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La preparazione dei laureati dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia sconfigge anche la crisi occupazione dei giovani

Non sembra “battere” la crisi sui laureati dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, che anche in tempi di recessione e difficoltà per il Paese e per tanti loro coetanei italiani, conoscono in misura molto contenuta lo spettro della disoccupazione giovanile. Questo quanto emerge dalla consueta analisi AlmaLaurea che, nel marzo scorso, ha consegnato il “XIV Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati italiani” relativo ai 186mila laureati 2010, appartenenti ai 57 Atenei italiani aderenti al Consorzio Interuniversitario, intervistati nel corso del 2011, a un anno dal conseguimento del titolo. Più nello specifico i laureati intervistati sono stati: 113mila di primo livello, 54.300 specialistici/magistrali (biennali), quasi 16.000 a magistrali a ciclo unico e quasi 2.700 di corsi non riformati (Scienze della Formazione).

“L’indagine – avverte il Direttore AlmaLaurea prof. Andrea Cammelli – registra il disagio vissuto dai giovani italiani. Non solo, all’interno di un quadro complessivamente difficile, la crisi ha accentuato le differenze di genere e territoriali nelle perfomance occupazionali. La documentazione proposta indica inequivocabilmente che lo scenario economico nazionale ed internazionale non offre motivi di ottimismo. Occorre però evitare un atteggiamento attendista che non può che prolungare la crisi: il nostro futuro dipende da ciò che seminiamo oggi”.

L’OCCUPABILITA’ DEI LAUREATI UNIMORE VS ITALIA E EMILIA ROMAGNA

Nonostante uno scenario non certo favorevole, che ha visto complessivamente peggiorare le prospettive di lavoro per tanti giovani anche laureati, come conferma il numero complessivo degli occupati sceso a livello nazionale durante il 2011 dal 58,1% al 56,4% (- 1,5%), i laureati UNIMORE vedono invece migliorare il loro grado di assorbimento nel mercato del lavoro, tanto che fra il 2010 ed il 2011 si nota un miglioramento del + 1,7%, essendo salita – secondo la definizione Istat – la percentuale di occupati dal 67,8% al 69,5%.

Questo, dato assolutamente in controtendenza, è uno dei più brillanti in ambito nazionale, in quanto tra le università cosiddette generaliste di medio/grande dimensione e con un significativo numero di laureati (oltre tremila) riesce a fare meglio solo Verona, che vanta un 71,6% di occupati, mentre se si restringe il confronto a livello regionale è l’indice più performante: Ferrara ha il 61,6% di occupati; Parma il 61,0% e Bologna il 58,5%.

Solo uno studente UMINORE su dieci (10,7%), dopo un anno dalla laurea – nella accezione Istat – non è ancora riuscito a trovare lavoro: una percentuale di poco superiore (+ 0,3%) a quella dell’anno precedente, ma decisamente migliore della media nazionale, che evidenzia la presenza di più di due laureati su dieci (21,4%) cui gli è ancora precluso l’inserimento nel mondo del lavoro, ovvero 2,5% in più che nel 2010 e, sempre tra le università generaliste medio-grandi con più di tremila laureati, risultato secondo solo a quello del Politecnico di Torino (10,4%). Restringendo lo sguardo a quanto accade a livello di disoccupazione giovanile tra i laureati della Regione Emilia Romagna si nota che nessun Ateneo è in grado di fare meglio di UNIMORE: Parma ha il 15% di disoccupati; Ferrara il 16,3% e Bologna il 16,6%.

QUANTO GUADAGNA UN LAUREATO UNIMORE VS ITALIA E EMILIA ROMAGNA

Se può essere considerato più che soddisfacente il grado di occupabilità di un laureato UNIMORE, non può dirsi altrettanto per quanto riguarda il guadagno che, mediamente, nel 2011 tra tutti i laureati occupati si aggirava sui 1.110 euro mensili, un dato che comunque sconta ancora troppo marcate differenze di genere: 1.215 euro per i maschi e 1.041 euro per le femmine. Pur, tuttavia, rispetto a quanto accadeva l’anno prima c’è stato un progresso salariale di 20 euro mensili, se si pensa che nel 2010 un laureato UNIMORE nel primo anno di lavoro non andava oltre i 1.090 euro (1.185 per i maschi e 1.026 per le femmine).

Va, però, decisamente peggio per i colleghi italiani (- 117 euro/mese), poiché il loro salario nel 2011 non superava mediamente i 993 euro per di più segnato da un elevato differenziale tra maschi e femmine (223 euro/mese): 1.127 per i maschi e 904 per le femmine. A livello nazionale, escludendo le cosiddette università tematiche e le università con meno di tremila laureati (Bolzano, Aosta, Castellanza, Piemonte Orientale, Insubria e Teramo che non superano i 1.600 laureati) possono vantare di stare un po’ meglio solo i laureati del Politecnico di Torino (1.165 euro/mese), mentre in ambito emiliano-romagnolo la prospettiva è meno rosea per i colleghi laureati di Ferrara (1.045 euro/mese), Bologna (981 euro/mese) e Parma (974 euro/mese).

