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Cgil, Cisl, Uil e i lavoratori contro la privatizzazione della Croce Rossa Italiana

La Croce Rossa Italiana, fin dal 1864 anno della sua fondazione, è presente su tutto il territorio nazionale, operando nelle emergenze quotidiane, nell’assistenza ai bisognosi ed anche nelle maxi-emergenze, a partire dal terremoto di Ischia agli inizi del 1900.

E’ presente in tutti gli eventi catastrofici naturali e/o originati dall’uomo del nostro Paese, in applicazione del motto “Primi ad arrivare, ultimi a ripartire”.

Anche in questi giorni, fin dalla prima scossa del 20 maggio scorso che ha ferito così profondamente l’Emilia, gli operatori e volontari della CRI sono in prima linea per dare assistenza alle persone che vivono nelle zone colpite dal sisma.

La Croce Rossa svolge dunque compiti istituzionali di grande rilevanza e delicatezza che il recente provvedimento che ne configura la privatizzazione metterebbe fortemente in discussione.

Privatizzare la CRI significa privatizzare e non offrire garanzia di continuità a tutti i servizi assistenziali e socio sanitari pubblici che l’Ente pubblico ha sinora assicurato alla collettività.

Inoltre l’impianto normativo, così come è stato predisposto, non offre prospettive e soluzioni che garantiscano sia la tenuta e la qualità dell’attuale livello dei servizi sia l’occupazione che interessa oltre 4000 lavoratori, che vedono a rischio il proprio posto di lavoro.

Per questa ragione, i lavoratori della Croce Rossa Italiana dell’Emilia-Romagna hanno deciso di sensibilizzare la stampa e i politici locali affinché l’ente e le sue importanti funzioni non vengano privatizzati e non si perdano professionalità e posti di lavoro soprattutto durante la profonda crisi economica che sta attraversando.

I lavoratori della CRI dell’Emilia-Romagna non faranno sit in di protesta, ma continueranno a svolgere il proprio lavoro per la collettività ed in particolare nelle zone terremotate, convinti che la missione del loro operato sia la dimostrazione più grande di quanto sia fondamentale mantenere il valore pubblico di questa professione.

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