Sinudyne: l’azienda chiude. Accordo per mobilità lavoratori

Dopo un lunghissimo periodo di declino, si è formalizzata oggi la fine dell’attività della società Sinudyne di Ozzano dell’Emilia e la collocazione in mobilità dei 67 lavoratori oggi in organico.


Presso gli uffici dell’assessorato al Lavoro della Provincia di Bologna, con la mediazione dell’assessore Paolo Rebaudengo, è stato firmato dai rappresentanti sindacali aziendali, assistiti dalla Fiom Cgil di Bologna, e dal liquidatore della Sinudyne una intesa sindacale che prevede “misure idonee ad attenuare le conseguenze sul piano sociale dell’attuazione della
mobilità”. In particolare, l’azienda in liquidazione erogherà una indennità di sostegno al reddito per i lavoratori, mentre il Servizio Politiche
Attive del Lavoro della Provincia si è impegnato a progettare e organizzare percorsi di riqualificazione professionale finalizzati alla ricollocazione al lavoro ed a svolgere attività di supporto alla ricerca di nuova
occupazione.

L’azienda di Ozzano, produttrice di televisori dal marchio omonimo, aveva iniziato la vertenza il 27 giugno 2005 con una procedura di licenziamento
collettivo per 85 dipendenti addetti alla produzione. Nelle notte tra il 7 e l’8 di novembre, presso l’assessorato al Lavoro della Provincia di Bologna, era stato sottoscritto un accordo sindacale che sanciva la fine dell’attività di produzione, ormai fuori mercato, per concentrarsi sulla commercializzazione di televisori prodotti in altri paesi. Su base volontaria, i lavoratori addetti alla produzione vennero collocati
in mobilità o in Cassa Integrazione straordinaria per crisi per 12 mesi. Anche questa prospettiva si è poi rivelata infruttuosa, secondo quanto
dichiarato dall’azienda, poiché l’equilibrio economico avrebbe richiesto volumi di vendita molto superiori a quelli realizzati. Attualmente sono rimasti 39 i lavoratori in Cassa Integrazione, che ne usufruiranno fino al 10 novembre, data entro la quale saranno collocati in
mobilità anche gli altri 28 dipendenti addetti prevalentemente al settore commerciale.

L’assessore provinciale alle Attività Produttive, Pamela Meier, da parte sua ha dichiarato: “La lunga vicenda della Sinudyne è un esempio delle
difficoltà che si possono incontrare quando si ha a che fare con proprietà finanziarie piuttosto che industriali. L’impossibilità di avere come
interlocutori soggetti con reali rappresentatività e poteri, derivante dalla mancata identificazione della reale proprietà, costituita da un intricato sistema finanziario di “scatole cinesi”, ha prodotto l’impossibilità di operare in termini concreti sui processi di trasformazione che erano invece possibili. La distanza tra proprietà e
territorio ha portato alla perdita definitiva di un marchio storico, sulla cui fine si pongono ora seri interrogativi: come amministrazione ci
tuteleremo da futuri eventuali colpi di mano da parte della proprietà, vigilando in sede di procedura di liquidazione affinché l’eventuale vendita di tale marchio vada a coprire le esigenze dei lavoratori, e non altro”.