-ambiente con le centrali idroelettriche dei laghi di Suviana, Brasimone e Santa Maria.

Ma ci sono anche i concorrenti che non staranno a guardare e preoccupano i sindaci dell’Appennino.

“La situazione socio economica dell’Appennino è difficile” spiega il presidente dell’Unione Romano Franchi “i numeri demografici lo dimostrano e noi sindaci da soli non possiamo fermare questa emorragia di giovani che emigrano in grandi città o addirittura all’estero perché non ci sono sbocchi lavorativi. Questa è una occasione per rilanciarci davvero, perché parliamo di una ricerca che mette insieme l’innovazione nel campo delle energie sostenibili con la salvaguardia dell’ambiente”.

Sulla stessa onda anche il sindaco di Camugnano Alfredo Del Moro che ribadisce che “La Regione deve fare la sua parte: oltre a mantenere il tessuto industriale presente, perché al centro Enea lavorano un centinaio di tecnici, questi investimenti potrebbero rilanciare l’indotto di quello che è già oggi un centro all’avanguardia che opera nel settore della componentistica legata alla produzione di energia nucleare”.

Maurizio Fabbri, sindaco di Castiglione dei Pepoli (che dal Brasimone dista pochi chilometri)  conferma: “È arrivato il momento decisivo: per l’appennino, e non solo, si tratta di un treno che difficilmente ripasserà. Governo e Regioni da tempo si dicono al lavoro per investire in territorio periferici messi al margine dall’attuale sistema socio-economico. Ora possono confermarlo con i fatti. Siamo sicuri che la Regione e il presidente Bonaccini, già dimostratisi ampiamente sensibili all’argomento, faranno la loro parte, per dare un vero sviluppo solido e sostenibile ai nostri territori”.