“Ci rendiamo perfettamente conto che la situazione generale del Paese non è delle migliori e che le prospettive occupazionali per i giovani italiani, anche laureati, – commenta il Rettore prof. Aldo Tomasi – non lasciano intravedere schiarite, almeno nell’immediato. Nonostante però il perdurare di uno scenario davvero non favorevole, i risultati che ci ha consegnato AlmaLaurea sono in controtendenza rispetto ai dati nazionali: cresce il numero dei laureati Unimore occupati e migliora anche la loro retribuzione. Comprendiamo bene di essere parte di un territorio molto dinamico ed evoluto, in grado di offrire un ampia gamma di opportunità ai suoi giovani laureati, ma non va assolutamente sottovalutata l’azione di revisione e continuo aggiornamento che l’Ateneo sta facendo per raccordare la sua proposta didattica alle esigenze espresse dal sistema socio-economico locale, in quanto ci sentiamo profondamente coinvolti nello sforzo di miglioramento e innovazione necessari a reggere la competitività richiesta alle nostre imprese all’estero. I dati forniti da AlmaLaurea parlano per noi e ci confermano circa la qualità della preparazione e delle conoscenze che sappiamo trasmettere ai nostri studenti”.

DATI GENERALI DI INDAGINE A LIVELLO UNIMORE

L’indagine ha coinvolto tutti i 3.482 laureati dell’anno solare 2010 (1.435 uomini e 2.047 donne) intervistati nel 2011 a distanza di un anno dal conseguimento del titolo. Più in particolare la verifica ha riguardato 1.983 laureati di primo livello (triennali), 246 laureati di corsi di laurea magistrale a ciclo unico, 1.130 laureati specialistici/magistrali (biennali) e 123 laureati di corsi non riformati (Scienze della Formazione). I tassi di risposta molto elevati (90,0%) sono stati: 89,7% per i laureati primo livello; 84,6% per i laureati di corsi magistrali a ciclo unico; 92,7% tra quelli delle specialistiche/magistrali (biennali) e 82,1% per il corso non riformato.

In generale l’età media dei laureati UNIMORE del 2010 era di 26,1 anni, ovvero quasi mezzo anno di meno rispetto alla media nazionale (26,6), confermando che i laureati dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia sono trai più regolari con una durata media di studi di 3,8 anni, decisamente più performante rispetto a quella nazionale (4,3 anni) e di tutti gli altri Atenei emiliano romagnoli: Bologna 4,1 anni; Ferrara 4,4 anni; Parma 4,1 anni.

TRA GLI OCCUPATI UNIMORE AUMENTA LEGGERMENTE IL LAVORO STABILE E SI VA DIFFONDENDO L’ASSUNZIONE CON CONTRATTI DI FORMAZIONE E/O APPRENDISTATO

Le incertezze della situazione economica hanno certamente concorso alla frammentazione del lavoro con il massiccio ricorso a tipologie contrattuali che anche per i laureati mantengono accentuata la precarietà nel lavoro per i giovani. Tuttavia, per i laureati UNIMORE tra il 2010 ed il 2011 si nota un pur lieve miglioramento del dato relativo a forme di lavoro stabile (autonomo o indeterminato), che tra gli intervistati del 2011 viene attestato al 31,1% (era il 30,8% nel 2010), ed anche un decremento del lavoro nero, ovvero di quanti sono costretti a lavorare senza contratto, scesi dal 5,9% nel 2010 al 5,3% del 2011. Tra quanti hanno trovato un lavoro non fisso si è andata diffondendo la pratica di contratti di inserimento di formazione e/o apprendistato: dall’11,8% del 2010 si è passati nel 2011 al 14,5%.

“Pur nel quadro negativo di uno scenario incerto – afferma il prof. Tommaso Minerva, Delegato alla Didattica – il nostro Ateneo ancora una volta evidenzia dati nettamente migliori rispetto al dato nazionale per quanto riguarda l’occupabilità dei laureati. Il dato di UNIMORE risulta migliore anche in ambito regionale nel confronto con gli altri tre Atenei dell’Emilia Romagna. Se il confronto nazionale avverte il riflesso dei rispettivi contesti economico-produttivi, il confronto regionale che si può considerare all’interno di un contesto sufficientemente omogeneo fa risaltare un Ateneo particolarmente attento al rapporto con le imprese, grazie al fatto che negli anni abbiamo saputo costruire con il mondo produttivo un sistema di collaborazioni efficace e proficuo che ha aumentato l’offerta complessiva di tirocini (oltre 2000 nel 2011) avvicinando così la realtà dello studio a quella del lavoro. Credo sia questa la chiave che ci ha consentito di incrementare l’occupabilità dei nostri laureati, in quanto escono con un grado di preparazione apprezzato dalle imprese e che ne facilita l’inserimento nel mercato del lavoro”.

