Nella sala operativa del comando della Polizia municipale di Modena è stata allestita una nuova postazione di controllo e gestione integrata per la videosorveglianza. Dotata di sei video gestibili in funzioni multitask e fornita dei supporti tecnologici hardware e software necessari, la postazione permetterà di monitorare le telecamere del sistema di videosorveglianza esterno alla sede della Municipale, quelle al condominio R-Nord e quelle installate al Posto integrato di Polizia alla stazione delle autocorriere.

Lo ha detto l’assessore alla Qualità e sicurezza della città del Comune di Modena Antonino Marino rispondendo ieri in Consiglio comunale alle interrogazioni, trasformate in interpellanze, sul Patto per Modena sicura dei consiglieri Vittorio Ballestrazzi (Modenacinquestelle.it) e Michele Andreana (Pd).

Ballestrazzi, in particolare, ha chiesto quali sono gli effetti per la sicurezza della città e se il Patto porterà a un maggior coordinamento delle forze di Polizia, se le procedure per i permessi di soggiorno passeranno al Comune e se l’Amministrazione intende investire in un piano di videosorveglianza all’avanguardia. Andreana, nella sua interrogazione, si è invece concentrato maggiormente sull’ultimo tema, chiedendo quante telecamere pubbliche sono installate in città, che spesa hanno comportato, se e quanto il Governo ha contribuito e se è in programma uno sviluppo ulteriore del sistema.

L’assessore Marino ha spiegato che il piano di lavoro sulla videosorveglianza prevede, oltre all’integrazione dei sistemi esistenti, una serie di interventi che verranno realizzati nell’arco di qualche mese. Alcuni sono stati assegnati con bando di gara il 22 maggio e sono in fase di collaudo. Con la stessa gara è stata affidata per sei mesi anche la manutenzione hardware e software del sistema di videosorveglianza. Altri interventi riguardano l’acquisto di cinque microcamere con sistema Umts per la trasmissione dati, la sperimentazione di software di analisi della scena in collaborazione con l’Università di Modena e l’installazione di telecamere alle scuole Marconi. “Su alcuni di questi interventi, il cui costo totale è di 190 mila euro, il Comune usufruisce di contributi regionali ottenuti tramite bando”, ha spiegato l’assessore Marino.

Le telecamere pubbliche attualmente installate in città sono 98, di cui parte in rete e parte di prossima installazione. “Il sistema di videosorveglianza, inaugurato nel luglio 2003, è stato realizzato con un iniziale investimento comunale e regionale di un milione 136 mila euro e l’implementazione fino ad oggi è avvenuta con risorse quasi esclusivamente comunali”, ha affermato Marino. L’assessore ha spiegato che nel 2008 il ministero dell’Interno rifiutò di finanziare un progetto, che avrebbe comportato una spesa di 172 mila euro, perché non considerato prioritario in relazione al grado di incidenza criminale della realtà modenese.

“Il Patto firmato lo scorso aprile istituisce una cabina di regia come snodo per la programmazione e la valutazione operativa delle attività previste, compresa quella di controllo del territorio”, ha proseguito Marino. “Sarà la stessa cabina di regia a fare, con cadenza annuale, una relazione sulle azioni realizzate da sottoporre al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e al Consiglio comunale”. L’assessore ha inoltre spiegato che quando gli episodi coinvolgono le competenze del sindaco è previsto il raccordo tra la Municipale e le altre forze di Polizia, “fermo restando il ruolo di coordinamento delle forze dell’ordine da parte del Questore”. Sul rilascio dei permessi di soggiorno, Marino ha ricordato che “è in discussione al Senato un disegno di legge per il passaggio ai Comuni dell’iter amministrativo. Modena comunque offre già un supporto per il disbrigo di tali pratiche: due operatori comunali sono occupati uno in Questura e uno in Prefettura”.

Sul tema è intervenuto Maurizio Dori, Pd, che ha parlato, in particolare, del poliziotto di quartiere. “Il modo in cui vengono trattate le forze dell’ordine, con personale inadeguato, é una vergogna per chi oggi continua a parlare di sicurezza a Modena”. Sergio Celloni, Mpa, ha ricordato al consigliere del Pd l’iniziale posizione contraria dell’ex assessore Stefano Bonaccini sul poliziotto di quartiere: “Lo definì come una figura limitativa della libertà dei cittadini e diceva che la delinquenza a Modena non esisteva”.

Nella replica, Ballestrazzi ha invitato tutti i colleghi a leggere il Patto per Modena sicura: “Questo documento è una bibbia, è fatto benissimo. Se venisse applicato per almeno il 20% avremmo risolto i problemi di sicurezza della città. Ogni sei mesi presenterò un’interrogazione per conoscerne lo stato di applicazione”. Michele Andreana ha infine ribadito che “il Governo non ha contribuito minimamente allo sviluppo della sicurezza in città perché Modena è ritenuta un’area non prioritaria. In attesa del federalismo – ha concluso – ci stiamo sobbarcando tutti i costi”.



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