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Carcere Bologna: Garante, rilanciare la sartoria

All’interno del carcere della Dozza (Bo), dal dicembre 2010 si è sviluppata un’attività di sartoria coordinata dalla coop. sociale “Siamo Qua”, dopo un percorso di formazione professionale per le detenute, promosso dalla direzione della Casa circondariale in collaborazione con il Cefal.

Avviato grazie all’utilizzo di borse-lavoro, il progetto “Gomito a gomito” occupa stabilmente tre donne detenute ed è in previsione l’assunzione di una quarta (al momento in borsa-lavoro). Abiti e borse, sporte e grembiuli, i prodotti sartoriali realizzati dalle donne detenute, sono di ottima qualità e vengono distribuiti attraverso banchetti organizzati dai volontari: il sabato mattina in via Ugo Bassi (angolo Nazario Sauro) e il lunedì sera dalle 17,30 alle21.00 al Mercato della Terra (via Azzo Gardino nel cortile della cineteca). Inoltre, nel periodo estivo, questi prodotti vengono messi in vendita all’interno di alcune fiere o feste parrocchiali.

Ma la sopravvivenza dell’esperienza è ancora a rischio. Può procedere, svilupparsi e rafforzarsi, offrendo concrete opportunità di lavoro, solo se se ne garantisce la sostenibilità economica, i cui costi non possono essere sostenuti solo dalla cooperativa sociale. Inevitabili le difficoltà alla partenza: il bilancio 2011 si è chiuso in rosso, mentre l’anno in corso sta avendo un andamento positivo, con un picco nei mesi di aprile e maggio, anche grazie al contributo dell’Associazioni panificatori di Bologna, che hanno organizzato una iniziativa a sostegno, nell’ambito dell’iniziativa “Tagliatelle in piazza”, in piazza del Nettuno. Nelle ultime settimane, invece, le entrate appaiono in flessione. Perciò Desi Bruno, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale per la Regione Emilia-Romagna, ritiene necessario rilanciare la diffusione di informazioni su questa vicenda, una comunicazione d’utilità sociale per la quale chiede la collaborazione di tutti gli organi di informazione.

Quella del lavoro è una strada da percorrere fino in fondo per favorire il reinserimento e la qualità della vita delle donne detenute; Desi Bruno rilancia un appello alle imprese di pelletteria e di abbigliamento, e ai magazzini all’ingrosso del settore: alla sartoria del carcere servono stoffe (anche campionature e scampoli), bottoni, passamaneria, pizzi, eccetera.

Secondo la Garante – intervenuta ieri a una seduta congiunta di due commissioni del Comune di Bologna – un ulteriore salto di qualità potrà venire dal concretizzare la disponibilità, annunciata del Comune, di un piccolo spazio per poter aprire un negozio visibile e in un luogo di passaggio dove vendere più agevolmente e per tutto il periodo dell’anno i prodotti della sartoria, nonché gli altri prodotti realizzati o che potranno essere realizzati all’interno del carcere della Dozza (per esempio il miele, frutto delle attività di apicoltura).

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