PROSPETTIVE OCCUPAZIONALI LAUREATI UNIMORE DI PRIMO LIVELLO: meglio le donne degli uomini ma si devono accontentare sul piano retributivo

Il tasso di occupazione Istat dei 1.983 laureati UNIMORE di primo livello è del 58,7%, con una significativa maggiore quota di occupati tra le donne, delle quali lavora il 62,7%. Tra i maschi, invece, lavora solo il 53,1% anche per il fatto che un numero più alto di uomini prosegue gli studi con la iscrizione ad una laurea specialistica: 54,8% tra gli uomini e 42,4% tra le donne. Il tempo che si trascorre dall’inizio della ricerca al reperimento del primo impiego è per questi giovani di 2,7 mesi e guadagnano in media 1.040 euro, che salgono a 1.147 per gli uomini e scendono a 976 per le donne. Il 32,5% ha un lavoro stabile ed è molto diffuso il part-time (34,4%), ovvero 30,6% per gli uomini e 36,6% per le donne, cui fanno ricorso tanti studenti che continuano con la laurea magistrale (13,7%). Per quasi 3 studenti su 4, cioè il 73,1% la laurea è molto/abbastanza efficace.

PROSPETTIVE LAUREATI MAGISTRALI UNIMORE DEL CICLO UNICO: rapido inserimento per loro nel mondo del lavoro e facile guadagno

Il tasso di occupazione Istat dei 246 laureati UNIMORE di corsi di laurea magistrali a ciclo unico è dell’87,0%, un valore che sostanzialmente si replica per uomini (86,1%) e donne (87,5%). Rapido il loro inserimento nel mondo del lavoro: l’attesa tra l’inizio della ricerca ed il primo contratto è di appena 1,8 mesi. Soddisfacente anche il guadagno che sfiora i milletrecento euro (1.292), con guadagni che vanno dai 1.244 euro mensili per le donne ai 1.376 per gli uomini. Il 38,4% ha un lavoro stabile, mentre un 18,4% ha un contrato di formazione lavoro, ovvero un 15,6% tra gli uomini e un 20,0% tra le donne. Per ben il 97,6% la laurea è molto/abbastanza efficace nel lavoro svolto.

PROSPETTIVE LAUREATI UNIMORE LAUREE MAGISTRALI (BIENNALI): attesa del lavoro più lunga ma le soddisfazioni non mancano

Il tasso di occupazione Istat dei 1.130 laureati magistrali/specialisti (biennali) UNIMORE è dell’81,7%, con una significativa maggiore quota di occupati tra gli uomini, dei quali lavora l’84,7%. Tra le donne, invece, lavora il 79,2%. Un po’ più ostico per questi laureati il reperimento del primo lavoro, in quanto dall’inizio della ricerca devono mediamente attendere 3,1 mesi per sottoscrivere il primo contratto, con differenze accentuate tra maschi (2,5 mesi) e femmine (3,6 mesi). Tanta attesa è comunque ripagata da un salario medio mensile di 1.172 euro, che salgono a 1.268 nel caso di laureati uomini e si fermano a 1.086 se laureati donne. Il 27,9%, ovvero poco più di uno su quattro, ha un lavoro stabile e ben il 19,5% viene assunto inizialmente con contrati di formazione lavoro. Per l’81,6% di loro la laurea è molto/abbastanza efficace nel lavoro che svolgono.

“L’analisi disaggregata dei dati – afferma il prof. Tommaso Minerva, delegato del Rettore per la Didattica – conferma sostanzialmente la elevata occupabilità dei laureati UNIMORE, indifferentemente dal tipo di percorso di studi scelto. Ma quello che è più sorprendente è che in un tempo di quasi recessione, come è stato il 2011 per il nostro Paese, la percentuale di nostri laureati occupati aumenta e aumenta anche la loro retribuzione. Non parliamo ovviamente di grandi cifre, che possano ripagare pienamente gli studenti dell’impegno e dello sforzo profusi per concludere positivamente gli studi, ma se raffrontate allo scenario generale sono comunque significative e decisamente singolari, se non uniche, rispetto ad un quadro fosco, contrassegnato dalle crescenti difficoltà incontrate dai laureati italiani nel trovare spazio nel mondo del lavoro. L’università di Modena e Reggio Emilia non solo ha retto all’urto della crisi, ma è riuscita ad invertire un trend ovunque caratterizzato da negatività. Guardando a questi dati possiamo certamente affermare che siamo riusciti a realizzare quell’Ateneo <a misura di studente> che è negli obiettivi del Rettore e dei docenti UNIMORE”.

