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Autobrennero, dal Consiglio provinciale reggiano ok a possibile vendita

Il Consiglio provinciale, sotto la presidenza di Gianluca Chierici, ha approvato ieri mattina con 16 voti a favore (Pd e Italia dei valori) e 10 contrari (Pdl, Lega, Udc e Rifondazione comunista) la possibile vendita delle azioni Autobrennero (38.378, pari al 2,5%) detenute dalla Provincia di Reggio Emilia, sulla base di un aggiornamento della valutazione del titolo. “Aggiornamento necessario – ha spiegato la presidente Sonia Masini – in quanto la precedente valutazione era datata perché effettuata a inizio crisi economica quando, oltretutto, ancora non era chiaro se la concessione, che scade nel 2014, sarebbe stata riconfermata automaticamente o se, come poi il Governo ha deciso, si sarebbe andati a gara”.

“Questa società non ha perso valore più di tanto perché non aveva investito in azioni che si sono poi volatilizzate, ma in infrastrutture importanti per i territori, compreso quello di Reggio Emilia – ha proseguito – La decisione della Provincia di rimanere in Autobrennero si è dunque rivelata saggia, abbiamo incassato buoni dividendi e in questi ultimi anni la nostra partecipazione ci ha tra l’altro permesso di ottenere oltre 6 milioni di investimenti per le varianti di Fabbrico, Bagnolo e Novellara e 32 milioni per l’attraversamento della Cispadana in particolare nei comuni di Reggiolo e Rolo. Ora chiediamo al Consiglio di prevedere l’alienazione, totale o parziale, della nostra quota per coprire gli investimenti a bilancio: nel caso, si venderà certamente attraverso un bando, perché ci sono diversi contatti, ma accordi precisi con nessuno”.

Ad aprire il dibattito è stato Giuseppe Pagliani del Pdl, che si è detto “soddisfatto perché sono stati confermati i miei dubbi sul reale impegno della Provincia a vendere queste azioni”. “Questo balletto del vendo-non vendo ormai è una barzelletta, si dovevano prendere contatti con i soci di riferimento della società e con gli enti che potrebbero essere interessati”, ha aggiunto annunciando il proprio voto contrario “per mancata credibilità di una Provincia che gestisce le proprie partecipate in maniera tragica”.

Fabrizio Allegretti del Pd ha invece parlato di una “partecipazione positiva, che in passato ha permesso alla Provincia di ricoprire anche un ruolo importante, un po’ decaduto quando cambiata la legge che ha ridotto il numero dei consiglieri”. “Abbiamo ottenuto opere importanti, ma poi la decisione di Camera di commercio e Comune capoluogo di uscire hanno visto diminuire il peso di Reggio Emilia: ora è giusto vendere, ma certamente non svendere questo patrimonio”.

Per Mario Poli dell’Udc “questo tormentone della vendita va prima o poi risolto”. “Queste azioni sono state iscritte a bilancio nel 2008 e nel 2009 a 680 e 670 euro – ha aggiunto – Non entro nel merito della valutazione, ma commercialmente non mi pare comunque una mossa opportuna dire in delibera che si è disponibili a vendere a 600”.

Il voto favorevole del Pd è stato annunciato da Paolo Croci, che ha parlato di un “patrimonio gestito bene negli anni, a differenza di altri enti, e di valutazione corretta”.

“Non capisco tutta questa fretta, sembra quasi che si voglia svuotare il magazzino prima che arrivino i lanzichenecchi”, ha detto Alberto Ferrigno di Rifondazione comunista spiegando un “voto contrario che rappresenta anche un invito a riflettere sul pericolo di svendita del patrimonio pubblico, perché dopo devastazioni prodotte da questo Governo anche Monti ha capito che la tassazione non può più essere aumentata”.

Il voto contrario della Lega Nord è stato infine annunciato da Stefano Tombari.

Nella propria replica, la presidente Sonia Masini ha tenuto a sottolineare come “in passato si fosse già cercato di vendere, ma come sempre con la massima trasparenza e nel massimo interesse per la Provincia: se avessimo voluto vendere a tutti i costi avremmo potuto anche svendere, magari facendo fare un affare ad altri, ma noi siamo qui per fare gli interessi della Provincia di Reggio Emilia e la nostra quota è libera da vincoli. Svendere le proprie azioni non è un grande atto di coraggio né di buona amministrazione: la legge ci impone di fare bandi e, quando la valuteremo opportuno, emetteremo un nuovo bando. Non c’è alcun balletto, ma molta coerenza: vendere a un prezzo di mercato adeguato, emettere un bando per favorire la concorrenza tra le offerte, utilizzare gli introiti per coprire gli investimenti messi a bilancio e approvati dallo stesso Consiglio”.

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