IL CONFRONTO TRA FACOLTA’ UNIMORE

• Tasso di occupazione, un dato che naturalmente sconta il fatto che un buon numero di laureati proseguono gli studi: la migliore performance per quanto riguarda l’avviamento al lavoro è quella dei laureati di Farmacia e di Scienze della Formazione (88,7%), seguiti da quelli di Medicina e Chirurgia (84,4%) e di Scienze della Comunicazione e dell’Economia (74,2%). Maglia nera – per così dire – Bioscienze e Biotecnologie (52,2%). Per contro il tasso di disoccupazione (anche in questo caso depurato di quanti proseguono gli studi) più elevato affligge i laureati di Agraria, il 23,1% dei quali dopo un anno dal conseguimento della laurea è ancora a spasso. Praticamente sconosciuta, sempre a un anno dal conseguimento del titolo, la disoccupazione tra i laureati di Ingegneria Reggio Emilia (appena il 3,3% è senza lavoro) e tra quelli di Scienze della Formazione (4,1%). Buone prospettive anche per i laureati Farmacia, nel caso dei quali la mancanza di lavoro riguarda il 6,5% e per i laureati di Ingegneria Modena col 6,9%.

• Ingresso nel mondo del lavoro: quelli che più rapidamente trovano lavoro sono i laureati di Ingegneria Modena che devono attendere appena 1,9 mesi dall’inizio della ricerca alla sottoscrizione del primo contratto, seguiti dai colleghi di Farmacia (2,1 mesi) e di Scienze della Formazione (2,3 mesi). L’attesa più lunga per la chiamata al lavoro è per i laureati di Agraria (5,1 mesi) e di Giurisprudenza (4,4 mesi).

• Stabilità nel lavoro: la maggiore stabilità nel lavoro è raggiunta dai laureati di Scienze della Comunicazione e dell’Economia Formazione (44,5%), seguiti dai colleghi di Giurisprudenza (43,1%), di Medicina e Chirurgia (42,7%) e di Scienze della Formazione (41,9%). Non hanno, invece, motivo di sorridere i laureati di Agraria che vedono dischiusa la porta di un contratto a tempo indeterminato ad appena il 5,9% di loro e così pure i laureati di Bioscienze e Biotecnologie che possono contare su un contratto a tempo indeterminato solo nel 13,5% dei casi o di Lettere e Filosofia con il 18,4%.

• Guadagno mensile: i meglio retribuiti sono i laureati in Medicina e Chirurgia che percepiscono 1.323 euro al mese, seguiti da quelli di Ingegneria Reggio Emilia con 1.193 euro/mese e dai laureati di Scienze della Formazione con 1.175 euro/mese. Sopra ai 1.100 euro mese anche i laureati di Scienze della Comunicazione e dell’Economia (1.158) e di Farmacia (1.129). I più insoddisfatti sono certamente – e non senza motivo – i laureati in Bioscienze e Biotecnologie che devono accontentarsi di 841 euro mensili e di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali che si fermano a 893 euro/mese.

Disaggregando ulteriormente i dati tra i generi, le differenze diventano profonde poiché si passa dagli appena 782 euro/mese che arrivano in tasca ad una giovane laureata di Bioscienze e Biotecnologie fino ad arrivare ai 1.579 euro/mese di un laureato maschio in Scienze della Formazione o ai 1.466 euro/mese di un laureato uomo in Medicina e Chirurgia e ai 1.463 di un laureato uomo di Scienze della Comunicazione e dell’Economia.

“Lo spaccato che ci offre puntualmente ogni anno AlmaLaurea è molto variegato ed anche esauriente – commenta il Rettore prof. Aldo Tomasi – in quanto il livello di analisi è spinto in profondità. Questo ci consente di trarre dai risultati importanti riflessioni per migliorare la qualità della nostra didattica e facilitare la occupabilità dei nostri laureati. In questi anni abbiamo compiuto importanti sforzi per caratterizzare sempre meglio l’offerta formativa, diffondendo a livello di tutti i percorsi di laurea la pratica dei tirocini, uno strumento molto efficace per quando questi giovani dovranno affacciarsi sul mercato del lavoro, e le iniziative di orientamento tanto all’ingresso che all’uscita dei nostri iscritti. Pensiamo, osservando questi dati, di essere riusciti nell’intento, soprattutto se consideriamo che siamo stati capaci col sostegno del territorio di invertire tendenze nazionali decisamente sfavorevoli, incrementando da un lato l’occupabilità e dall’altro il livello stipendiale dei nostri laureati”.

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